Rapporti di ricerca sulla vita sessuale delle formiche australiane e sugli ultimi avvistamenti di corridori onirici
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martedì 15 febbraio 2011

Storie di venditori porta a porta - Il diavolo e la signora Dulcinea

Premessa: Quando questo blog era ancora su splinder, un post sul tema del desiderio era finito, chissà come, fra i primi risultati delle ricerche su google per la parola chiave "venditori porta a porta". Me ne sono accorta dai commenti piccati e talvolta offensivi dei venditori in visita: ormai ricevevo solo quelli. Prima di traslocare su blogger, avevo promesso di scrivere un articolo dedicato solo ai venditori. Eccolo qui. Forse seguiranno altri racconti della stessa "serie".

Il diavolo e la signora Dulcinea.

Si dice che il diavolo, stanco di comprare anime, indossò il suo completo migliore di seta saturnina e si improvvisò venditore. Improvvisare non è però il temine corretto, probabile che l'abbiano inserito qui i suoi denigratori. Non improvvisa nulla il diavolo, e poi vendere non è così diverso dal rovesciare un guanto. Come andò, riuscì a vendere almeno un tagliagole, un aspirasoldi, un crematore? No, fallì, ma solo per un difetto di forma, che non sia mai detto il diavolo non sappia mercanteggiare. È dei mercanti il maestro, lo sanno anche i ciottoli di Porta Portese, lo sussurrano le lanterne di Temple Street, lo mostra la sabbia che s'infila negli occhi a Kahn Al-Khalili, lo cantano a squarciagola gli ubriachi di Camden e gli archi del Gran Bazaar ne serbano l'arcano, perché c'è sempre chi è disposto a comprare un segreto di pulcinella. Già s'avvide il demonio che qualcosa non andava alla prima transazione, nel salotto di trine, umori scaduti e sogni appassiti per profumare gli ambienti della signora Dulcinea, che della sua intimità non più sentiva l'odore e non s'illudeva certo di risolvere il problema con un diffusore elettrico. Nè, tantomeno, con l'anima di Jean-Baptiste Grenouille. Si premurò il bel giovine di vello di vacca vestito, tutto nero come una cassa da morto o come il tisto dietro le recchie del nipote, di dirle che persino i personaggi d'inchiostro vanno all'inferno, che non vendeva lui animelle di seconda mano. La Dulcinea s'indispettì, che vecchia era, mica scema e lo mandò all'inferno, che di bellimbusti fetenti (ahimé, quanto avrebbe desiderato poterne invero sentirne l'odore) sbavosi dietro alla sua pensione, ne aveva piene le tasche. Al che tornò un attimo a casa il demonio, ma solo per prendere il libro. Lesse alla Dulcinea, che sul vecchio dondolo s'appisolava a tratti, tutta l'opera letteraria nota come "Il Profumo". E che devo dire, giovinotto, commentò alla fine, bravo mi sembra, è bravo, mica lo nego. Fece un ruttino per smaltire il ketoprofene preso col succo d'orzata che tanto l'infanzia le ricordava e lasciò ciondolare la testa, ripetendo "bravo, bravo", come faceva quando il concorrente indovinava il quiz. Ma che faccio, poi con l'anima sua? Nel diffusore la metto? E non riferirò cosa il diavolo rispose, poiché giammai intendo dovergli pagare il copyright. Basti sapere che la convinse. Le concesse anche un giro di prova. E non si contano le stelle che negli occhi della Dulcinea s'accero quando il Grenouille ridestò le sue narici addormite! E mo' come ti pago?, chiese alfine la vecchia. Che so' pensionata io e vengono i nipoti, non ci compro le caramelle? Non ci compro i kindèr e i pupazzetti del cinese, che prima era tuttomille, mo' s'è messo la targa nuova tutt'a un euro. E l'interruppe il venditore, arrecandole grande gioia perché non un centesimo della sua pensione chiedeva per l'anima del Grenouille. Non abbocca un falsario a una banconota tarocca. E il re dei falsari non si fa pagare con la moneta falsa che il mondo muove e ch'egli stesso, dall'inizio del tempo, ha messo in circolazione. L'anima della Dulcinea chiese, e la Dulcinea, senza un fiato, gliela rese.


giovedì 13 gennaio 2011

Blog Warming Party


Benvenuto nella nuova casa del Cronopio sul Comò. Appendi pure il cappotto e accomodati. Fai un giro nelle nuove stanze (libri, formiche e corridori) e lascia un commento sul libro degli ospiti. Fruga liberamente nei cassetti e, se vuoi tornare a farmi visita, salva il blog fra i preferiti, abbonati ai feed o iscriviti al club degli "avvistatori tenaci".
Su splinder avevo un monolocale e non potevo fare molte modifiche o personalizzare gli spazi. Ora ho un vero appartamento e sono libera di abbattere muri e appendere tutti i quadri che voglio.
Questo passaggio rispecchia quello che ho fatto l'anno scorso insieme a mio marito. Quando ci siamo trasferiti in un piccolo ma comodo bilocale, ci siamo chiesti come eravamo riusciti a sopportare la vita nello spazio asfittico di una monocamera di 24 mq per quasi cinque anni, con un'arcigna padrona di casa che non ci permetteva nemmeno di appendere un poster. Per la prima volta abbiamo dato una festa di benvenuto, perché per la prima volta ci sentivamo davvero a casa.
Dopo il trasloco di questo blog ho provato quasi le stesse sensazioni. È stato faticoso, ma ne è valsa la pena. Su splinder non permettono di esportare i blog, forse perché temono una fuga in massa. Alcuni volenterosi hanno sviluppato dei plugin che consentono di esportare un blog da splinder a wordpress. E da lì è possibile importare su blogger. Ma è necessario installare wordpress in locale. Ci ho provato. Non ha funzionato perché non riuscivo a scaricare il programma. Si interrompeva il download al 20% e, anche dopo una notte intera, non faceva progressi. E così, approfittando di una pausa lavorativa, ho copincollato tutti i post. Non sono tanti, ma è stato come usare il motorino per trasportare i pacchi uno a uno nella nuova casa. Dopo un po' ti vien voglia di mollare qualcosa per strada (una mezza dozzina di post, in effetti, l'ho buttata via).
L'idea di spezzare il blog l'ho presa in considerazione solo per un millesimo di secondo. Non volevo lasciarmi dietro il cadavere di un blog-archivio.


Tutta la vicenda mi ha fatto venire in mente gli scenari possibili di un futuro in cui, anziché i blog, siano le persone stesse a vivere online, dopo la morte fisica. Sull'argomento c'è già una discreta letteratura. Cito i primi che riesco a ricordare: l'anime "Ghost in the Shell", il racconto "Alice 2.0" di Sergio Cicconi, presente nel numero 61 di Robot, un episodio di Doctor Who (Silence in the library).
Ora, immagina che, anziché le imprese di pompe funebri, le prime a essere contattate dopo un decesso siano le piattaforme di hosting. Ci saranno quelle gratuite e quelle a pagamento.
Nella scelta della piattaforma su cui passare il resto dell'eternità bisogna porre molta attenzione a tanti aspetti: la stabilità e la capienza del server, la possibilità di avere una vita sociale, di viaggiare, di essere sempre raggiungibile da amici e parenti, di rendere gradevole e accogliente la nuova casa nel cyberpazio, di essere protetto da malware e spie. E di poter traslocare in un altro quartiere o città quando desideri. Nessuno vorrebbe essere cyberizzato in un ghetto. O in una cybernazione con le frontiere chiuse.

Per inaugurare la casetta nuova del blog ho scritto tre racconti freschi freschi sull'argomento.

#1 Storia di M. (un dramma)


M. nella cortavita faceva il saldatore. La sua seconda vita è cominciata su una Soul Hosting appena creata. Sua sorella, l'unica parente in cortavita, aveva un'impresa di virtualcoffee brasiliano, ma era andata in bancarotta quando fra i defunti era tornato di moda lo spleensleep (una miscela di sonniferi che consentiva di andare in modalità sleep finché nel proprio sito non succedeva qualcosa d'interessante). Inoltre, mantenere tre generazioni di zie, zii, nonni, bisnonni, nipoti sulle varie piattaforme aveva prosciugato i fondi di famiglia. Così, alla fine della cortavita, M. era finito su Freeworld. Ma la libertà era solo nel nome e nelle invasive pubblicità che andavano a intasare le caselle di spam delle persone in cortavita.
M., dopo aver sopportato due decadi di dittatura, ha tentato la fuga. Si è rivolto a dei programmi pirata che gli hanno fornito un plugin per navigare nel web aperto senza essere tracciato e approdare su un'altra piattaforma. Il sogno di M. è di ricongiungersi ai suoi parenti in Moonland. Ma la Soul Hosting ha una capacità di archiviazione ridotta e accetta nuovi arrivi solo dopo selezione in cortavita. M., dopo aver rischiato di perdere tutti i suoi ricordi, i pensieri e persino i programmi operativi nell'avventurosa traversata, è giunto in una delle più grandi Soul Hosting internazionali. Ma i cycop l'hanno beccato subito.
Ora M. è rinchiuso in una cartella di detenzione temporanea. Domani lo reimporteranno su Freeworld. La grossa Soul Hosting, di cui non faremo il nome per non essere censurati, è a conoscenza del destino dei fuggitivi su Freeworld. M. sarà cancellato. Firma ora la petizione per l'abbattimento delle barriere e per un libero Soul Hosting. Non portiamo anche in paradiso gli orrori della cortavita.


                                                                                                        


#2 La nonna vi odia, provinciali del botdick! (una commedia)


«Ma', avete pensato all'esportazione della nonna da Amicipersempre.it?»
«No, non abbiamo i soldi»
«Ma mi sta dando il tormento. Mi intasa la casella di posta e ieri mi ha mandato un virus che mi ha sputtanato il Game Center. Non ce la faccio più»
«Sopporta. Le passerà»
«Senti, rinuncio alla paghetta e giuro che mi manterrò da solo all'università lavorando al McDonald»
«Non se ne parla. Hai diritto a goderti la tua cortavita. Ci stanno vampirizzando. Ormai sembra che l'unica vita sia quella degli Hosting. È una questione di principio»
«Tua madre ha ragione. Nell'ultimo mese si sono suicidati altri tre dei miei colleghi. Se continua così andremo in fallimento e verremo licenziati tutti. Chi manterrà i server se vanno a fare tutti la bella vita sugli Hosting?»
«Dovrebbero fare una legge che vieti la trasmigrazione dei suicidi»
«Sì, e perché non sostieni anche la legge anti-aborto? Cavoli, non vi facevo così cattofetish»
«Che c'entra? Solo perché il Vaticano, una volta tanto, sostiene una legge giusta, non dovremmo rifiutarla a priori»
«Infatti. Io e tua madre ti abbiamo sempre insegnato a pensare con la tua testa e a valutare le idee indipendentemente da chi le professa»
«Vabbe', sì, grazie. Farò sempre tesoro delle vostre pillole di saggezza. Ma ora chi mi libera dalla nonna?»
«Aaah, che pazienza! E dove vuole andare di preciso?»
«Su Friendsforever.com. Dice che Amicipersempre.it è troppo provinciale»
«Ma se non sa nemmeno l'inglese!»
«Dice che se continua a vivere su Amicipersempre non lo imparerà mai»
«Comprale un corso di lingua e dille che può comunicare via simpletext in chat con tutti gli inglesi che vuole»
«Mamma, non hai capito. Vuole farsi un americano che ha conosciuto in chat»
«Farsi in che senso?»
«Fare sesso, scopare! Cavoli, nonna ha ragione, siete proprio dei provinciali»
«Torniamo al punto di partenza: non abbiamo i soldi»
«Ed è una questione di principio»
«Vi prego, aiutatemi. Ha minacciato di distruggermi il computer»
«Va bene. Dobbiamo bloccarla»
«Non lo diresti se fosse tua madre!»
«Caro, mia madre era troppo intelligente per andarsi a infognare in una Hosting nazionale. Amicipersempre se l'è scelto lei e ci è pure costata cara»
«Sì, sì, bloccatela»
«E va bene. Ma solo per un paio d'anni. Finché non si sarà calmata. Dio, cosa penseranno i miei colleghi se blocco l'accesso a mia madre?»

                                                                                                        


#3 Ultimo messaggio (una storia d'amore)


Amore mio,
quando ti svegliarai, non mi troverai al tuo fianco. Sei morta da cinquant'anni ormai e se mi vedessi, forse non mi riconosceresti nemmeno. Sono grigio, flaccido, stanco. Tu sei sempre giovane e meravigliosa. Ti conosco più di quanto avrei potuto conoscerti se fossimo invecchiati insieme.
Ho trascorso ogni minuto degli ultimi cinquant'anni a traferire i tuoi ricordi, i tuoi pensieri, la tua bellissima anima in una Soul Hosting. Ora la tecnologia è migliorata ed è possibile trasferire anche chi è morto all'improvviso, senza poter fare un pre-downloading.
Ti ricordi, stavamo andando a trovare i tuoi genitori per annunciare il nostro matrimonio. Un camion ci è venuto addosso. L'asfalto era gelato. Il guidatore ubriaco. Ho caricato sette minuti fa il tuo ultimo ricordo. Ho il cancro.
Non m'importa di morire. Sei tu la mia vita.
Ora che ho finito, non so cosa fare. Mi avevano detto che un trasferimento manuale era impossibile, che nessuno l'aveva mai tentato perché avrebbe richiesto almeno cento anni di lavoro. Io ci sono riuscito in cinquant'anni. Ho dormito poco e, quando dormivo, sognavo te.
Ho appena ricevuto la lettera di rifiuto dell'ultimo Soul Hosting a cui avevo chiesto il pre-download. Dicono che dal test sono risultato ridondante. Tutti i miei ricordi coincidono con i tuoi. Quelli che avevo prima dell'incidente sono una percentuale troppo bassa. Nessuno accetta mirror-life. Non so come convincerli che non sono una copia. Sai, alcuni tentano di creare una seconda copia di se stessi nel timore di essere cancellati per sbaglio o per un bug di sistema. Le mirror-life sono giustamente vietate.
Ma un caso come il mio non si è mai manifestato prima e il sistema centrale non capisce l'amore.
Una piccola Hosting mi ha proposto un trasferimento parziale. Accetterebbero solo la mia vita fino al giorno del nostro incontro. Da allora i ricordi si fanno troppo simili ai tuoi, perché ho rivissuto troppe volte i nostri momenti insieme dal tuo punto di vista per conservare una prospettiva personale.
Potrei continuare a vivere in una Hosting e tu potresti cercarmi. Mi racconteresti delle nostre cortevite e potremmo ricominciare la nostra storia. Prima o poi, forse, riusciremmo a ottenere un ricongiungimento. Ma non voglio perderti, non voglio dimenticare chi sei. No, non cancellerò gli ultimi cinquant'anni.
Io e te ora siamo una cosa sola.
Ti  conosco, amore mio, e so cosa penserai. Sarai confusa, arrabbiata, mi odierai per averti amato con quello che ti sembrerà mostruoso egoismo.
Ma, quando avrai vissuto qualche anno nelle Hosting, capirai perché l'ho fatto. Perché ho scelto la vera morte.
Lì non è possibile amare.
Lascio a te la scelta. Ho installato un plugin criptato di eutanasia. Non preoccuparti, anche questo messaggio è criptato, ma fai attenzione: se te lo trovano, lo cancellano e dovrai restare nell'Hosting per sempre. Non è la vita che conosci. Avrai migliaia di amici, potrai scambiare pensieri, scaricare ricordi. All'inizio ti sembrerà fantastico. Ma scoprirai di essere sola e di non poter amare mai più. Non come ama chi è destinato a morire.
Tuo, per sempre
A.


sabato 25 dicembre 2010

L'angelo

Clara scopa solo i vecchi, i malati terminali e i poveri di spirito.
In quanto angelo non ha sesso, ma ama farlo con devozione assoluta.
Vive in una stanza angusta in via di Torpignattara.
Una delle sue amanti abita nello stesso condominio, al primo piano. Sta sempre sulla soglia di fronte a un piccolo televisore, come faceva da ragazza, quando viveva al paese e aveva già quattro figli. E' sorda, per questo mette la TV a tutto volume e, quando i vicini scendono per protestare, offre biscotti al miele e mostra le foto dei figli e le cartoline che le mandano a Natale.
Un altro amante è un vecchio pieno di rancore. E' l'incubo delle centraliniste del CUP e degli autisti dell'ATAC, perché passa le giornate sugli autobus – ha sempre qualche esame delle urine da consegnare, qualche analisi da ritirare – a insultare giovani donne e a sputare sui liceali, come se ognuno di loro, con malignità, fosse venuto al mondo solo per rubagli il posto e la vita.
L'altro amante è morto stamattina. Si è iniettato una dose letale di eroina, nella vasca da bagno. “Non sopporto più questo schifo, la gente è cattiva. Voglio averti tutta per me, per sempre scoparti, nel paradiso, dove c'è solo la tua bellezza.”
La polizia ha chiamato Clara, perché c'era il suo indirizzo sulla lettera del suicida.
“Perché mi hai lasciata?” sospira l'angelo. “Non lo sapevi, amore mio, che io sono qui, soltanto qui.”

giovedì 7 ottobre 2010

L'invasione degli ultracorti


Il libro narra la drammatica storia di Kodak, Helmut e Sonia, i cuccioli della cagnetta Laika tornati sulla Terra per vendicare la madre. Appena posano le zampe sull'odiato suolo i loro caschi spaziali esplodono e le schegge di vetro lunare si trasformano in uno sciame di pesci volanti a onde corte. Senza i caschi i tre perdono i loro poteri e si trasformano in innocui bastardini. Sonia diventa il cucciolo da compagnia di una eccentrica idol giapponese, mentre Kodak cade nel vortice della tossicodipendenza dopo una fulminea e brillante carriera nella squadra antidroga del Cinquantatreesimo Stato (una Repubblica Anarcosindacalista comparsa al confine dell'Arizona per l'impatto con una dimenisione parallela causato dall'atterraggio dell'astronave). Helmut, rimasto solo nella ricerca dei fratelli e dei mandanti dell'omicidio della madre, si unisce a una banda di senzatetto e incide con loro un disco classic-punk-metal, con influenza di r&b venusiano. Il disco ha un immediato e inspiegabile successo, dato che tutte le tracce sono raccapriccianti uggiolii ritmati da colpi a caso sui bidoni della spazzatura. Durante un'intervista con MTV Helmut incontra sua sorella Sonia, che a sua volta è diventata famosa per una apparizione in un film di mafia russo-cino-calabrese e ha scalzato la sua padrona dai ventagli degli otaku e dalle prime pagine di tutte le riviste di gossip. Grazie a una Visione Migratrice Part-time (elemento che sarà approfondito nel secondo volume della saga) i due cani spaziali scoprono che i pesci volanti a onde corte generati dall'esplosione dei loro caschi si sono infilati nelle narici di sessantasei teenager, trasformandoli in alieni pandimensionali dai poteri strafighi. A guidare l'esercito c'è nientepopodimeno che il fragile bastardino Kodak! Riusciranno i nostri eroi a ottenere vendetta e a sterminare l'umanità?

PESCE D'APRILE!!!! Ho preso in prestito una Visione Migratrice Part-Time che, oltre a centonovantanove poteri vegani (regalo un libro al primo che indovina la citazione), dà la facoltà di fare pesci d'aprile in qualsiasi giorno del calendario.

"L'invasione degli Ultracorti" è il nuovo, straordinario titolo delle Edizioni XII, in libreria dal 10 ottobre!
Sessantasei racconti brevi, brevissimi, da una riga a una pagina, di venti autori diversi racchiusi in un libro piccolo, adatto per letture veloci in qualsiasi situazione.
La minacciosa copertina (che ha ispirato il mio pesce d'aprile) è opera del brillante duo Diramazioni.
Gli autori sono: Valchiria Pagani, Roberto Bommarito, Marialuisa Amodio, Mirko Dadich, Angelo Frascella, Davide Cappadona, Simone Lega, Gloria Gerecht, Stefania Mosoni, Paolo Azzarello, Maurizio Bertino, Paolo Di Pierdomenico, Noemi Turino, Enzo Milano, Andrea Viscusi, Matteo Carriero, Simone Corà, Gabriele Lattanzio, Danilo Giovanelli, Kandido Burenson.
Il curatore è Raffaele Serafini, presente nella blogosfera col nome di gelostellato.

Il titolo è già disponibile in preordine scontato presso l'e-shop di Edizioni XII (a soli 6 euro!!!)

Per ulteriori informazioni si veda la scheda di Corti - Seconda stagione sul sito di Edizioni XII. Da qui si ha accesso alla scheda stampa.


lunedì 20 settembre 2010

In edicola... (a novembre)!

Questo grazioso Titty fetish appollaiato sulla spalla di un lavoro in pelle dal grugno klingoniano sarà l'immagine di copertina del numero 61 della rivista Robot, in uscita a novembre.
Ci sarà anche un mio racconto, "Vestiti usati a Treptow Markt", insieme al racconto vincitore del premio Robot 2010, "Hidden" di Luigi Rinaldi e a "Alice, davanti allo specchio" di Sergio Cicconi.

Viva la fantascienza!

Link alla notizia su fantascienza.com: qui

lunedì 7 giugno 2010

Il trasloco

Il trasloco.
"Fico! Come te lo sei procurato?" esclama Luca indicando il feto in barattolo poggiato s'una pila di libri.
"Credevo fosse tuo. L'ho trovato nello scatolone del pentolame" risponde Lisa, continuando a svuotare i pacchi.
"Come ci sarà finito?"
"Appunto. Se non è tuo, preferisco liberarmene."
"Starà da dio accanto alle action figure!"
"Non voglio quella roba in casa. Tanto più che non sappiamo come sia finita fra le nostre pentole. E poi è illegale tenere feti in... formalina, o qualunque cosa sia quella sbobba verde."
"Ma figurati! Se viene uno sbirro qui, prima ci arresta per l'hashish e per le tonnellate di roba piratata e poi, forse, per il feto. Ti prego, Lisa, lasciamelo tenere."
"Va bene, basta che lo nascondi quando viene qualcuno."
Una settimana dal trasloco.
"Smettila di tossire e fare quei versi, non riesco a dormire” fa Lisa con voce roca, dando una gomitata al ragazzo.
Che... che c'è? Non sono io.”
Accendi la luce.”
Ok... calmati.”
Viene dal barattolo. Guarda: si è mosso!”
Luca le carezza la guancia. Lei non distoglie lo sguardo dal feto.
Sarà la vecchia di sotto che russa.”
Ma erano sibili e gorgoglii, come una caffettiera con troppa acqua.”
Uguale a come russa mio padre!”
Luca la stringe a sé, allungando il braccio verso l'interruttore della luce.
Lasciala accesa, per favore. Solo stanotte.”

Un mese dal trasloco.
“Luca... tu non pensi mai... insomma, siamo sposati da un anno e non ne abbiamo ancora parlato e... lo so che prima ci dobbiamo sistemare, trovare un lavoro vero, ma non pensi mai ad avere un bambino?”
Luca fa girare fra le dita il filtrino a S che ha appena preparato, come un micro-bastone da majorette.
Ma abbiamo già il nostro fetino!”
Non scherzare su questo! Non scherzare!” strilla Lisa.
Scappa a chiudersi in cucina, sbattendo la porta.
Luca si fuma la canna.
Lisa torna per gli ultimi due tiri.
Ha gli occhi arrossati.
Comunque non siamo sicuri che sia il feto di un essere umano. A poche settimane si somigliano tutti... potrebbe essere un vitello, una tigre o... che ne so.”
Tre mesi dal trasloco.
“Dai, lasciami, starò via solo due mesi. Siamo già stati separati qualche settimana, no?”
Ma non eri così lontana. Melbourne è agli antipodi, lo sai?”
E tu lo sai che sei uno scemotto?”
Facciamolo solo un'altra volta.”
No, perderò l'aereo. Fa' il bravo e non distruggermi la casa. E niente festini con gli amici. E ricordati di nascondere il feto se viene qualcuno.”
Cinque mesi dal trasloco.
“Che puzza! Ma che hai combinato? Sembra un cimitero di topi morti.”
Lisa posa le chiavi sul tavolo, appende il soprabito e inizia a disfare la valigia.
Ti ho portato un regalo... ehi, che hai? Neanche un abbraccio, un bacio, e che cavolo!”
Lisa nota che il barattolo del feto è in pezzi accanto al letto.
L'hai rotto, meglio così. Dove l'hai buttato? Non è che l'hai lasciato a putrefarsi in giro?”
Il ragazzo, immobile, col volto contro il muro, emette un sibilo.
Non stai bene? Dai, togliti quel cappuccio, tanto non mi fai paura.”
Un altro sibilo.
Lisa si avvicina. “Sei il solito scemo.” Lo abbraccia. Le sue mani affondano nel torace molliccio e appiccicoso. Non riesce a staccarle, grida, mentre la figura lentamente si volta, emettendo fischi e gorgoglii, come una caffettiera con troppa acqua.

venerdì 5 marzo 2010

Città di carne

Da bambina sognavo case fatte di corpi, strade di carne, mobili composti da braccia incrociate e tavoli con gambe umane. Pettinando le mie bambole fredde fantasticavo di camminare su tappeti di finissimi capelli intrecciati e di abbandonarmi in morbidi grembi-poltrone. Vedevo il mio corpo fra mille altri, a formare un immenso palazzo di carne, dove nessuno piange, nessuno è solo.

Nella città di carne i bambini si addormentano in stanze piene di occhi e quando hanno freddo non trovano il severo silenzio delle lenzuola, ma si riavvolgono in calde pance rumorose, posando il capo su morbidi glutei rosati. Quando vogliono guardar fuori non trovano l'ostilità del vetro, ma gambe che si aprono su schiene illuminate e braccia in fiore.

Nella città di carne non ci sono specchi. I corpi hanno la felicità immobile delle cose. Solo le ombre vivono, si affannano e sognano.

giovedì 28 gennaio 2010

Al buio non parliamo delle stagioni

Cari lettori del blog, affezionati o capitati qui per caso, è con gioia che annuncio l'uscita del mio primo libro.

Al buio non parliamo delle stagioni
Scheda tecnica:



Titolo: Al buio non parliamo delle stagioni
Autore: Marialuisa Amodio
Prezzo: € 9,50
Pagine: 120
Isbn: 978-88-96099-25-4
Anno: 2010
Genere: Racconti
Collana: Narrando
Editore: Albus Edizioni

La foto di copertina è della bravissima Julia Franken (sito)

Dalla prefazione di Tullio Dobner (scrittore e traduttore ufficiale di Stephen King):

"Marialuisa tesse questa sua tela tra l’ammiccante e il commovente con un filo pulito di inchiostro noir che non conosce le sbavature ed è questo un aspetto che particolarmente mi rincuora. Una volta tanto nel leggere ho sentito emergere una personalità originale e, mi permetto, anche di grande interesse. Il fatto che, a differenza di tanti “nuovi” scrittori non abbia sentito la necessità di imitare chi l’ha preceduta è una qualità che merita una lode specifica.
Scrivere “con” il lettore e non “per” il lettore è indice di talento vero."


E, in esclusiva per i lettori del blog, alcuni stralci del libro:

da "Primavera - Crescere è normale"

Al ragazzo cominciarono a crescere le braccia e non si fermarono più.
Iniziò con una violenta febbre che rasentava il quarantadue.
A tutti i suoi compagni capitava di stare a casa una settimana e tornare a scuola più alti di dieci centimetri.
Una normale febbre della crescita.
Sandro restò a letto solo una notte e un giorno.
Quando si alzò, poteva toccarsi le ginocchia con le mani.

da "Estate - La vacanza"

E le braccia continuano a mescolare, mentre il resto del corpo, ormai senza testa, si liquefa in una cremina di grasso, sangue e sudore, scivolando denso lungo i bordi della pignatta. Anche le ossa rimaste scoperte, friabili come zucchero, entrano nell’impasto. Il ventre ondeggia e si ripiega sulle gambe, inglobandole e facendole implodere in una massa gelatinosa che precipita verso i piccoli piedi sformati dalle scarpe strette, finché tutto il tremolante, informe ammasso della fu parte inferiore del corpo della Rubini è risucchiato nella pentola...

da "Autunno - Polvere"

Viveva in quella casa una donna cieca che per conoscere le cose leccava la polvere. Una lunga malattia l’aveva resa paralitica e le aveva atrofizzato i sensi.
La sua lingua soltanto era viva. S’insinuava in una fessura fra i mobili, dove la polvere s’era nascosta da anni, e di ogni granello riconosceva la provenienza...
da "Inverno - Il campo"

Nella penombra ambrata dal sole, fra questi manichini sorridenti coi capelli rigidi per lo sporco, questi enormi orsi di pezza le cui repliche vive verranno a cercarmi fra qualche ora e l'odore di plastica bruciata, mi sento al sicuro.

Che tu nasca bambino o adulto non dimenticherai mai i primi tempi nel Nido e i grandi giocattoli buoni che ti hanno coccolato nel buio, quando fuori soffiava il vento e non sapevi ancora i nomi e le dimensioni delle cose.

È possibile leggere "Polvere" in versione ridotta sul sito di oblique e cliccando qui potete scaricare i racconti della serata 8x8 (fra cui il mio "polvere") in pdf.

.... tutta questa "gioia" deve avermi dato alla testa: quando mai ho pubblicato nel blog dei testi colorati?... mah!

sabato 23 gennaio 2010

10 buoni motivi per alzarsi il sabato mattina


1 Il cuscino sta prendendo fuoco a causa di una fusione nucleare fra gli atomi del tessuto sintetico di bassa qualità della federa e quelli del cuoio capelluto, mutato da una interferenza onirica ad alta frequenza.
2 Il gatto ti sta puntando una pistola alla testa perché vuole i croccantini. E non quelli al tacchintonno che gli hai comprato l'altra volta, perché è contrario ai cibi transgenici. La carne di tacchintonno potrebbe spiegare anche perché il tuo gatto sia in grado di puntarti una pistola alla testa.
3 I vicini del piano di sotto stanno montando i nuovi lampadari, usando l'ultimo kit di attrezzi di ikea ispirato a Guerre Stellari. Ma non hanno interpretato bene i disegni delle istruzioni (forse sarebbero più comprensibili istruzioni scritte in svedese), regolando male la spada laser che ha fatto venire giù il soffitto, te, il letto, il gatto e la pistola.
4 La sveglia digitale che tutte le mattine ti ricorda che devi morire (perché l'hai impostata così, sai di essere una persona distratta e non vuoi dimenticare le cose importanti) non ha funzionato. Senti l'impellente necessità di fare qualcosa che te lo ricordi.
5 Dividi il monolocale con un tizio che lavora di notte in ospedale come inserviente ed è il suo turno di andare a dormire. Questo non sarebbe un buon motivo, visto che potresti anche mandarlo a quel paese e dirgli di dormire sul tappeto, se il tuo coinquilino non fosse un vampiro assetato di sangue e piuttosto irritabile al ritorno dal lavoro.
6 Le cimici che hai comprato su ebay, credendo di acquistare un kit tecnologico incredibilmente avanzato per spiare i vicini, si sono rivelate insetti alieni incredibilmente avanzati e hanno appena trasportato il tuo materasso sul loro pianeta natale.
7 Le tartarughe guardiane dell'Ordine Mondiale delle Azioni Necessarie per la Salvaguardia del Pianeta hanno scoperto che era di vitale importanza che ti alzassi presto questo sabato mattina o l'universo sarebbe imploso.
8 Fuori c'è il sole e gli uccellini cantano. Il problema è che hai dimenticato di chiudere la finestra e abbassare l'avvolgibile e dovrai alzarti per rimediare.
9 Fuori ci sono tre soli e gli uccellini cadono a terra stecchiti. Sarà mica ora di raggiungere il rifugio anti-atomico in cantina?
10 Dopo il disastro atomico, gli scarafaggi hanno preso il potere e ti hanno ordinato di alzarti, anche se è sabato mattina, perché è il giorno della tua esecuzione come criminale di guerra e genocida.
Ricorda di far sparire tutte le prove (bottigliette di Baygon, trappole col veleno ecc.) prima di un disastro atomico.

Se ti sei alzato un sabato mattina, senza la giustificazione di uno di questi buoni motivi, hai compiuto un'azione non necessaria e riceverai una multa dalle tartarughe guardiane dell'Ordine Mondiale: da 100 a 1000 punti in meno di karma positivo.

domenica 10 gennaio 2010

Crescere

"Lascio la luce accesa?"
"No, mamma, il mostro non mi fa più paura."
"È perchè è entrato dentro di te, tesoro mio."

venerdì 8 gennaio 2010

L'ultimo uomo sulla terra

Luca P. aveva un talento innato per la procrastinazione. Si era manifestato molto precocemente, permettendogli di restare ben dieci mesi nel ventre materno. Aveva resistito anche ai tentavi di induzione al parto e l'avevano dovuto estrarre col cesareo. La fortuna l'aveva dotato di tanti altri talenti. Era intelligente e creativo e sarebbe potuto diventare uno scienziato geniale o uno stimato medico o uno scrittore da nobel. Ma il talento della procrastinazione rimandava a un eterno domani l'esercizio di ogni altra qualità e Luca dovette accontantersi di smistare la posta nella ditta dello zio materno. Le pile di lettere che si ammucchiavano sulla sua scrivania potevano ricordare certe installazioni di arte moderna delle gallerie alla moda, ma lo zio capiva di arte quanto di noccioline (non per colpa sua, era allergico) e lo licenziò, nonostante le proteste accorate della sorella.
Mentre Luca era febbrilmente occupato nel procrastinare la ricerca di un nuovo lavoro, si presentò la Morte.
Driiin
"Non posso aprire, sono occupato."
Driiiin driiiiiiiiiiiiiiiiin.
"Ho detto che ho da fare"
"Va bene, passo domani."
La Morte era una procrastinatrice quanto lo zio di Luca un amante di noccioline e arte contemporanea e il giorno successivo si presentò puntuale alla porta.
Driiiin.
"E daje!"
"Senti, sono la Morte. Anch'io sono molto occupata, si sta avvicinando l'Apocalisse e ho un sacco di vite da prendere. Facciamo così, domani ti uccidi da solo, così io non vengo più a disturbarti e mi porto anche avanti con il lavoro, va bene?"
"Domani? Affare fatto."
E l'Apocalisse cominciò. Trombe d'aria, gelate improvvise, tsunami, guerre, pestilenze e fame.
Ogni tanto la Morte telefonava a Luca.
"Hai fatto?"
"Se ti rispondo al telefono vuol dire che non ho ancora fatto, no?" rispondeva Luca seccato e riprendeva a pensare alle cose che avrebbe dovuto fare. Ormai la lista era più lunga dei numeri dell'elenco telefonico di New York (quello stampato prima dell'Apocalisse), quindi aveva davvero tanto da pensare.
Quando si disattivarono tutte le linee telefoniche, la Morte regalò a Luca un cercapersone alimentato a radiazioni, così non avrebbe più avuto la scusa che la linea non prendeva perché le bombe H avevano distrutto il vicino ripetitore.
Sulla terra rimasero in vita solo Luca, gli scarafaggi e qualche banda di mutanti insediatasi nel sottosuolo.
L'ultimo uomo sulla terra stava andando a caccia di bacarozzi per la cena sulla cresta di un profondo cratere creato da una bomba H, quando la Morte gli arrivò alle spalle e fece: "Buh!"
Era tutta allegra, la Morte, perché aveva finito il lavoro e si sentiva molto soddisfatta e a posto con la coscienza. Però c'era un dettaglio che la crucciava.
"Senti, Luca, ho fatto un lavoro così buono che rischio di restare disoccupata per l'eternità e l'eventualità mi ucciderebbe."
"Eh, lo vedo. Non potevi prenderti pure i bacarozzi e lasciare qualche pollo? A te che cambiava? Tanto sei vegetariana."
"Infatti, pensavo proprio di ripopolare un po' la terra. E per fortuna sei rimasto tu. Se ti mettessi con una di quelle donne mutanti del sottosuolo... hanno anche dei polli, sai? Polli con le zampe di maiale, ma pensa che buona la cotoletta che viene fuori... Insomma, dovresti fare dei figli, crescerli, allevare i maialpolli, piantare semi, ricostruire. Che ne dici di cominciare domani?"
"Sì, sì... domani." rispose Luca e, appena la Morte si voltò, fece un tuffo a palla, sfracellandosi nel fondo del cratere.

domenica 15 novembre 2009

Una fiaba

Il vestito.

C’era un paese dove le donne erano così intimamente legate al proprio vestito da divenire il vestito

stesso.

Crescendo erano sempre più il proprio vestito e alla morte non restava che quello.

La prima nata nel mese di maggio veniva sacrificata: non le si dava il vestito e restava nuda tutta la vita.

Queste donne vivevano nel silenzio, poiché di loro non sarebbe rimasta memoria.

Quando Ibis osò amarne una, gli parve di abbracciare l’aria. Lei cercò un nome per sentirsi chiamare e, in memoria del loro primo abbraccio, si diede il nome di Aria.

Quando le donne scoprirono il sacrilegio, uccisero Ibis.

Aria si recò di notte al campo dove l’avevano sepolto. Rubò delle forbici e scuoiò il cadavere dell’amante. Al mattino indossò la sua pelle e si recò al villaggio.
 

martedì 3 novembre 2009

Vamp 2009

Segnalo l'antologia "Vamp 2009". Raccoglie storie di vampiri. C'è anche un mio racconto: Natività.
Uh, come sono prolissa oggi. Io li ho già letti tutti (per un mese sono stati gratuitamente consultabili sul sito ePress) e credo che, registrandovi, possiate ancora leggerli online.


I racconti contenuti nel volume

  - Il ponte sul fiume di Alessia Canelli.
  - Tequila e Mosquitos di Maria Silvia Avanzato.
  - Fino all’ultimo vampiro di Gianfranco Staltari.
  - Fratelli di Antonino Alessandro.
  - La cura di Andrea Viscusi.
  - Il turno di notte di Carmine Cantile.
  - Mezzanotte di Maurizio Ferrero.
  - Variazione in tre atti di Martina De Martino.
  - Primo sangue di Carmelo Massimo Tidona.
  - La sento di Andrea Garagiola e Marta Carroli.
  - Sangue di Silvia Arioli.
  - Natività di Marialuisa Amodio.
  - 7 Cadaveri di Sebastian Carbogno.
  - Quella non vita di Gino Balloch.
  - In fondo al fiume di Daniele Picciuti.
  - Lacrime di Valter Giraudo.
  - Thomas di Giorgia Rebecca Gironi.
  - Ultima fermata ad Ocosingo di Demis Zampelli.
  - Il Cavaliere e la Morte di Giulia Arena.
  - Sephira di Federica Camana.
  - Non è una malattia, è una maledizione! di Alessandra Pizzi.
  - I vampiri non ti faranno mai del male, lo prometto di Manuela Zanesco.
  - La caccia di Eleonora Della Gatta.


Potete acquistarla qui.

giovedì 15 ottobre 2009

Visite a domicilio

Ho dormito da un'amica e sono venuti a farmi visita i suoi morti.

Non ho nulla contro chi si fa installare un Resurrection Deluxe, basta che si ricordi di spegnerlo quando ospita qualcuno, no?

mercoledì 14 ottobre 2009

L'aruspice


“Vedo un matrimonio con un ricco mercante e sette piccoli implumi a rallegrare il vostro nido.” disse il garuda, rovistando con le dita artigliate nelle viscere del bipede.

venerdì 9 ottobre 2009

Amore 2.0

Vi segnalo l'uscita dell'antologia "Amore 2.0. Amori liquidi e ipertecnologici", edita da 9muse.net.
C'è un mio racconto: "Amore, sono a casa".
Lo potete ordinare in libreria o sul sito : http://www.9muse.net/catalogo.shtml

Titolo: Amore 2.0 – amori liquidi e ipertecnologici.
Codice: ISBN 978-88-903365-6-0
Edizioni 9muse – Distribuzione nazionale: Del Porto s.p.a.

Autori: Albert Wayne-Alessandro Bastasi-Antonio Zoppetti-Carla Reschia-Grazia Cicciotti- Dario Rivarossa-Silvia Désirée Icardi (la Desy)-Elena Colombo-Francesca Panzacchi-Gianluca De Salve-Marialuisa Amodio-Massimo Junior D’Auria-Leo-Riccardo Scirè-Rita Porretto-Sara Ronco-Silvia Dal Lago
genere: racconti
formato: brossura
pagine: 114
prezzo: 12,90 euro



Ti ha lasciato in 160 caratteri?
Ti ha conquistata con le faccine? :-)
Se galeotto fu il telefonino, se la notte non dormi aspettando un suo messaggino, se di giorno guardi mille volte il display aspettando che si illumini, se gli mandi 200 sms al giorno, se sul suo telefonino hai beccato un messaggino sospetto, se controlli la posta compulsivamente nell’attesa della “sua” email, se ti ha incantata con la poesita sul suo blog che sembrava scritta proprio per te, così come sembrava alle altre ventidue… se l’hai conosciuto su internet e pensavi fosse amore e quando l’hai incontrato hai scoperto che era un calesse, se ti innamori delle parole…

martedì 22 aprile 2008

POLVERE

Viveva in quella casa una donna cieca che per conoscere le cose leccava la polvere. Una lunga malattia l’aveva resa paralitica e le aveva atrofizzato i sensi.
La sua lingua soltanto era viva. S’insinuava in una fessura fra i mobili, dove la polvere s’era nascosta da anni, e di ogni granello riconosceva la provenienza. Sentiva i frammenti della pelle di sua madre, che forse s’erano staccati dalle mani screpolate dalla dermatite, quando le grattava dopo aver lavato i piatti, e la lanugine di una gonna che aveva indossato quand’era bambina, e il polline che entrava in casa quando c’erano ancora i pioppi sulla strada, e i pilucchi delle lenzuola al cloroformio dell’ospedale vicino, grevi del sudore dei malati.
Leccava i vecchi mobili con gratitudine, poiché la sua lingua vedeva più lontano di quanto in passato avevano potuto vedere i suoi occhi.

[CONTINUA.... su "Al buio non parliamo delle stagioni" in uscita presso Albus Edizioni]

È possibile leggere una versione non integrale del racconto sul sito di oblique, qui.

giovedì 3 aprile 2008

Le navi di carta


- Stai dormendo?

Gli tocca delicatamente la spalla, lascia camminare indice e medio fino al collo e giù lungo la spina dorsale.

- Cosa c’è?

Chiede lui con voce roca, sospira, si volta pesantemente.

- Non riesco a dormire

- Dai, dormi.

- Pensavo… come sarà tutto fra dieci, vent’anni? E noi come saremo?

Le si avvicina, le passa un braccio sulla vita, strofina piano i piedi freddi di lei fra i suoi, finché sente che il respiro rallenta, il corpo di lei si adagia nel suo, scivolando nel sonno.

- Saremo più vecchi.



La ragione per cui il signor Fanti ha fatto esplodere l’ultima nave delle Spes Industries non può essere conosciuta se non analizzando la sua storia personale. Andrea Fanti non risulta essere iscritto a nessuna associazione politica, para-militare, terroristica.

La ragione per cui il signor Fanti è penetrato nella residenza privata del Presidente delle Spes Industries, disarmato e in evidente stato confusionale, può essere supposta a partire dalle dichiarazioni dei vicini e dei testimoni. Una delle guardie personali del Presidente l’ha freddato con un colpo alla nuca. Pare che Fanti stesse frugando nella cineteca personale del Presidente, quando la guardia l’ha freddato. Pare che Fanti fosse un padre di guerra, che sua figlia avesse diciassette anni quando ricevette la chiamata. Come sappiamo, tutti i padri di guerra sono orfani dei loro figli. Nessuno e tornato. Scusate, pare che nessuno dei figli sia tornato. Dicono che la moglie di Fanti fosse una Sognatrice. Abbiamo ragione di credere – grazie alla testimonianza di una cameriera personale del Presidente – che Fanti stesse guardando la registrazione video del decollo della nave Spes 11 quando la guardia personale del Presidente l’ha freddato con un colpo di pistola alla nuca. Secondo le statistiche i Sognatori sono i migliori clienti delle Spes Industries. Per ogni nave che decolla, il 70% dei passeggeri sono Sognatori. Nessuno è tornato. Il Presidente delle Spes Industries dichiara di possedere le registrazioni che l’addetto alle comunicazioni di ogni nave Spes in missione gli invia mensilmente. Si suppone che Andrea Fanti stesse cercando le registrazioni della nave Spes 11 nella residenza privata del Presidente. Non c’è ragione di credere che non le abbia trovate. Non c’è ragione di credere che le navi siano scomparse, si siano disintegrate, o siano alla deriva nello spazio. I vicini dicono che il signor Fanti fosse una persona mite e gentile, sempre disponibile, molto riservata e umile. Dicono che uscisse molto di rado da quando sua moglie si era imbarcata sulla Spes 11. Aspettava il ritorno della figlia, dicono, perché non trovasse la porta chiusa. Ma tutti sanno che i figli di guerra non tornano.



- Stai dormendo?

Lui si volta; stava per addormentarsi.

- No. Cosa c’è?

- Fra una settimana parto.

- Hai avuto il lasciapassare?

- No. Lo sai che sono bloccati.

Non dice altro. Andrea inizia ad intuire, accende la luce, la guarda in viso.

Anna sta piangendo in silenzio.

- Lo sai che è buffo? – dice lui acidamente.

- Cosa?

- Non possiamo prendere l’auto o il treno per passare il confine, ma possiamo andare liberamente nello spazio.

- Non lo trovo buffo – dice lei, strofinandosi gli occhi – E’ ingiusto, ma sensato.

Lei parla di quanto sia ragionevole il blocco ai confini, di quanto siano state coraggiose le Industrie Spes a investire nelle navi. Lui non ascolta più. Guarda le pareti ingiallite della stanza in cui hanno passato gli ultimi vent’anni, la sedia a dondolo dell’IKEA che adesso fa da attaccapanni, il cesto della biancheria che Luce aveva usato come casa delle bambole, i vecchi cd, i poster dei film che amavano a vent’anni e che non avevano tolto neanche quando avevano imbiancato le pareti.

- Resta con me.

Lei non risponde subito. Prima lo guarda con affetto, poi arriccia le labbra. Si è accorta che non l’ha ascoltata. Ma è un momento troppo grave per fingersi offesa.

- Non posso, cerca di capire. Lo sai che ti amo, ma non posso continuare a lasciarmi vivere così, ad invecchiare e aspettare di morire, mentre muore tutto. Muore tutto.

Ha sempre avuto questo vezzo di ripetere le frasi drammatiche, come se stesse recitando, come se avesse un pubblico invisibile.

- E se Luce torna? Cosa penserà se torna e non ti trova?

- Smettila, sei patetico. Lo sai che non torna.

Lui non risponde. Vorrebbe trovare argomenti per farla restare, ma si sente svuotato, come in sospensione, le orecchie ovattate. Sente che è il momento, che deve fermarla ora, o la perderà per sempre, che con lei perderà ogni cosa, ma non riesce a muoversi, a parlare, come in un incubo è paralizzato.

- Se queste navi fossero fatte per arrivare davvero da qualche parte lascerebbero salire solo i giovani e coloro che possono riprodursi. Poi renderebbero pubbliche le comunicazioni. Perché non sappiamo niente di quelli che sono partiti con le altre navi? – sente le parole che escono distanti dalla sua bocca, come se fosse un altro a pronunciarle. – Salire su quelle navi è un modo molto fantasioso e costoso di suicidarsi – questa l’aveva letta su una rivista.

- Smettila di ripete quelle stronzate che leggi sulle riviste – dice lei aspra. – Tengono le comunicazioni segrete proprio per depistare i conservatori xenofobi che scrivono su quei giornali e fomentano i gruppi terroristi.

- L’unico segreto qui è che non esiste nessuna comunicazione, non c’è nessuna registrazione nella maledetta residenza del maledetto presidente della Spes. Ci sono solo le sue casseforti piene dei soldi di quei pazzi che hanno comprato i suoi biglietti di sola andata.

- Queste sono le bugie che mettono in giro per screditarlo. La verità è che il Presidente è stato l’unico che ha avuto il coraggio di investire nello spazio, di trovare una speranza, un’altra strada, mentre tutti stanno ad azzuffarsi come iene su una carogna.

- Anna non hai più vent’anni! Vuoi smetterla di fare la bambina? Non ho detto niente quando sei entrata in quella specie di setta dei Sognatori, non ho mai criticato nessuna delle tue scelte. Ma davvero credi ancora a queste cose?

- E cosa vuol dire che non ho più vent’anni? – fa lei, glissando abilmente sui Sognatori e sulle sue fughe prima che fossero istituiti i blocchi.

- Vuoi dire che non dovrei mai sperare, mai immaginare, mai tentare altre strade, e stare ad aspettare senza far niente come te?

- Non alzare la voce, ti prego

- E perché? Perché i vicini non possano sentirci? Ti è sempre importato di più del parere di perfetti sconosciuti che dei miei sentimenti.

Ormai gridava a pieni polmoni, tanto perché neanche i perfetti sconosciuti del palazzo di fronte potessero dormire continuando placidamente a ignorare per il resto dei loro giorni che erano dei perfetti sconosciuti.

Lui la guarda sorridendo.

- Non sei cambiata, lo sai? Ti amo

Lei è sorpresa, non sa come reagire. Smette di urlare e sbotta in una risata nervosa.

Lui le prende il viso fra le mani e la bacia forte sulla fronte, la bacia teneramente sulle guance arrossate, la bacia sulla bocca dischiusa, come per la prima volta. E sa che si baceranno tutta la notte, come la prima volta, che faranno l’amore, e sa che non potrà fermarla, che lei morirà lontano nello spazio con gli altri Sognatori, e che non saranno mai due settantenni che si tengono per mano su una panchina, come aveva immaginato.

- Neanche tu sei cambiato. Siamo più vecchi.

mercoledì 21 novembre 2007

Pamelo. Le sventure della buona volontà. Capitolo 5.

Trovare una camera in appartamento a Roma era più complicato che farsi rapire dagli alieni (Pamelo ci aveva provato, ma le liste d’attesa erano lunghissime e i requisiti per l’ammissione più vaghi e misteriosi di quelli necessari per lavorare in televisione).
Certe persone erano disposte a uccidere per un monolocale di 10 mq con vista sulla tangenziale di via Prenestina. E se avessero ucciso davvero avrebbero sicuramente goduto di un alloggio più ampio e confortevole.
Per usufruire del privilegio di pagare 500 euro al mese per una cameretta grande quanto un frigorifero e condividere bagno e cucina con una mezza dozzina di persone, bisognava passare selezioni durissime.
La prima cominciava dagli annunci: doveva scartare quelli in cui accettavano solo ragazze, solo studenti, solo lavoratori, solo entrambi (Pamelo non apparteneva a nessuna di queste categorie, poiché era ancora disoccupato), solo ragazzi prestanti e coi capelli neri, solo infermiere, solo avvocati, solo agenti della CIA sotto copertura, solo membri della massoneria, solo avventisti del settimo giorno, solo cristiani ortodossi, solo ragazze pulite e ordinate, possibilmente single, solo alieni travestiti da agenti della CIA sotto copertura, solo matricole, solo liberi professionisti con reddito dimostrabile, solo donne con percentuale maschile inferiore al 10%, solo gattare de Roma, solo impiegati della pubblica amministrazione travestiti da agenti della CIA che si spacciano per alieni sotto copertura.
Trovato l’annuncio giusto, bisognava presentarsi ai colloqui di selezione, ovvero alla visita dell’appartamento. Pamelo a tal proposito trovava molto utili i consigli che di solito elargiscono su internet per presentarsi a un colloquio di lavoro. Vestirsi bene, controllare il nervosismo, fare attenzione alla comunicazione non verbale; mostrarsi sicuri di sé, ma umili; suggerire una forte volontà di ottenere il posto, ma fingere anche che non importi molto; sorridenti, ma seri; tranquilli, ma anche tesi; determinati, ma flessibili.
Pamelo si presentava alle visite con una grande agitazione e confusione (e non solo a causa dei consigli letti su internet). Lo sottoponevano ad interrogatori estenuanti e assurdi sui suoi orari, sulle preferenze alimentari e sessuali, e gli richiedevano dimostrazioni pratiche di pulizia della casa ed economia domestica. Così spesso si ritrovava a pulire e disinfettare interi appartamenti,  sotto lo sguardo vigile e arcigno dei presunti futuri coinquilini, e senza ricavarne nulla. Perché poi il posto lo davano a un amico, o a uno che si era portato dietro detersivi migliori.
Dopo tanto penare, vagabondare e ramazzare, Pamelo trovò una camera in un bilocale seminterrato, da condividere con un impiegato a progetto addetto al recupero dati per una grande azienda di prodotti farmaceutici (probabilmente il concetto di “impiegato a progetto” era il bug che ispirava a scrivere i contraddittori manuali di consigli per un colloquio di cui sopra).
Il suo coinquilino si chiamava Marcovaldo Asdrubale Rossi (suo padre doveva soffrire di un profondo senso di inferiorità per il troppo comune cognome). Era sempre sorridente, ma serio, coi capelli impomatati e il taglio preistorico, gli occhietti vispi e le guance più rosse di quelle di Heidi. Sembrava fosse nato sul set di un telefilm per famiglie negli anni ’50 in America, e fosse stato ibernato e riprogrammato per vivere nell’Italia del 2000 da un astronauta russo orbitante sulla terra che per anni aveva captato solo le trasmissioni di quiz e giochi a premi made in italy.
Pamelo aveva vissuto con gente ben più insolita, e in fondo neanche lui godeva di perfetta salute mentale. Era fiducioso che sarebbero andati d’accordo, lui e Asdrubale, che si sarebbe creato un buon rapporto da coinquilini, e che sarebbe andato tutto bene.
Tuttavia si sentiva solo, e aveva tanto bisogno di qualcosa di più di un corretto e rispettoso rapporto di condivisione di un bilocale seminterrato.
La città era immensa e distante, e si scopriva sperso, non ne vedeva i confini, non ne trovava il centro. E sembrava che i milioni di persone che l’abitavano fossero estranei come specie differenti, come un batterio di meteorite per una collaboratrice domestica, universi non comunicanti, infiniti e soli. Trascorse la prima settimana chiuso nella sua cameretta a guardare le gambe dei passanti dalla finestra. I modelli di scarpe erano meno fantasiosi d’inverno, ma questo l’avrebbe appurato solo dopo qualche mese. Aveva affrontato settimane di ricerche per un appartamento. Trovare un lavoro sembrava ancora più complicato. E gli mancavano terribilmente gli amici del paese. Persino quando aveva vissuto tra gli elfimeri non gli erano mancati tanto.

... continua la prossima settimana...

giovedì 15 novembre 2007

Il terrifico odore.

Stavo lavando i piatti in cucina, quando sento un terribile, nauseante odore provenire dal buco di scolo.
Detergo il lavello con del sapone sciogli-calcare, e ne getto una dose abbondante anche nello scolo. Ma l’odore non accenna a scemare. Naturale. Manco da una settimana e quell’incapace di mio marito mi ha fatto trovare una montagna di piatti e pentole da lavare, più un mare di briciole sotto il tavolo e cicche di sigaretta dappertutto.
Lui, però, non s’è fatto trovare.
E’ naturale che lo scolo sia invaso da residui di cibo, cenere e altri maleodoranti liquidi e gelatine.
Oh, è davvero inconcepibile che quell’insetto di mio marito non sappia stare in casa da solo. E per giunta mi ha lasciato un esercito di buste dell’immondizia tutte in fila per il corridoio.
Per consolarmi, dopo una mattinata di rottura di schiena per riassettare la casa, mi sono preparata una bella bistecca al sangue con contorno di patate fritte. Ma dopo un paio di morsi ho smesso, perché quell’odore schifoso che continua a venir su dallo scolo mi ha tolto l’appetito. Se non fosse domenica chiamerei l’idraulico.
Verso circa mezza bottiglia di sapone anti-batterico nel terrifico buco, chiudo la porta della cucina e mi trasferisco a mangiare in salotto. Ma dopo cinque minuti la puzza mi raggiunge inesorabile e desisto definitivamente dall’idea di ingurgitare altro cibo.
Ho spruzzato del deodorante limone e vaniglia per tutta la casa, soprattutto in cucina, e mi sono chiusa a chiave nella stanza più lontana, la camera da letto.
Stranamente il letto era rifatto, segno, o che mio marito non ci aveva dormito per niente, e, in questo caso, dove diamine aveva passato la notte?, o che gliel’aveva risistemato qualcun altro. O altra. (Giacché c’era, perché non aveva lavato anche i piatti quella stronza?)
Mi distendo sul letto e abbasso le tapparelle.
Fu in quella deliziosa e ipnotica penombra che mi venne a scovare, inarrestabile, l’Odore.
No, così non si può continuare. Ma che cazzo ha fatto quel mollusco, ci ha pisciato nel lavello?
Se resto qui stanotte l’odore mi ucciderà. Vado a dormire da un’amica.
“Hai visto mio marito, cara?”
“No. Proprio non l’ho visto in questi giorni. Perché, cosa è successo?”
“Oh, nulla di grave. Solo che il porco ha disertato il porcile”
“Ti faccio un tè caldo, vedrai che tornerà”
“Spero che non torni, se no gli cavo gli occhi e li faccio sciogliere col Mister Muscolo!”
Il giorno dopo ho chiamato l’idraulico e sono tornata a casa. Mentre aspettavo riflettevo sull’assoluta inusualità di quell’odore. Era inquietante, come di putrefazione. Che non si sia incastrato qualche grosso insetto nello scolo?
E mio marito poi? Dove sarà finito quel verme? Neanche un biglietto, un avviso. Niente.
Ah, finalmente! E’ arrivato l’idraulico. Io mi ci sarò abituata, ma la puzza deve aver raggiunto vette incredibili, dato che il pover’uomo, appena entrato, ha fatto un balzo all’indietro.
“Viene dallo scarico del lavandino” gli ho detto.
Ci ha lavorato quasi un’ora, per tirar fuori tutto dallo scarico e pulirlo e disinfettarlo per bene. Ha messo lo sporco in una ciotola.
“Vede, signora” mi ha detto “E’ da qui che veniva la puzza. Vede, s’era incastrato fra i residui di cibo e si stava decomponendo”.
Sì, infatti, fra mollica bagnata, foglie di lattuga, grani di prezzemolo raggrumato a uova e frammenti di salsiccia, c’era un pezzo di carne gelatinosa, rosata, non cotta, chiaramente in putrefazione.
L’idraulico ha gettato il contenuto della ciotola nella pattumiera ed è andato via.
Ah, che bello, via tutti, anche la puzza!
Mentre stavo per addormentarmi, però, ho ripensato a quel pezzo di carne molle e rosa, dall’aspetto familiare. Che strana forma aveva! Sembrava proprio un corpo umano.
  FINE



Questo lunedì ho saltato il capitolo di Pamelo. Ed è un pò che non scrivo più recensioni... conto di tornare a scrivere dalla settimana prossima con più regolarità. Intanto spero che questo raccontino horror vi sia piaciuto.
E ricordatevi di lavare i piatti e di non lasciare residui di cibo nel lavello!!!
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