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lunedì 13 dicembre 2010

Merry Comedy

Sarà l'atmosfera natalizia, sarà la mancanza di idee, ma oggi voglio condividere con voi le tre comedy che apprezzo di più e che spero siano sempre più amate e seguite.

Bored to Death è la storia di uno scrittore che si sente uomo d'azione, è annoiato, non riesce ad affrontare il secondo romanzo e la ragazza l'ha lasciato perché fuma troppa erba e beve troppo vino bianco. Tutto ciò lo porta a mettere un annuncio si craiglist e a improvvisarsi investigatore privato. Senza licenza. Lo affiancano l'amico fumettista, pazzoide e iper-emotivo e il brillante e piacevolmente egocentrico direttore di una rivista. Comicità raffinata e surreale, fra Wes Anderson e Woody Allen, tanto per dare delle coordinate da non prendere troppo alla lettera. Nella prima stagione i tre caratteri stentano a coordinarsi e le tre rispettive storie non sempre sono legate e appaiono frammentarie. Ma nella seconda stagione tutto si amalgama e fila liscio, regalando picchi di comicità e umanità che pochissime altre commedie riescono a raggiungere. Ecco quali...


Raising Hope Una famiglia della lower lower lower class americana e una bambina pucciosissima. È prodotto dalla stessa cricca di My Name is Earl. E se lì il cinismo era nella "media", qui ci sono andati giù pesante per contrastare, immagino, la pucciosità del tutto. Nella puntata natalizia, tanto per fare un esempio, il babbo cerca di ammazzare "passivamente" la suocera per non pagare le tasse sulla successione della casa, gratis fino a natale. Le lascia punzecchiare il fuoco finto nella TV, aspettando che prenda la scossa, non interviene quando si fa il caffè solubile col veleno per topi (la ferma solo quando lo offre alla moglie) e solo alla fine, quando la vecchia sta per strozzarsi con una polpetta, le dà un colpetto sulle spalle per fargliela sputare e fra i denti mormora: buon natale.
Ecco, per chi non ha mai visto la serie, questo dettaglio può essere un po' fuorviante, ma era solo per rassicurare gli scettici che non ci troviamo affatto di fronte alla solita comedy sulla famiglia, magari un po' particolare e disfunzionale, i buoni sentimenti e via dicendo. Perché sì, i sentimenti ci sono, ma si esprimono in modo quanto mai puro e realistico.

Community Io ho amato fin dalla prima puntata la comicità intelligente e l'originalità di questa serie. Ma so che alcuni hanno cominciato ad apprezzarla davvero solo a metà della prima stagione... quindi datele tempo e sarete ampiamente ricompensati. È un vulcano di idee, un crossover di generi, una esplosione di battute brillanti e giochi meta-linguistici inarrestabile. Forse è questo che le impedisce di avere il successo che merita. Un po' perché ci sono a volte troppe citazioni, un po' perché le battute sono fin troppo intelligenti e raffinate, quando non si alternano a una demenzialità surreale spiazzante, un po' perché... che ne so, certe volte le cose molto belle proprio non sono destinate a sfondare. È una serie camaleontica che riesce sempre a sorprendere perché non segue le imposizioni e i limiti del genere ed è di una profondità rara. In una delle puntate che più ho amato, in cui c'è una curiosa rivisitazione del "Giardino Segreto" e si parla anche di razzismo e differenze di genere, due personaggi così commentano la distruzione del loro piccolo eden segreto:
"La purezza che non può essere per tutti non è vera purezza.
Forse il paradiso è una bugia."

martedì 17 novembre 2009

Serial Revolution

Qualche settimana fa parlavo un tipo che si dava arie intellettuali. Dopo aver citato una banda di simpatici scrittori morti, il discorso è caduto sulle serie tv.
"Mah, io non la guardo quella roba" fa lui. "Al massimo mi concedo qualche puntata dei Cesaroni, con mia madre."
Sdanghete, mi sono cadute le braccine.
Come facevo a spiegargli la rivoluzione strutturale della sceneggiatura classica americana apportata da Lost? E le sottigliezze di Fringe? E la magnifica epica di Battlestar Galactica, e il post-moderno in True Blood? Ok, sto citando solo serie di genere fantastico, ma se volete posso mettere anche i dialoghi brillanti di Sex and the City, la commistione fra la struttura del thriller e il plot di una medical series di Doctor House, che mi sta parecchio sui nervi, ma la sua piccola innovazione l'ha fatta.
Come facevo a parlargli di serie mai approdate sugli schermi degli italiani (Spaced, deliziosa comedy inglese, ad esempio)?
Mi avesse almeno citato Boris. No, i Cesaroni. Tanto perché si dava arie intellettuali, se no chissà che "Occhi del cuore 2" mi sparava.
Il grosso problema è che le serie tv, un po' come la fantascienza e il fantasy, sono sinonimo di disimpegno, se non di spazzatura. Ma dell'arretratezza di questo paese e dell'annoso pregiudizio sulla fantascienza e il fantasy parlerò un'altra volta.
Sarà perché le serie tv italiane fanno piuttosto schifo (tranne qualche lodevole eccezione)? Sarà perché il 90% degli sceneggiatori italiani sa pigiare solo F4? Eppure certe serie interessanti arrivano anche qui.
Non ho la risposta, anzi, se qualcuno me la rivela mi fa un favore.
Però penso che, negli ultimi 10 anni, la maggior parte delle innovazioni nella settima arte siano venute dalle serie Tv più che dai film.
Ora, con tutto il bel materiale che ribolle in giro per il mondo e il brulicare di idee geniali che chissà quando e se arriveranno in Italia, vogliamo aspettare che un impiegato mediaset o rai ci selezioni quello che ha avuto uno share molto alto in america o che può piacere al suo stereotipo di italiano medio?
No, no, non voglio aspettare, anzi, domani butto il decoder dalla finestra. Ma non so l'inglese, come faccio?
Semplice, c'è una squadra di traduttori su ITASA che lavora per voi.
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