Rapporti di ricerca sulla vita sessuale delle formiche australiane e sugli ultimi avvistamenti di corridori onirici

giovedì 22 aprile 2010

Riflessione su "Le regole dell'arte"

L'altra sera mi trovavo con alcune amiche a un reading di racconti di giovani scrittori in un caffè letterario romano. C'era una giuria che avrebbe votato ogni racconto. Anche il pubblico aveva diritto al voto, per alzata di mano.
Il primo lettore non era poi tanto giovane e il suo racconto non l'ho trovato poi tanto bello. Mentre cerco il suo nome nella lista dei partecipanti per mettere un bel 5 accanto al titolo del suo racconto, come promemoria per la votazione finale, un'amica mi avverte: "Guarda che non è in concorso. Quello è XY, noto scrittore, più volte candidato al premio Strega". Ups!
Un'altra ragazza, che non aveva sentito, mi chiede: "Perché non è nella lista?"
Io: "Perché è già famoso."
Lei (del tutto estranea al campo) insiste: "Ma quindi non lo votiamo?"
No. Già consacrato. Il 5 lo tengo per me. Ascolto gli altri racconti. Tutti ben scritti e di buon livello. Alcuni sicuramente più interessanti e piacevoli del racconto dello scrittore consacrato XY. Ma eravamo nel pieno di un piccolo gioco di creazione del valore. Perché, come scrive il sociologo francese Boudieau, il valore non è intrinseco all'opera d'arte, ma è conferito dai partecipanti al campo culturale: lettori, editori, traduttori, editor ecc.
Cito un brano di Pierre Bourdieu, tratto da "Le regole dell'arte", pag. 304.
"Il produttore del valore dell'opera d'arte non è l'artista ma il campo di produzione in quanto universo di credenza che produce il valore dell'opera d'arte come feticcio producendo la credenza nel potere creatore dell'artista. Dato che l'opera d'arte esiste in quanto oggetto simbolico dotato di valore solo se è conosciuta e riconosciuta, ovvero socialmente istituita come opera d'arte da spettatori dotati della disposizione e della competenza estetica necessaria per conoscerla e riconoscerla in quanto tale, la scienza delle opere ha per oggetto non soltanto la produzione materiale dell'opera ma anche la produzione del valore dell'opera o, il che è lo stesso, della credenza nel valore dell'opera. [...] La credenza collettiva nel gioco (illusio) e nel valore sacro delle sue poste in palio è a un tempo la condizione e il prodotto del funzionamento stesso del gioco."
Devo precisare che Bourdieu quando scrive "spettatori dotati della disposizione e della competenza estetica necessaria" non intende persone che per gusto innato si trovano imbevute di tale capacità di discernimento del bello e del brutto. Tale capitale culturale, sottoforma di "competenza estetica", se lo sono giocato e guadagnato nel campo culturale, non indipendente dagli altri due campi, quello "sociale" e quello "economico".
Apparentemente, questa rivoluzione nella critica letteraria e artistica, era stata già fatta dalla storia sociale. Ma Bourdieu va oltre, perché la storia sociale, pur indagando le condizioni sociali di produzione del signolo artista e interessandosi ai committenti e ai fruitori dell'opera, non pone "la questione del loro contributo alla creazione del valore dell'opera e del suo creatore" (Bourdieu; Le regole dell'arte, pag. 305).
Immagino l'abissale confusione di un mondo in cui, all'improvviso, scompaiano tutti i segni di riconoscimento del valore. Solo pagine anonime, senza editore e senza copertina, solo film senza titoli di coda (e con un totale reset della memoria degli spettatori sui volti degli attori), solo flussi sonori e concerti di band senza nome, di orchestre senza volto, l'autocombustione di tutti i crediti culturali. Insomma, avete capito: l'anarchia nel campo culturale. Secondo il caro Bourdieu è impossibile, perché immediatamente cominceremmo a conferire valore a queste opere senza nome, troveremmo dei segni di riconoscimento, e si riformerebbero i rapporti di potere nel campo culturale. Idem per tutti gli altri campi, se una "calamità" del genere dovesse accadere. Altrimenti, sarebbero solo una massa di opere senza valore (come accade con internet. Il valore, concordo con Bourdieu, non è interno all'opera, ma esiste solo se riconosciuto e legittimato da chi,a sua volta, è stato legittimato a conferire valore).
Eppure mi piace accarezzare questa visione di anarchia nel campo culturale (non meno di quanto mi piaccia immaginarla negli altri campi).
L'anarchia non è uno scenario possibile (a meno che non cambino radicalmente le regole di ogni campo... diciamo che è molto, molto improbabile, con una percentuale di probabilità simile a quella della costruzione di una macchina del tempo), nè un punto di arrivo. Per me è uno stato mentale, un punto di partenza. Tenere la mente sempre aperta, non dare nulla per scontato, osservare da tutti i lati un oggetto, anche da quelli all'apparenza inesistenti. Consapevolezza dell'habitus (ancora un concetto del caro Bourdieu), di tutte quelle regole incorporate e per questo percepite come naturali. Operazioni sull'habitus, con delicatezza chirurgica. Fa male, perchè non è prevista l'anestesia. Forse è l'unico modo per partecipare al gioco senza subirlo. Ma quali sono le regole del gioco di chi lavora sull'habitus, quale la posta in gioco di questo nuovo campo?

giovedì 15 aprile 2010

In tour

Al buio non parliamo delle stagioni è ancora in tour.
No, non è una band, anche se mi piacerebbe. E, comunque, sarebbe un nome troppo lungo per un gruppo. Ci sono i Godspeed You Black Emperor!, è vero... ma se avessi un gruppo non credo che farei post-rock.
ABNPDS ('mazza, è lungo pure come acronimo) è il mio primo libro.
E questo è il calendario delle prossime presentazioni.

16 Aprile 2010 a Torre Annunziata (Na)

Ore 19.30.
Caffè Letterario "Nuovevoci" in via Gambardella, 13 bis

Qui trovate una presentazione dell'evento e una recensione del libro


14 Maggio 2010 a MATERA

Ore 19.30
Libreria dell'Arco
in via Domenico Ridola, 37
Relatori: Giovanni Moliterni e Costantino Dilillo (scrittore)

21 Maggio 2010 a BOLOGNA

Ore 20.45
Associazione culturale "La Grotta 1570" in via dell'Arcoveggio, 77
Relatori: il presidente dell' Associazione Culturale "La grotta 1570" Stefano Gardini e la scrittrice Beatrice Masella
Accompagnamento musicale e letture di Gloria Fuzzi
A seguire rinfresco.

mercoledì 24 marzo 2010

Schegge di carta. Di romanzi e specchi

Oggi mi è arrivato un messaggio su Anobii: uno studente (di sociologia, presumo), per la sua tesina sul romanzo, mi chiedeva di rispondere a un breve questionario.
La prima domanda era: "Cosa c'è di meraviglioso nella lettura di un romanzo?"
Dopo aver succhiato, come zucchero sciolto sotto la lingua, tutti gli echi della parola "meraviglioso", che erano perlopiù strani mondi lontani, esotiche dolci violenze al senso del gusto e dell'ordinario, passeggiate sulle sabbie di vulcani inesistenti, in compagnia dei mostri (con cui, inspiegabilmente, avevo una sospetta familiarità), mi sono soffermata sulla pertinenza lessicale della domanda formulata dallo studente. Non un secco "bello", o un banale "fantastico" oppure - orrore! - un clinico "interessante". Ma "meraviglioso"... quella parola che in un lampo può far venire l'acquolina in bocca al nostalgico astinente lettore, che per lavoro o per analoghe sciocchezze sta sottraendo tempo prezioso all'esplorazione dei mondi dei suoi romanzi.
E dunque, cosa c'è di meraviglioso nella lettura di un romanzo?
C'è una speranza, quella stessa speranza che ci mantiene vivi. C'è il coraggio, pagina dopo pagina, di sfidare la morte, la brevità delle nostre vite. I romanzi ci permettono di vivere, sia pure di riflesso, innumerevoli altre vite, esperienze che per vari motivi non potremo mai fare. Poco importa se in questa casa degli specchi, dove ogni romanzo letto deforma o abbellisce la nostra immagine, gli unici illusi siamo noi che ci specchiamo, perché la morte non si lascia ingannare dai riflessi e alla fine ci prenderà lo stesso. Ogni lettore sogna, in segreto, di trovare il romanzo perfetto, quello che gli restituirà un riflesso talmente reale da ingannare la morte stessa.

venerdì 5 marzo 2010

Città di carne

Da bambina sognavo case fatte di corpi, strade di carne, mobili composti da braccia incrociate e tavoli con gambe umane. Pettinando le mie bambole fredde fantasticavo di camminare su tappeti di finissimi capelli intrecciati e di abbandonarmi in morbidi grembi-poltrone. Vedevo il mio corpo fra mille altri, a formare un immenso palazzo di carne, dove nessuno piange, nessuno è solo.

Nella città di carne i bambini si addormentano in stanze piene di occhi e quando hanno freddo non trovano il severo silenzio delle lenzuola, ma si riavvolgono in calde pance rumorose, posando il capo su morbidi glutei rosati. Quando vogliono guardar fuori non trovano l'ostilità del vetro, ma gambe che si aprono su schiene illuminate e braccia in fiore.

Nella città di carne non ci sono specchi. I corpi hanno la felicità immobile delle cose. Solo le ombre vivono, si affannano e sognano.

mercoledì 3 marzo 2010

Nuovi appuntamenti al buio

Segnalo due nuove inziative per la promozione del mio libro "Al buio non parliamo delle stagioni".
Finché non gli faccio un sito tutto suo, dovrò ospitarlo nel blog. Ma ci sto lavorando...

Pagine di donne

Un reading tutto al femminile di autrici Albus.

Mercoledì 10 marzo, ore 17.30
Salone delle suore trinitarie
via Giovanni de Matha, Somma Vesuviana (NA)

Introduce: Anna Maria Pone (presidente F.I.D.A.P.A.)
Interventi delle scrittrici: Marialuisa Amodio, Anna Bruno, Irene Caliendo, Emanuela Esposito, Elena Grande, Marta Pagliaro.

Presentazione di "Al buio non parliamo delle stagioni" a Rovigo.

Sabato 13 marzo, ore 18.30
Libreria "Spazio Libri"
Corso del Popolo, 219, Rovigo
Relatore: Giovanni Chiarini, giornalista del Corriere del Veneto.

Vi aspetto!

venerdì 29 gennaio 2010

Prima presentazione del libro

Presentazione in anteprima del libro Al buio non parliamo delle stagioni
Relatori: la dottoressa Francesca Toglia, e il poeta scrittore Marco Managò.

QuandoSabato 13 FEBBRAIO 2010 alle ore 19

Dove: Libreria "IL MATTONE" in via Bresadola 12/14 Roma. (Telefono 06.25210252)

Come arrivare:
in auto: potete arrivare dalla via Prenestina, per 4 km all'interno del raccordo Anulare o da Porta Maggiore, sempre prendendo la Prenestina
coi mezzi pubblici: tram 5, 14 o 19.
col deltaplano: guardando il cupolone, virate a sud-est, sfruttando le correnti ascensionali degli sfiatatoi della stazione Termini, e scendete sul primo terrazzo disponibile nei pressi del quartiere Centocelle.
col teletrasporto: impostate sulle coordinate 42?ZZTOP.,:..
A beneficio di chi viene con la mongolfiera o il deltaplano, metto una mappa:



Vi aspetto!

Marialuisa

giovedì 28 gennaio 2010

Al buio non parliamo delle stagioni

Cari lettori del blog, affezionati o capitati qui per caso, è con gioia che annuncio l'uscita del mio primo libro.

Al buio non parliamo delle stagioni
Scheda tecnica:



Titolo: Al buio non parliamo delle stagioni
Autore: Marialuisa Amodio
Prezzo: € 9,50
Pagine: 120
Isbn: 978-88-96099-25-4
Anno: 2010
Genere: Racconti
Collana: Narrando
Editore: Albus Edizioni

La foto di copertina è della bravissima Julia Franken (sito)

Dalla prefazione di Tullio Dobner (scrittore e traduttore ufficiale di Stephen King):

"Marialuisa tesse questa sua tela tra l’ammiccante e il commovente con un filo pulito di inchiostro noir che non conosce le sbavature ed è questo un aspetto che particolarmente mi rincuora. Una volta tanto nel leggere ho sentito emergere una personalità originale e, mi permetto, anche di grande interesse. Il fatto che, a differenza di tanti “nuovi” scrittori non abbia sentito la necessità di imitare chi l’ha preceduta è una qualità che merita una lode specifica.
Scrivere “con” il lettore e non “per” il lettore è indice di talento vero."


E, in esclusiva per i lettori del blog, alcuni stralci del libro:

da "Primavera - Crescere è normale"

Al ragazzo cominciarono a crescere le braccia e non si fermarono più.
Iniziò con una violenta febbre che rasentava il quarantadue.
A tutti i suoi compagni capitava di stare a casa una settimana e tornare a scuola più alti di dieci centimetri.
Una normale febbre della crescita.
Sandro restò a letto solo una notte e un giorno.
Quando si alzò, poteva toccarsi le ginocchia con le mani.

da "Estate - La vacanza"

E le braccia continuano a mescolare, mentre il resto del corpo, ormai senza testa, si liquefa in una cremina di grasso, sangue e sudore, scivolando denso lungo i bordi della pignatta. Anche le ossa rimaste scoperte, friabili come zucchero, entrano nell’impasto. Il ventre ondeggia e si ripiega sulle gambe, inglobandole e facendole implodere in una massa gelatinosa che precipita verso i piccoli piedi sformati dalle scarpe strette, finché tutto il tremolante, informe ammasso della fu parte inferiore del corpo della Rubini è risucchiato nella pentola...

da "Autunno - Polvere"

Viveva in quella casa una donna cieca che per conoscere le cose leccava la polvere. Una lunga malattia l’aveva resa paralitica e le aveva atrofizzato i sensi.
La sua lingua soltanto era viva. S’insinuava in una fessura fra i mobili, dove la polvere s’era nascosta da anni, e di ogni granello riconosceva la provenienza...
da "Inverno - Il campo"

Nella penombra ambrata dal sole, fra questi manichini sorridenti coi capelli rigidi per lo sporco, questi enormi orsi di pezza le cui repliche vive verranno a cercarmi fra qualche ora e l'odore di plastica bruciata, mi sento al sicuro.

Che tu nasca bambino o adulto non dimenticherai mai i primi tempi nel Nido e i grandi giocattoli buoni che ti hanno coccolato nel buio, quando fuori soffiava il vento e non sapevi ancora i nomi e le dimensioni delle cose.

È possibile leggere "Polvere" in versione ridotta sul sito di oblique e cliccando qui potete scaricare i racconti della serata 8x8 (fra cui il mio "polvere") in pdf.

.... tutta questa "gioia" deve avermi dato alla testa: quando mai ho pubblicato nel blog dei testi colorati?... mah!
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