Le commedie raramente vincono gli oscar. L'umorismo, in tutte le sue forme, è sottovalutato. Mi capita la sera di cercare disperata fra i dvd una bella commedia per dare un po' di vita alla giornata e trovo solo drammoni, zompa e spara, splatterini di varia natura... E con i libri è ancora peggio. Non che non ce ne siano. Anzi. Ma il 90% dei film, dei libri e delle serie tv che dovrebbero strappare qualche risata, mi fanno solo innervosire. Troppo volgari. Troppo razzismo nascosto. Troppo stupidi.
Sarà capitato a tutti di restare ingrugniti a fissare uno schermo che provoca negli altri spettatori torrenti di risate, tempeste di pop corn sputacchiati e preoccupanti tremolii di sedili. E non perché non riusciate a capire le battute, anzi, vi sembra di capirle anche troppo bene. Allora siete alieni, vi manca il senso dell'umorismo? Be', forse... oppure semplicemente quel film non è nelle vostre corde. Ora, mi scuso se semplifico e dico qualche bestialità, ma credo che il dramma e la tragedia siano più viscerali, tocchino sentimenti più "universalmente" condivisi. In un certo senso, sono più "basse". La commedia, invece, è più "alta", per toccare davvero deve attraversare molteplici strati di complessità, è molto meno viscerale-naturale e più "culturale". Vabbe', il concetto andrebbe sistemato, l'ho buttato lì così... ma parliamo del Segreto del Morbillaio, che diamine!
Ho conosciuto Danilo Giovanelli con i tre brevissimi racconti inseriti nell'antologia delle Edizioni XII "Corti, seconda stagione. L'invasione degli ultracorti"
Mi erano piaciuti tanto... tanto che per una settimana ho sfrancicato le scatole a tutti declamando in fila i tre raccontini di Danilo (che formavano una storia unica). L'ho letto a mio marito appena tornato da lavoro, a una mia amica al telefono, a mia madre in diretta su skype... Alla fine ero davvero brava a interpretarli e li conoscevo a memoria. Non che fossero qualcosa di mostruosamente originale... mi facevano ridere e mi facevano sentire bene. E non è tanto? A quel punto avevo bisogno di nuova pappa. Avrà pure scritto qualcos'altro questo Giovanelli, mi dico... e così scopro il suo Segreto del Morbillaio, vincitore del premio iNarratori per il miglior romanzo fantastico.
Il Morbillaio del titolo è il soprannome di Saturnetto Venceslao, un poeta di leopardiana memoria, malaticcio, butterato e color polenta, che aveva elevato culturalmente il piccolo provincialissimo paesello in cui era nato a vissuto. In suo onore viene costruita una scuola dalle architetture surreali. A tener viva la memoria del sommo poeta c'è il gruppo dei fedelissimi Amici del Morbillaio, che accompagnano la declamazione dei versi con fantasiosi piatti di polenta (fra cui anche l'Aspic di Polenta e Polenta e Sushi... mmm!). Dei ragazzini trovano una poesia inedita di Saturnetto e sollevano il giocoso polverone di misteri e scoperte che vi terrà col fiato sospeso, tranne che per sghignazzare, fino alla fine del romanzo.
Ora, se vi piace un umorismo surreale e raffinato questo è il libro che fa per voi. Io l'ho trovato perfettamente nelle mie corde e ho passato un paio d'ore davvero piacevoli leggendolo. Alcuni capitoli mi hanno fatto venire quella che mia nonna chiama la strignarella (risate continue e incontrollabili, che provocano scoppi di risa peggiori proprio quando cerchi di soffocarle). L'interrogazione-quiz con le mani dei fratelli Acaso da infilzare con le matite, a mo' di campanello, ad esempio. O la riunione degli Amici del Morbillaio.
È una scrittura piana, gradevole, con toni ironici e surreali, ma priva di certi eccessi alla Benni. Un umorismo amabile, con sarcasmo delicato, in fondo bonario, tipo quello di Terry Pratchett. Faccio questi nomi per dare delle coordinate, perché credo che Danilo Giovanelli abbia una sua voce. Aspettando il suo prossimo romanzo (pleeeese) sono andata a fare un giro sul suo blog di vignette.
Se avessi un giornale gli affiderei subito uno spazio per le strisce. In un'altra vita, forse.
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martedì 12 aprile 2011
martedì 5 aprile 2011
News di Aprile
Ho tre brevi annunci da fare.
Questa settimana sono stata ospitata nel salotto virtuale, o meglio, nella misteriosa soffitta virtuale de La Tela Nera, un portale dedicato ai film, ai libri e ai racconti horror, thriller e fantastici. Il bravissimo Matteo Carriero mi ha intervistata e un insidiosissimo ragno mutante ha impiantato le sue uova nel mio sistema limbico. Per leggere l'intervista cliccate qui e per sapere cosa accadrà quando si schiuderanno le uova, continuate a seguire questo blog.
Per restare in tema, quest'anno mi trovate anche nelle uova di Pasqua! Ehm, mi è venuta in mente un'immagine piuttosto macabra. Correggo: trovate un mio racconto nelle uova di cioccolato. Per conoscere tutti i dettagli dell'iniziativa "Sorprese Letterarie", nata dalla collaborazione delle Tre Marie e della Scuola Holden, leggete qui.
Se invece volete fare una chiacchierata e siete a Caserta il 14 aprile, venite a trovarmi alla presentazione di "Al buio non parliamo delle stagioni". L'appuntamento è alle ore 20 presso la sede di Giosef Caserta, in Via Battisti 69.
Grazie a tutti e buona navigazione.
Questa settimana sono stata ospitata nel salotto virtuale, o meglio, nella misteriosa soffitta virtuale de La Tela Nera, un portale dedicato ai film, ai libri e ai racconti horror, thriller e fantastici. Il bravissimo Matteo Carriero mi ha intervistata e un insidiosissimo ragno mutante ha impiantato le sue uova nel mio sistema limbico. Per leggere l'intervista cliccate qui e per sapere cosa accadrà quando si schiuderanno le uova, continuate a seguire questo blog.
Per restare in tema, quest'anno mi trovate anche nelle uova di Pasqua! Ehm, mi è venuta in mente un'immagine piuttosto macabra. Correggo: trovate un mio racconto nelle uova di cioccolato. Per conoscere tutti i dettagli dell'iniziativa "Sorprese Letterarie", nata dalla collaborazione delle Tre Marie e della Scuola Holden, leggete qui.
Se invece volete fare una chiacchierata e siete a Caserta il 14 aprile, venite a trovarmi alla presentazione di "Al buio non parliamo delle stagioni". L'appuntamento è alle ore 20 presso la sede di Giosef Caserta, in Via Battisti 69.
Grazie a tutti e buona navigazione.
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mercoledì 9 marzo 2011
Bellissimi incubi
Nicoletta Ceccoli vive a San Marino e dipinge storie delicate e crudeli. Ricorda un po' Mark Ryden, ma c'è meno pazzia, meno cinismo. Ha creato un suo mondo, in cui è bello avventurarsi perché ricorda qualcosa che abbiamo perduto fra il primo bacio e il secondo, fra il giorno in cui abbiamo messo via i giocattoli e quello in cui abbiamo smesso di aspettare, tutta la notte svegli, il primo giorno di mare.
Fra il giorno in cui le favole hanno smesso di spaventarci e quello in cui nemmeno la realtà più sporca è riuscita a farci urlare.
Per Venusdea è uscito un volume che raccoglie molte delle sue conturbanti illustrazioni. 136 pagine, 34 euro. Io lo prenderò alla Dorothy Circus Gallery a Roma, ma è possibile acquistarlo anche nel web.
Ecco altre bellissime illustrazioni che ho pescato in rete, ma basta fare una breve ricerca, immagini se ne trovano in abbondanza...
domenica 23 gennaio 2011
Perché scrivi?
Qualche tempo fa, su repubblica, uscì un articolo sulle risposte date da otto scrittori alla domanda: perché scrivete? Un mio fbf (facebookfriend) scrittore rigirò la domanda. Io, dopo aver pensato di liquidare la questione con un annichilimento delle sue implicazioni retoriche ("perché mi piace", "perché sì" "perché no?"), mi sono accorta di non sapere cosa rispondere. E questo mi disturbava. Beh, mi disturba anche non saper rispondere a un problema di fisica quantistica o alle domande su dio, l'universo e tutto quanto. Ma col tempo, me ne sono fatta una ragione. E la fisica quantistica passi. Non hai studiato. Ma non sapere la risposta a questa domanda è come andare male in educazione fisica (ehm... in realtà io avevo l'insufficienza in educazione fisica. Quindi, so di cosa parlo).
Insomma, dovevo trovare una risposta.
Era necessario andare alle radici del problema. Come in una seduta di alcolisti anonimi, mi sono fatta le classiche domande: quando hai cominciato? Perché continui a farlo?
Ho cominciato a sette anni. Mia zia mi aveva regalato il libro illustrato di Biancaneve. Avevo già letto altre favole e mia madre me ne aveva raccontate tante prima che imparassi a leggere. Le favole erano una droga. Ne volevo sempre di più e avevo messo a punto una serie di tecniche per non restare mai a secco: "un boccone in cambio di un paragrafo", "leggimi la sirenetta o butto il biberon nel water" e così via. Ero arrivata a ricattare persino mia nonna per ottenere una dose di Grimm o di Andersen. Per loro fu una vera liberazione quando imparai a leggere. E poi arrivò Biancaneve. La storia la conoscevo già. Avevo pure visto il cartone! Ma, con quel piccolo libro illustrato, per la prima volta, vidi il burattinaio e toccai i fili.
Il piacere che provavo (e che provo ancora) nell'ascoltare e poi nel leggere storie era troppo grande da contenere, dovevo condividerlo, dovevo restituirlo. Un po' come nel sesso: dare e ricevere piacere sono interdipendenti. Certo, quando avevo sette anni, non pensai esattamente questo.
Avevo appena scoperto che la mia droga non era naturale, ma poteva essere creata. Mi sentivo come doveva essersi sentito Albert Hoffman quando aveva deciso che da grande avrebbe fatto il chimico.
Ero turbata, vivevo emozioni intense e sconosciute (l'invidia della matrigna-mamma, tanto per dirne una) e, dopo aver compreso che quella storia l'aveva pensata e raccontata una persona, decisi che volevo provare anch'io a tenere i fili. Per il piacere di dare piacere. Allora non sapevo del sesso, ma ancora meno sapevo che nella scrittura non si nasce equipaggiati.
Cavoli se è difficile imparare a stimolare le zone erogene dei lettori! È vero che anche nel sesso la tecnica si perfeziona. Ma persino chi è alle prime armi all'orgasmo in qualche modo ci arriva. E magari ci fossero solo i lettori. C'è tutta l'infrastruttura. Questo argomento lo affronterò nel prossimo post: come trovare il punto G dell'industria editoriale.
Ora veniamo alla seconda domanda: perché continui a farlo?
Questa è più difficile. Sento che la spiegazione di prima non basta. Potrei anche rispondere: porco dinci, mi alleno da quando ero una tappetta di sette anni! Che faccio, secondo te? Mollo tutto?
E potrebbe anche bastare come risposta, no? No. Dati mancanti. Biiiip.
Poi ho pensato alla morte (eh, beh, ci penso spesso) e dopo aver superato, per istinto di sopravvivenza, il solito momento di paralisi totale (in cui è impossibile "pensare" davvero) mi sono detta: ok, e se... e se non dovessi morire, se potessi vivere per sempre? Il gioco dell'"e se" nel caso della morte ha degli ovvi limiti di logica, ma ho giocato lo stesso (anche perché prima o poi si deve passare alla fase dell'accettazione) e ho provato a rispondere con sincerità. Ecco, potrei continuare a fare tutto quel che faccio adesso e di più (non faccio l'elenco, si avvicina all'infinito). Potrei esplorare tutto l'universo, leggere tutti i libri. Che figata l'immortalità! E potrei scrivere... no, smetterei di scrivere. Dare e ricevere? Tiè. Non devo morire, posso permettermi di ricevere soltanto.
Poi ho pensato alla morte (eh, beh, ci penso spesso) e dopo aver superato, per istinto di sopravvivenza, il solito momento di paralisi totale (in cui è impossibile "pensare" davvero) mi sono detta: ok, e se... e se non dovessi morire, se potessi vivere per sempre? Il gioco dell'"e se" nel caso della morte ha degli ovvi limiti di logica, ma ho giocato lo stesso (anche perché prima o poi si deve passare alla fase dell'accettazione) e ho provato a rispondere con sincerità. Ecco, potrei continuare a fare tutto quel che faccio adesso e di più (non faccio l'elenco, si avvicina all'infinito). Potrei esplorare tutto l'universo, leggere tutti i libri. Che figata l'immortalità! E potrei scrivere... no, smetterei di scrivere. Dare e ricevere? Tiè. Non devo morire, posso permettermi di ricevere soltanto.
Un supersatellitericevitoreuniversaleinfinito.
Sono sicura: se non dovessi morire, non scriverei più una singola storia.
Quindi scrivo perché sono mortale.
Qui può sorgere un equivoco che ci tengo molto a chiarire.
Non scrivo per lasciare qualcosa di me. Nemmeno un figlio lo farei per questo motivo. Un figlio è una persona. Indipendente, unica. E un libro se ne va per conto suo, si trasforma e si moltiplica per ogni persona che lo legge. Non credo all'eternità dopo la morte e neppure ai suoi surrogati terreni.
Non scrivo per lasciare qualcosa di me. Nemmeno un figlio lo farei per questo motivo. Un figlio è una persona. Indipendente, unica. E un libro se ne va per conto suo, si trasforma e si moltiplica per ogni persona che lo legge. Non credo all'eternità dopo la morte e neppure ai suoi surrogati terreni.
Io la penso così: posso anche fare 10 figli e pubblicare 100 libri e piantare 1000 alberi, ma quando schiatto è finita. Di me non resta niente di niente. Una cosa ho imparato da Biancaneve: lascia che figli, alberi e libri siano belli senza di te e vivano la loro vita. Chiusa parentesi.
Quando ho pensato di smettere di scrivere (a causa dell'ipotetica immortalità) mi sono sentita terribilmente triste. E vuota.
Quando ho pensato di smettere di scrivere (a causa dell'ipotetica immortalità) mi sono sentita terribilmente triste. E vuota.
La morte mi fa paura. Tantissimo. Ma, in qualche modo, l'eterna frigidità mi spaventa ancora di più.
Ora, rigiro qui la domanda. Vendicati pure con papirozzi più lunghi e sbrodolosi del mio o con geniali aforismi o con nuove forme narrative, la perchescrivetenarratologia non ha limiti. Let's go.
sabato 4 dicembre 2010
Il caldo e il freddo
È una tradizione solida e radicata quella di formare due
partiti opposti ogni volta che viene introdotto un cambiamento. C’è anche chi
si pone nel mezzo e cerca di individuare razionalmente rischi e vantaggi di
tale cambiamento, ma si tratta di pochi, freddi pensatori “neutrali” (come se
ovunque fosse necessario allestire un campo di battaglia). Se parli con
passione, se sei caldo, devi schierarti. Così anche per gli ebook si sono
formati due schieramenti ed entrambi si crogiolano al fuoco d’una parola presa
in prestito dai due linguaggi più caldi della nostra storia: quello del sesso e
quello della religione. Ah, la parola è feticismo.
Ci sono da una parte i feticisti della carta, dall’altra i
feticisti della tecnologia.
Non voglio parlare qui del futuro dell’editoria, dei
vantaggi e degli svantaggi dei nuovi supporti di lettura, dei nuovi scenari
economici e culturali che tale innovazione può aprire. Mi interessa parlare
degli “affetti”, dei sentimenti profondi, irrazionali, ma non per questo meno
validi, che suscita l’ipotetica fine del libro stampato.
Probabilmente ai magnate dell’editoria che si apprestano a
varare le navi del nuovo formato, non gliene importerà una cippa di fragili,
evanescenti nostalgie per l’odore dell’inchiostro, per la ruvida, calda
consistenza della carta e via dicendo. Oppure gliene importa, ma sanno che le
passioni, in guerra come nel business, si costruiscono. Con la pubblicità, con
i dibattiti in tv, con tutti gli strumenti di persuasione che, nella nostra
epoca, rinunciando in gran parte alla violenza esplicita, hanno raggiunto vette
impensabili in tempi meno "illuminati".
Il libro, comunque, è un colosso difficile da battere nella
coscienza collettiva. È una cosa grossa, forse al livello della teoria della
terra piatta o del sole che ci gira attorno. Stiamo parlando di qualcosa su cui
sono state fondate intere religioni. E non venite a dire che contano le parole
che sono nel cuore e che viaggiano nello spirito, perché quelle parole sono
state vergate prima nella pietra, poi sulle pergamene o altre robe che dovrei
aver studiato archeologia per sapere, poi ricopiate a mano da monaci pazienti e
infine stampate su fogli di carta, ma sempre, sempre palpabili, annusabili,
leccabili… e provate pure a leccare lo schermo di un computer e vedete se non
prendete la scossa.
Sono state scritte su supporti solidi, caldi. Non sono
parole immateriali, fredde.
Ecco, di questo m’interessa parlare. Di cosa consideriamo
caldo e di cosa freddo e di tutti i sentimenti suscitati da queste parole e del
peso che assumono in una conversazione “razionale”.
Provate a leggere uno qualsiasi dei forum in cui si parla di
ebook o a parlarne con un amico. Verranno fuori sempre queste parole.
C’è chi giura che non leggerà mai un libro sul freddo
schermo di un computer.
Non ho mai avuto modo di toccare un lettore ebook in
funzione, ma sono abbastanza sicura che lo schermo del computer acceso è caldo.
Spesso molto caldo.
Sicuramente più caldo di un foglio di carta.
Allora perché alla tecnologia si accompagna sempre
l’aggettivo “freddo”?
Sarà colpa della fantascienza e delle infinite opere
letterarie e cinematografiche che hanno dipinto civiltà future e ipertecnologiche
nelle quali gli uomini si muovono in spazi asettici e hanno cervelli enormi e
cuori (spesso anche sessi) striminziti?
Io per prima vorrei tanto dare la colpa (e il merito) alla
fantascienza, a questo genere ghettizzato e disprezzato che, a mio parere, ha
influito nella nostra cultura, intesa in senso antropologico, più di tutte le
opere della cultura alta messe insieme. Credo anche che, se sopravvivremo agli
sconvolgimenti climatici portati dal riscaldamento globale, un giorno le opere
che definiranno la nostra epoca saranno soprattutto quelle fantascientifiche,
come in passato lo sono stati il romanzo psicologico borghese, la poesia
cavalleresca, i pipponi romantici. E il postmoderno? Manierismo.
Tornando all’accusa di freddezza a carico della tecnologia,
temo di dover chiamare in causa imputati ben più “incorporati”(sempre nel senso
dell’amico Bourdieu) e ancestrali di un genere letterario (basso e popolare,
per giunta) del XX-XXI secolo.
Oggi sentiamo parole e non vediamo chi le pronuncia. Vediamo
oggetti che non possiamo toccare e annusare. Interi mondi, immensi corpi
solidi, non solo piccoli rettangoli di fogli rilegati, vengono risucchiati in
microscopici chip.
Non comprendiamo come funzionano gli oggetti che usiamo
quotidianamente e poco importa che, in fondo, anche una banale forchetta sia
composta da atomi e micro-universi di cui non conosciamo il funzionamento. La
quantità di “ignoto” percepita in un cellulare è più alta di quella percepita
in una forchetta. È il percepito, non il “reale” che fa girare il mondo. (Ehm…
non mi sembra il caso di accennare a Heisenberg e alla fisica quantistica in
questo momento).
Inoltre, un libro, quando finisce nell’oscuro, invisibile
spazio di un lettore ebook, diventa immateriale. Non si può sentire, toccare,
annusare. Un morto non sente più nulla. La morte è fredda.
Eppure anche i pensieri e i sogni sono immateriali e nessuno
definirebbe freddo e asettico il proprio cervello.
La tecnologia ha estromesso i nostri sensi e ci ha immersi
nell’immateriale flusso del pensiero puro.
Non credo che i sostenitori del partito tecnologico e degli
ebook abbiano argomenti più razionali dei “feticisti della carta”. Sono in
gioco sentimenti profondi. È in discussione, come sempre, la definizione del
mondo, di ciò che è caldo e di ciò che freddo. Di ciò che porta la vita e di
ciò che porta la morte.
Qualcuno sarà pure arrivato a leggere fin qua e vorrà sapere
in che partito sono io riguardo agli ebook. Bè, non sono nel mezzo. Ma non sono
nemmeno un’estremista “tecnologica”. Sono favorevole, da molto prima che se ne
parlasse anche nella nostra provincia Italia. A volte mi dispiace che non siano
arrivati prima, quando dovevo aspettare che mio padre mi portasse in biblioteca
o dovevo mettere da parte la paghetta destinata al pranzo per potermi comprare
un libro. Penso all’enorme quantità di libri che avrei avuto a disposizione… In
fondo, però, è meglio così. Già passavo tutto il tempo a leggere da piccola, se
avessi avuto pure gli ebook sarei diventata bianca come un vampiro.
Tuttavia, non m’interessava scrivere un articolo a favore
degli ebook. Mi piace contribuire, come una minuscola, effimera operaia, alla
costruzione della grande torre di Babele del senso, ma ancor più mi piace
allontanarmi dal lavoro, di tanto in tanto, e guardare da lontano come sta
venendo su bene la torre.
giovedì 7 ottobre 2010
L'invasione degli ultracorti
Il
libro narra la drammatica storia di Kodak, Helmut e Sonia, i cuccioli
della cagnetta Laika tornati sulla Terra per vendicare la madre. Appena
posano le zampe sull'odiato suolo i loro caschi spaziali esplodono e le
schegge di vetro lunare si trasformano in uno sciame di pesci volanti a
onde corte. Senza i caschi i tre perdono i loro poteri e si trasformano
in innocui bastardini. Sonia diventa il cucciolo da compagnia di una
eccentrica idol giapponese, mentre Kodak cade nel vortice della
tossicodipendenza dopo una fulminea e brillante carriera nella squadra
antidroga del Cinquantatreesimo Stato (una Repubblica Anarcosindacalista
comparsa al confine dell'Arizona per l'impatto con una dimenisione
parallela causato dall'atterraggio dell'astronave). Helmut, rimasto solo
nella ricerca dei fratelli e dei mandanti dell'omicidio della madre, si
unisce a una banda di senzatetto e incide con loro un disco
classic-punk-metal, con influenza di r&b venusiano. Il disco ha un
immediato e inspiegabile successo, dato che tutte le tracce sono
raccapriccianti uggiolii ritmati da colpi a caso sui bidoni della
spazzatura. Durante un'intervista con MTV Helmut incontra sua sorella
Sonia, che a sua volta è diventata famosa per una apparizione in un film
di mafia russo-cino-calabrese e ha scalzato la sua padrona dai ventagli
degli otaku e dalle prime pagine di tutte le riviste di gossip. Grazie a
una Visione Migratrice Part-time (elemento che sarà approfondito nel
secondo volume della saga) i due cani spaziali scoprono che i pesci
volanti a onde corte generati dall'esplosione dei loro caschi si sono
infilati nelle narici di sessantasei teenager, trasformandoli in alieni
pandimensionali dai poteri strafighi. A guidare l'esercito c'è
nientepopodimeno che il fragile bastardino Kodak! Riusciranno i nostri
eroi a ottenere vendetta e a sterminare l'umanità?
PESCE D'APRILE!!!! Ho preso in prestito una Visione Migratrice Part-Time che, oltre a centonovantanove poteri vegani (regalo un libro al primo che indovina la citazione), dà la facoltà di fare pesci d'aprile in qualsiasi giorno del calendario.
"L'invasione degli Ultracorti" è il nuovo, straordinario titolo delle Edizioni XII, in libreria dal 10 ottobre!
Sessantasei racconti brevi, brevissimi, da una riga a una pagina, di venti autori diversi racchiusi in un libro piccolo, adatto per letture veloci in qualsiasi situazione.
La minacciosa copertina (che ha ispirato il mio pesce d'aprile) è opera del brillante duo Diramazioni.
Gli autori sono: Valchiria Pagani, Roberto Bommarito, Marialuisa Amodio, Mirko Dadich, Angelo Frascella, Davide Cappadona, Simone Lega, Gloria Gerecht, Stefania Mosoni, Paolo Azzarello, Maurizio Bertino, Paolo Di Pierdomenico, Noemi Turino, Enzo Milano, Andrea Viscusi, Matteo Carriero, Simone Corà, Gabriele Lattanzio, Danilo Giovanelli, Kandido Burenson.
Il curatore è Raffaele Serafini, presente nella blogosfera col nome di gelostellato.
Il titolo è già disponibile in preordine scontato presso l'e-shop di Edizioni XII (a soli 6 euro!!!)
Per ulteriori informazioni si veda la scheda di Corti - Seconda stagione sul sito di Edizioni XII. Da qui si ha accesso alla scheda stampa.
PESCE D'APRILE!!!! Ho preso in prestito una Visione Migratrice Part-Time che, oltre a centonovantanove poteri vegani (regalo un libro al primo che indovina la citazione), dà la facoltà di fare pesci d'aprile in qualsiasi giorno del calendario.
"L'invasione degli Ultracorti" è il nuovo, straordinario titolo delle Edizioni XII, in libreria dal 10 ottobre!
Sessantasei racconti brevi, brevissimi, da una riga a una pagina, di venti autori diversi racchiusi in un libro piccolo, adatto per letture veloci in qualsiasi situazione.
La minacciosa copertina (che ha ispirato il mio pesce d'aprile) è opera del brillante duo Diramazioni.
Gli autori sono: Valchiria Pagani, Roberto Bommarito, Marialuisa Amodio, Mirko Dadich, Angelo Frascella, Davide Cappadona, Simone Lega, Gloria Gerecht, Stefania Mosoni, Paolo Azzarello, Maurizio Bertino, Paolo Di Pierdomenico, Noemi Turino, Enzo Milano, Andrea Viscusi, Matteo Carriero, Simone Corà, Gabriele Lattanzio, Danilo Giovanelli, Kandido Burenson.
Il curatore è Raffaele Serafini, presente nella blogosfera col nome di gelostellato.
Il titolo è già disponibile in preordine scontato presso l'e-shop di Edizioni XII (a soli 6 euro!!!)
Per ulteriori informazioni si veda la scheda di Corti - Seconda stagione sul sito di Edizioni XII. Da qui si ha accesso alla scheda stampa.
lunedì 20 settembre 2010
In edicola... (a novembre)!
Questo
grazioso Titty fetish appollaiato sulla spalla di un lavoro in pelle
dal grugno klingoniano sarà l'immagine di copertina del numero 61 della rivista Robot, in uscita a novembre.
Ci sarà anche un mio racconto, "Vestiti usati a Treptow Markt", insieme al racconto vincitore del premio Robot 2010, "Hidden" di Luigi Rinaldi e a "Alice, davanti allo specchio" di Sergio Cicconi.
Viva la fantascienza!
Link alla notizia su fantascienza.com: qui
Ci sarà anche un mio racconto, "Vestiti usati a Treptow Markt", insieme al racconto vincitore del premio Robot 2010, "Hidden" di Luigi Rinaldi e a "Alice, davanti allo specchio" di Sergio Cicconi.
Viva la fantascienza!
Link alla notizia su fantascienza.com: qui
venerdì 4 giugno 2010
"Il cerchio si è chiuso" di Loredana La Puma
Cosa
hanno in comune "Il cerchio si è chiuso", romanzo real-fantasy di
Loredana La Puma, e una perfetta pop song, di quelle che ti ritrovi a
canticchiare nella doccia, che hai voglia di ascoltare quando sei felice
e che conservano il loro fascino inalterato nel tempo, come una
"Strawberry fields" dei Beatles o una "Good Vibrations" dei Beach Boys?
Un tema semplice e immediato.
Un ritmo irresistibile, che cattura come un incantesimo.
Un tono leggero, che si introduce fra le tue sinapsi come una deejay timido e imbranato dietro la consolle, e poi fa vibrare i muri, ti entra dentro le ossa, ti emoziona in modo tutt'altro che leggero.
La trama è come un buon refrain: orecchiabile, ma unico. Nuovo.
Siamo a Palermo. Elli Giordano è una studentessa universitaria e la sua vita scorre sui binari della normalità: genitori amorevoli, una grande amica, lo studio, i ragazzi (coi quali non è molto fortunata, ma la prende con ironia). Be', forse è decisamente sfortunata, visto che il primo ragazzo per cui prova una vera attrazione, sembra venire da un altro pianeta.
Neanche Elli, a ben guardare, è Miss Normalità: percepisce i pensieri e le reali emozioni delle altre persone; è stata adottata e sua madre è morta in circostanze misteriose; strani figuri la spiano, con tecnologie da FBI e altri, ancor più strani, cercano di ucciderla.
Basta spoiler: non voglio rovinarvi la lettura.
C'è l'eterna lotta fra il bene e il male, ma non in qualche mondo lontano, in un tempo indefinito. Qui. Oggi. Fra le strade di Palermo. E a combatterla non ci sono le solite figure di cartapesta, ma personaggi vivi, che alla fine del libro devi salutare come vecchi amici. E' una cosa rara.
Ci sono i sentimenti: amore, amicizia, invidia, odio. Quelli forti, netti, di pancia, come gli ingredienti di base per fare un buon sugo. Attenzione a non confondere banalità e semplicità, perché non solo non sono vicine di casa, ma vivono agli antipodi.
E la semplicità richiede grande perizia e intelligenza. Questo, oltre alla buona dose di ironia che arricchisce il romanzo, assicura una piacevole lettura anche a chi non ama le storie di genere con protagonisti adolescenti o giovani adulti.
E infine, il ritmo. Il vero incantesimo che mi ha stregata dalla prima all'ultima pagina del libro, costringendomi a leggere per ore, incapace di uscire da un mondo divenuto reale come quello che avevo attorno.
Qualcuno dirà: come fai a paragonare un mattone di 483 pagine a una canzone pop di 3 minuti? Be', ho letto il libro in un solo giorno. Da pagina 1 a pagina 483 potevano essere passati 3 minuti, 3 secondi, 3 anni. Era parecchio che un romanzo non mi catturava al punto da farmi perdere il senso del tempo. Una delle giornate spese meglio della mia vita.
Qui trovate la scheda del libro e potete scaricare i primi due capitoli.
Un tema semplice e immediato.
Un ritmo irresistibile, che cattura come un incantesimo.
Un tono leggero, che si introduce fra le tue sinapsi come una deejay timido e imbranato dietro la consolle, e poi fa vibrare i muri, ti entra dentro le ossa, ti emoziona in modo tutt'altro che leggero.
La trama è come un buon refrain: orecchiabile, ma unico. Nuovo.
Siamo a Palermo. Elli Giordano è una studentessa universitaria e la sua vita scorre sui binari della normalità: genitori amorevoli, una grande amica, lo studio, i ragazzi (coi quali non è molto fortunata, ma la prende con ironia). Be', forse è decisamente sfortunata, visto che il primo ragazzo per cui prova una vera attrazione, sembra venire da un altro pianeta.
Neanche Elli, a ben guardare, è Miss Normalità: percepisce i pensieri e le reali emozioni delle altre persone; è stata adottata e sua madre è morta in circostanze misteriose; strani figuri la spiano, con tecnologie da FBI e altri, ancor più strani, cercano di ucciderla.
Basta spoiler: non voglio rovinarvi la lettura.
C'è l'eterna lotta fra il bene e il male, ma non in qualche mondo lontano, in un tempo indefinito. Qui. Oggi. Fra le strade di Palermo. E a combatterla non ci sono le solite figure di cartapesta, ma personaggi vivi, che alla fine del libro devi salutare come vecchi amici. E' una cosa rara.
Ci sono i sentimenti: amore, amicizia, invidia, odio. Quelli forti, netti, di pancia, come gli ingredienti di base per fare un buon sugo. Attenzione a non confondere banalità e semplicità, perché non solo non sono vicine di casa, ma vivono agli antipodi.
E la semplicità richiede grande perizia e intelligenza. Questo, oltre alla buona dose di ironia che arricchisce il romanzo, assicura una piacevole lettura anche a chi non ama le storie di genere con protagonisti adolescenti o giovani adulti.
E infine, il ritmo. Il vero incantesimo che mi ha stregata dalla prima all'ultima pagina del libro, costringendomi a leggere per ore, incapace di uscire da un mondo divenuto reale come quello che avevo attorno.
Qualcuno dirà: come fai a paragonare un mattone di 483 pagine a una canzone pop di 3 minuti? Be', ho letto il libro in un solo giorno. Da pagina 1 a pagina 483 potevano essere passati 3 minuti, 3 secondi, 3 anni. Era parecchio che un romanzo non mi catturava al punto da farmi perdere il senso del tempo. Una delle giornate spese meglio della mia vita.
Qui trovate la scheda del libro e potete scaricare i primi due capitoli.
martedì 11 maggio 2010
lunedì 3 maggio 2010
"Il mangianomi" di Giovanni De Feo
Ci
sono libri che ti portano lontano, in un lungo viaggio avventuroso, e
tornano di soppiatto a risvegliare le tue paure inconsce, a rovistare
negli angoli bui del tuo immaginario, dove dormono gli incubi che da
bambino ti svegliavano nel cuore della notte.
"Il mangianomi" è uno di questi libri. Ed è una vera fiaba, come se ne raccontavano una volta. Piena di crudeltà, coraggio e mistero.
Nel ducato di Acquaviva, giunge un essere senza nome, un'ombra mostruosa che ruba i nomi e le identità di ogni essere animato e inanimato. Uomini che non riconoscono i propri cari, campanili che diventano orride torri viventi, animali deformi con volti umani. Nobili e contadini si rivolgono all'unico che possa salvarli, il leggendario cacciatore Magubalik. Non di un esercito ha bisogno il giovane cacciatore, ma di tre cani soltanto. E tre saranno, come in ogni fiaba che si rispetti, i suoi aiutanti: una lupa forte e assetata di libertà, un alano veloce come il vento e un cane dall'udito straordinario. Comincia la caccia e comincia a girare la lanterna del cantaombre, il misterioso narratore che ci accompagna nell'avventura.
Siamo nel regno di Napoli, fra ducati, banditi, spagnoli e pirati saraceni. Queste le coordinate dell'immaginario. Per meglio trovare la rotta dobbiamo aggiungere delle coordinate metafisiche: siamo nella valle dei nomi, dove i nomi delle persone danno vita al linguaggio stesso, e identità e nome sono una cosa sola. Io il viaggio l'ho appena terminato, e non voglio svelarne le tappe, perché, sebbene le strade di questa storia siano tracciate nelle profondità del cuore umano, e il genuino piacere dell'avventura che spinge a percorrerle.
Qui potete leggere le prime 170 pagine del libro (parte I più il primo capitolo della parte II).
Qui trovate la scheda del libro.
"Il mangianomi" è uno di questi libri. Ed è una vera fiaba, come se ne raccontavano una volta. Piena di crudeltà, coraggio e mistero.
Nel ducato di Acquaviva, giunge un essere senza nome, un'ombra mostruosa che ruba i nomi e le identità di ogni essere animato e inanimato. Uomini che non riconoscono i propri cari, campanili che diventano orride torri viventi, animali deformi con volti umani. Nobili e contadini si rivolgono all'unico che possa salvarli, il leggendario cacciatore Magubalik. Non di un esercito ha bisogno il giovane cacciatore, ma di tre cani soltanto. E tre saranno, come in ogni fiaba che si rispetti, i suoi aiutanti: una lupa forte e assetata di libertà, un alano veloce come il vento e un cane dall'udito straordinario. Comincia la caccia e comincia a girare la lanterna del cantaombre, il misterioso narratore che ci accompagna nell'avventura.
Siamo nel regno di Napoli, fra ducati, banditi, spagnoli e pirati saraceni. Queste le coordinate dell'immaginario. Per meglio trovare la rotta dobbiamo aggiungere delle coordinate metafisiche: siamo nella valle dei nomi, dove i nomi delle persone danno vita al linguaggio stesso, e identità e nome sono una cosa sola. Io il viaggio l'ho appena terminato, e non voglio svelarne le tappe, perché, sebbene le strade di questa storia siano tracciate nelle profondità del cuore umano, e il genuino piacere dell'avventura che spinge a percorrerle.
Qui potete leggere le prime 170 pagine del libro (parte I più il primo capitolo della parte II).
Qui trovate la scheda del libro.
giovedì 22 aprile 2010
Riflessione su "Le regole dell'arte"
L'altra
sera mi trovavo con alcune amiche a un reading di racconti di giovani
scrittori in un caffè letterario romano. C'era una giuria che avrebbe
votato ogni racconto. Anche il pubblico aveva diritto al voto, per
alzata di mano.
Il primo lettore non era poi tanto giovane e il suo racconto non l'ho trovato poi tanto bello. Mentre cerco il suo nome nella lista dei partecipanti per mettere un bel 5 accanto al titolo del suo racconto, come promemoria per la votazione finale, un'amica mi avverte: "Guarda che non è in concorso. Quello è XY, noto scrittore, più volte candidato al premio Strega". Ups!
Un'altra ragazza, che non aveva sentito, mi chiede: "Perché non è nella lista?"
Io: "Perché è già famoso."
Lei (del tutto estranea al campo) insiste: "Ma quindi non lo votiamo?"
No. Già consacrato. Il 5 lo tengo per me. Ascolto gli altri racconti. Tutti ben scritti e di buon livello. Alcuni sicuramente più interessanti e piacevoli del racconto dello scrittore consacrato XY. Ma eravamo nel pieno di un piccolo gioco di creazione del valore. Perché, come scrive il sociologo francese Boudieau, il valore non è intrinseco all'opera d'arte, ma è conferito dai partecipanti al campo culturale: lettori, editori, traduttori, editor ecc.
Cito un brano di Pierre Bourdieu, tratto da "Le regole dell'arte", pag. 304.
"Il produttore del valore dell'opera d'arte non è l'artista ma il campo di produzione in quanto universo di credenza che produce il valore dell'opera d'arte come feticcio producendo la credenza nel potere creatore dell'artista. Dato che l'opera d'arte esiste in quanto oggetto simbolico dotato di valore solo se è conosciuta e riconosciuta, ovvero socialmente istituita come opera d'arte da spettatori dotati della disposizione e della competenza estetica necessaria per conoscerla e riconoscerla in quanto tale, la scienza delle opere ha per oggetto non soltanto la produzione materiale dell'opera ma anche la produzione del valore dell'opera o, il che è lo stesso, della credenza nel valore dell'opera. [...] La credenza collettiva nel gioco (illusio) e nel valore sacro delle sue poste in palio è a un tempo la condizione e il prodotto del funzionamento stesso del gioco."
Devo precisare che Bourdieu quando scrive "spettatori dotati della disposizione e della competenza estetica necessaria" non intende persone che per gusto innato si trovano imbevute di tale capacità di discernimento del bello e del brutto. Tale capitale culturale, sottoforma di "competenza estetica", se lo sono giocato e guadagnato nel campo culturale, non indipendente dagli altri due campi, quello "sociale" e quello "economico".
Apparentemente, questa rivoluzione nella critica letteraria e artistica, era stata già fatta dalla storia sociale. Ma Bourdieu va oltre, perché la storia sociale, pur indagando le condizioni sociali di produzione del signolo artista e interessandosi ai committenti e ai fruitori dell'opera, non pone "la questione del loro contributo alla creazione del valore dell'opera e del suo creatore" (Bourdieu; Le regole dell'arte, pag. 305).
Immagino l'abissale confusione di un mondo in cui, all'improvviso, scompaiano tutti i segni di riconoscimento del valore. Solo pagine anonime, senza editore e senza copertina, solo film senza titoli di coda (e con un totale reset della memoria degli spettatori sui volti degli attori), solo flussi sonori e concerti di band senza nome, di orchestre senza volto, l'autocombustione di tutti i crediti culturali. Insomma, avete capito: l'anarchia nel campo culturale. Secondo il caro Bourdieu è impossibile, perché immediatamente cominceremmo a conferire valore a queste opere senza nome, troveremmo dei segni di riconoscimento, e si riformerebbero i rapporti di potere nel campo culturale. Idem per tutti gli altri campi, se una "calamità" del genere dovesse accadere. Altrimenti, sarebbero solo una massa di opere senza valore (come accade con internet. Il valore, concordo con Bourdieu, non è interno all'opera, ma esiste solo se riconosciuto e legittimato da chi,a sua volta, è stato legittimato a conferire valore).
Eppure mi piace accarezzare questa visione di anarchia nel campo culturale (non meno di quanto mi piaccia immaginarla negli altri campi).
L'anarchia non è uno scenario possibile (a meno che non cambino radicalmente le regole di ogni campo... diciamo che è molto, molto improbabile, con una percentuale di probabilità simile a quella della costruzione di una macchina del tempo), nè un punto di arrivo. Per me è uno stato mentale, un punto di partenza. Tenere la mente sempre aperta, non dare nulla per scontato, osservare da tutti i lati un oggetto, anche da quelli all'apparenza inesistenti. Consapevolezza dell'habitus (ancora un concetto del caro Bourdieu), di tutte quelle regole incorporate e per questo percepite come naturali. Operazioni sull'habitus, con delicatezza chirurgica. Fa male, perchè non è prevista l'anestesia. Forse è l'unico modo per partecipare al gioco senza subirlo. Ma quali sono le regole del gioco di chi lavora sull'habitus, quale la posta in gioco di questo nuovo campo?
Il primo lettore non era poi tanto giovane e il suo racconto non l'ho trovato poi tanto bello. Mentre cerco il suo nome nella lista dei partecipanti per mettere un bel 5 accanto al titolo del suo racconto, come promemoria per la votazione finale, un'amica mi avverte: "Guarda che non è in concorso. Quello è XY, noto scrittore, più volte candidato al premio Strega". Ups!
Un'altra ragazza, che non aveva sentito, mi chiede: "Perché non è nella lista?"
Io: "Perché è già famoso."
Lei (del tutto estranea al campo) insiste: "Ma quindi non lo votiamo?"
No. Già consacrato. Il 5 lo tengo per me. Ascolto gli altri racconti. Tutti ben scritti e di buon livello. Alcuni sicuramente più interessanti e piacevoli del racconto dello scrittore consacrato XY. Ma eravamo nel pieno di un piccolo gioco di creazione del valore. Perché, come scrive il sociologo francese Boudieau, il valore non è intrinseco all'opera d'arte, ma è conferito dai partecipanti al campo culturale: lettori, editori, traduttori, editor ecc.
Cito un brano di Pierre Bourdieu, tratto da "Le regole dell'arte", pag. 304.
"Il produttore del valore dell'opera d'arte non è l'artista ma il campo di produzione in quanto universo di credenza che produce il valore dell'opera d'arte come feticcio producendo la credenza nel potere creatore dell'artista. Dato che l'opera d'arte esiste in quanto oggetto simbolico dotato di valore solo se è conosciuta e riconosciuta, ovvero socialmente istituita come opera d'arte da spettatori dotati della disposizione e della competenza estetica necessaria per conoscerla e riconoscerla in quanto tale, la scienza delle opere ha per oggetto non soltanto la produzione materiale dell'opera ma anche la produzione del valore dell'opera o, il che è lo stesso, della credenza nel valore dell'opera. [...] La credenza collettiva nel gioco (illusio) e nel valore sacro delle sue poste in palio è a un tempo la condizione e il prodotto del funzionamento stesso del gioco."
Devo precisare che Bourdieu quando scrive "spettatori dotati della disposizione e della competenza estetica necessaria" non intende persone che per gusto innato si trovano imbevute di tale capacità di discernimento del bello e del brutto. Tale capitale culturale, sottoforma di "competenza estetica", se lo sono giocato e guadagnato nel campo culturale, non indipendente dagli altri due campi, quello "sociale" e quello "economico".
Apparentemente, questa rivoluzione nella critica letteraria e artistica, era stata già fatta dalla storia sociale. Ma Bourdieu va oltre, perché la storia sociale, pur indagando le condizioni sociali di produzione del signolo artista e interessandosi ai committenti e ai fruitori dell'opera, non pone "la questione del loro contributo alla creazione del valore dell'opera e del suo creatore" (Bourdieu; Le regole dell'arte, pag. 305).
Immagino l'abissale confusione di un mondo in cui, all'improvviso, scompaiano tutti i segni di riconoscimento del valore. Solo pagine anonime, senza editore e senza copertina, solo film senza titoli di coda (e con un totale reset della memoria degli spettatori sui volti degli attori), solo flussi sonori e concerti di band senza nome, di orchestre senza volto, l'autocombustione di tutti i crediti culturali. Insomma, avete capito: l'anarchia nel campo culturale. Secondo il caro Bourdieu è impossibile, perché immediatamente cominceremmo a conferire valore a queste opere senza nome, troveremmo dei segni di riconoscimento, e si riformerebbero i rapporti di potere nel campo culturale. Idem per tutti gli altri campi, se una "calamità" del genere dovesse accadere. Altrimenti, sarebbero solo una massa di opere senza valore (come accade con internet. Il valore, concordo con Bourdieu, non è interno all'opera, ma esiste solo se riconosciuto e legittimato da chi,a sua volta, è stato legittimato a conferire valore).
Eppure mi piace accarezzare questa visione di anarchia nel campo culturale (non meno di quanto mi piaccia immaginarla negli altri campi).
L'anarchia non è uno scenario possibile (a meno che non cambino radicalmente le regole di ogni campo... diciamo che è molto, molto improbabile, con una percentuale di probabilità simile a quella della costruzione di una macchina del tempo), nè un punto di arrivo. Per me è uno stato mentale, un punto di partenza. Tenere la mente sempre aperta, non dare nulla per scontato, osservare da tutti i lati un oggetto, anche da quelli all'apparenza inesistenti. Consapevolezza dell'habitus (ancora un concetto del caro Bourdieu), di tutte quelle regole incorporate e per questo percepite come naturali. Operazioni sull'habitus, con delicatezza chirurgica. Fa male, perchè non è prevista l'anestesia. Forse è l'unico modo per partecipare al gioco senza subirlo. Ma quali sono le regole del gioco di chi lavora sull'habitus, quale la posta in gioco di questo nuovo campo?
giovedì 15 aprile 2010
In tour
No, non è una band, anche se mi piacerebbe. E, comunque, sarebbe un nome troppo lungo per un gruppo. Ci sono i Godspeed You Black Emperor!, è vero... ma se avessi un gruppo non credo che farei post-rock.
ABNPDS ('mazza, è lungo pure come acronimo) è il mio primo libro.
E questo è il calendario delle prossime presentazioni.
16 Aprile 2010 a Torre Annunziata (Na)
Ore 19.30.
Caffè Letterario "Nuovevoci" in via Gambardella, 13 bis
Qui trovate una presentazione dell'evento e una recensione del libro
14 Maggio 2010 a MATERA
Ore 19.30
Libreria dell'Arco in via Domenico Ridola, 37
Relatori: Giovanni Moliterni e Costantino Dilillo (scrittore)
21 Maggio 2010 a BOLOGNA
Ore 20.45
Associazione culturale "La Grotta 1570" in via dell'Arcoveggio, 77
Relatori: il presidente dell' Associazione Culturale "La grotta 1570" Stefano Gardini e la scrittrice Beatrice Masella
Accompagnamento musicale e letture di Gloria Fuzzi
A seguire rinfresco.
ABNPDS ('mazza, è lungo pure come acronimo) è il mio primo libro.
E questo è il calendario delle prossime presentazioni.
16 Aprile 2010 a Torre Annunziata (Na)
Ore 19.30.
Caffè Letterario "Nuovevoci" in via Gambardella, 13 bis
Qui trovate una presentazione dell'evento e una recensione del libro
14 Maggio 2010 a MATERA
Ore 19.30
Libreria dell'Arco in via Domenico Ridola, 37
Relatori: Giovanni Moliterni e Costantino Dilillo (scrittore)
21 Maggio 2010 a BOLOGNA
Ore 20.45
Associazione culturale "La Grotta 1570" in via dell'Arcoveggio, 77
Relatori: il presidente dell' Associazione Culturale "La grotta 1570" Stefano Gardini e la scrittrice Beatrice Masella
Accompagnamento musicale e letture di Gloria Fuzzi
A seguire rinfresco.
mercoledì 24 marzo 2010
Schegge di carta. Di romanzi e specchi
Oggi mi è arrivato un messaggio su Anobii: uno studente (di
sociologia, presumo), per la sua tesina sul romanzo, mi chiedeva di rispondere
a un breve questionario.
La prima domanda era: "Cosa c'è di meraviglioso nella lettura
di un romanzo?"
Dopo aver succhiato, come zucchero sciolto sotto la lingua,
tutti gli echi della parola "meraviglioso", che erano perlopiù strani
mondi lontani, esotiche dolci violenze al senso del gusto e dell'ordinario,
passeggiate sulle sabbie di vulcani inesistenti, in compagnia dei mostri (con
cui, inspiegabilmente, avevo una sospetta familiarità), mi sono soffermata
sulla pertinenza lessicale della domanda formulata dallo studente. Non un secco
"bello", o un banale "fantastico" oppure - orrore! - un
clinico "interessante". Ma "meraviglioso"... quella parola
che in un lampo può far venire l'acquolina in bocca al nostalgico astinente
lettore, che per lavoro o per analoghe sciocchezze sta sottraendo tempo
prezioso all'esplorazione dei mondi dei suoi romanzi.
E dunque, cosa c'è di meraviglioso nella lettura di un
romanzo?
C'è una speranza, quella stessa speranza che ci mantiene
vivi. C'è il coraggio, pagina dopo pagina, di sfidare la morte, la brevità
delle nostre vite. I romanzi ci permettono di vivere, sia pure di riflesso,
innumerevoli altre vite, esperienze che per vari motivi non potremo mai fare.
Poco importa se in questa casa degli specchi, dove ogni romanzo letto deforma o
abbellisce la nostra immagine, gli unici illusi siamo noi che ci specchiamo,
perché la morte non si lascia ingannare dai riflessi e alla fine ci prenderà lo
stesso. Ogni lettore sogna, in segreto, di trovare il romanzo perfetto, quello
che gli restituirà un riflesso talmente reale da ingannare la morte stessa.
mercoledì 3 marzo 2010
Nuovi appuntamenti al buio
Segnalo due nuove inziative per la promozione del mio libro "Al buio non parliamo delle stagioni".
Finché non gli faccio un sito tutto suo, dovrò ospitarlo nel blog. Ma ci sto lavorando...
Pagine di donne
Un reading tutto al femminile di autrici Albus.
Mercoledì 10 marzo, ore 17.30
Salone delle suore trinitarie
via Giovanni de Matha, Somma Vesuviana (NA)
Finché non gli faccio un sito tutto suo, dovrò ospitarlo nel blog. Ma ci sto lavorando...
Pagine di donne
Un reading tutto al femminile di autrici Albus.
Mercoledì 10 marzo, ore 17.30
Salone delle suore trinitarie
via Giovanni de Matha, Somma Vesuviana (NA)
Introduce: Anna Maria Pone (presidente F.I.D.A.P.A.)
Interventi delle scrittrici: Marialuisa Amodio, Anna Bruno, Irene Caliendo, Emanuela Esposito, Elena Grande, Marta Pagliaro.
Presentazione di "Al buio non parliamo delle stagioni" a Rovigo.
Sabato 13 marzo, ore 18.30
Libreria "Spazio Libri"
Corso del Popolo, 219, Rovigo
Relatore: Giovanni Chiarini, giornalista del Corriere del Veneto.Presentazione di "Al buio non parliamo delle stagioni" a Rovigo.
Sabato 13 marzo, ore 18.30
Libreria "Spazio Libri"
Corso del Popolo, 219, Rovigo
Vi aspetto!
venerdì 29 gennaio 2010
Prima presentazione del libro
Presentazione in anteprima del libro Al buio non parliamo delle stagioni
Relatori: la dottoressa Francesca Toglia, e il poeta scrittore Marco Managò.
Quando: Sabato 13 FEBBRAIO 2010 alle ore 19
Dove: Libreria "IL MATTONE" in via Bresadola 12/14 Roma. (Telefono 06.25210252)
Come arrivare:
in auto: potete arrivare dalla via Prenestina, per 4 km all'interno del raccordo Anulare o da Porta Maggiore, sempre prendendo la Prenestina
coi mezzi pubblici: tram 5, 14 o 19.
col deltaplano: guardando il cupolone, virate a sud-est, sfruttando le correnti ascensionali degli sfiatatoi della stazione Termini, e scendete sul primo terrazzo disponibile nei pressi del quartiere Centocelle.
col teletrasporto: impostate sulle coordinate 42?ZZTOP.,:..
A beneficio di chi viene con la mongolfiera o il deltaplano, metto una mappa:

Vi aspetto!
Marialuisa
Relatori: la dottoressa Francesca Toglia, e il poeta scrittore Marco Managò.
Quando: Sabato 13 FEBBRAIO 2010 alle ore 19
Dove: Libreria "IL MATTONE" in via Bresadola 12/14 Roma. (Telefono 06.25210252)
Come arrivare:
in auto: potete arrivare dalla via Prenestina, per 4 km all'interno del raccordo Anulare o da Porta Maggiore, sempre prendendo la Prenestina
coi mezzi pubblici: tram 5, 14 o 19.
col deltaplano: guardando il cupolone, virate a sud-est, sfruttando le correnti ascensionali degli sfiatatoi della stazione Termini, e scendete sul primo terrazzo disponibile nei pressi del quartiere Centocelle.
col teletrasporto: impostate sulle coordinate 42?ZZTOP.,:..
A beneficio di chi viene con la mongolfiera o il deltaplano, metto una mappa:
Vi aspetto!
Marialuisa
giovedì 28 gennaio 2010
Al buio non parliamo delle stagioni
Cari lettori del blog, affezionati o capitati qui per caso, è con gioia che annuncio l'uscita del mio primo libro.

Scheda tecnica:
Nella penombra ambrata dal sole, fra questi manichini sorridenti coi capelli rigidi per lo sporco, questi enormi orsi di pezza le cui repliche vive verranno a cercarmi fra qualche ora e l'odore di plastica bruciata, mi sento al sicuro.
È possibile leggere "Polvere" in versione ridotta sul sito di oblique e cliccando qui potete scaricare i racconti della serata 8x8 (fra cui il mio "polvere") in pdf.
.... tutta questa "gioia" deve avermi dato alla testa: quando mai ho pubblicato nel blog dei testi colorati?... mah!
Scheda tecnica:
Titolo: Al buio non parliamo delle stagioni
Autore: Marialuisa Amodio
Prezzo: € 9,50
Pagine: 120
Isbn: 978-88-96099-25-4
Anno: 2010
Genere: Racconti
Collana: Narrando
Editore: Albus Edizioni
La foto di copertina è della bravissima Julia Franken (sito)
Dalla prefazione di Tullio Dobner (scrittore e traduttore ufficiale di Stephen King):
"Marialuisa tesse questa sua tela tra l’ammiccante e il commovente con un filo pulito di inchiostro noir che non conosce le sbavature ed è questo un aspetto che particolarmente mi rincuora. Una volta tanto nel leggere ho sentito emergere una personalità originale e, mi permetto, anche di grande interesse. Il fatto che, a differenza di tanti “nuovi” scrittori non abbia sentito la necessità di imitare chi l’ha preceduta è una qualità che merita una lode specifica.
Scrivere “con” il lettore e non “per” il lettore è indice di talento vero."
E, in esclusiva per i lettori del blog, alcuni stralci del libro:
da "Primavera - Crescere è normale"
Al ragazzo cominciarono a crescere le braccia e non si fermarono più.
Editore: Albus Edizioni
La foto di copertina è della bravissima Julia Franken (sito)
Dalla prefazione di Tullio Dobner (scrittore e traduttore ufficiale di Stephen King):
"Marialuisa tesse questa sua tela tra l’ammiccante e il commovente con un filo pulito di inchiostro noir che non conosce le sbavature ed è questo un aspetto che particolarmente mi rincuora. Una volta tanto nel leggere ho sentito emergere una personalità originale e, mi permetto, anche di grande interesse. Il fatto che, a differenza di tanti “nuovi” scrittori non abbia sentito la necessità di imitare chi l’ha preceduta è una qualità che merita una lode specifica.
Scrivere “con” il lettore e non “per” il lettore è indice di talento vero."
E, in esclusiva per i lettori del blog, alcuni stralci del libro:
da "Primavera - Crescere è normale"
Al ragazzo cominciarono a crescere le braccia e non si fermarono più.
Iniziò con una violenta febbre che rasentava il quarantadue.
A tutti i suoi compagni capitava di stare a casa una settimana e tornare a scuola più alti di dieci centimetri.
Una normale febbre della crescita.
Sandro restò a letto solo una notte e un giorno.
Quando si alzò, poteva toccarsi le ginocchia con le mani.
da "Estate - La vacanza"
E le braccia continuano a mescolare, mentre il resto del corpo, ormai senza testa, si liquefa in una cremina di grasso, sangue e sudore, scivolando denso lungo i bordi della pignatta. Anche le ossa rimaste scoperte, friabili come zucchero, entrano nell’impasto. Il ventre ondeggia e si ripiega sulle gambe, inglobandole e facendole implodere in una massa gelatinosa che precipita verso i piccoli piedi sformati dalle scarpe strette, finché tutto il tremolante, informe ammasso della fu parte inferiore del corpo della Rubini è risucchiato nella pentola...
da "Autunno - Polvere"
Viveva in quella casa una donna cieca che per conoscere le cose leccava la polvere. Una lunga malattia l’aveva resa paralitica e le aveva atrofizzato i sensi.
da "Estate - La vacanza"
E le braccia continuano a mescolare, mentre il resto del corpo, ormai senza testa, si liquefa in una cremina di grasso, sangue e sudore, scivolando denso lungo i bordi della pignatta. Anche le ossa rimaste scoperte, friabili come zucchero, entrano nell’impasto. Il ventre ondeggia e si ripiega sulle gambe, inglobandole e facendole implodere in una massa gelatinosa che precipita verso i piccoli piedi sformati dalle scarpe strette, finché tutto il tremolante, informe ammasso della fu parte inferiore del corpo della Rubini è risucchiato nella pentola...
da "Autunno - Polvere"
Viveva in quella casa una donna cieca che per conoscere le cose leccava la polvere. Una lunga malattia l’aveva resa paralitica e le aveva atrofizzato i sensi.
La
sua lingua soltanto era viva. S’insinuava in una fessura fra i mobili,
dove la polvere s’era nascosta da anni, e di ogni granello riconosceva
la provenienza...
da "Inverno - Il campo"Nella penombra ambrata dal sole, fra questi manichini sorridenti coi capelli rigidi per lo sporco, questi enormi orsi di pezza le cui repliche vive verranno a cercarmi fra qualche ora e l'odore di plastica bruciata, mi sento al sicuro.
Che
tu nasca bambino o adulto non dimenticherai mai i primi tempi nel Nido e
i grandi giocattoli buoni che ti hanno coccolato nel buio, quando fuori
soffiava il vento e non sapevi ancora i nomi e le dimensioni delle
cose.
È possibile leggere "Polvere" in versione ridotta sul sito di oblique e cliccando qui potete scaricare i racconti della serata 8x8 (fra cui il mio "polvere") in pdf.
.... tutta questa "gioia" deve avermi dato alla testa: quando mai ho pubblicato nel blog dei testi colorati?... mah!
sabato 19 dicembre 2009
25° Anniversario della mia vita da lettrice
A fine anno internet si riempie di liste dei migliori film, libri, dischi, marche di sigarette (ah, quelle no, mi sa), palline da tennis, riviste di caccia e riviste di musica e riviste sul panda coreano, blog, personaggi dei cartoni, cioccolata, carta da pacchi e carta da parati, le migliori bolle da scoppiare (quelle piccole o quelle belle grosse che danno soddisfazione ma finiscono prima?) e così via.
Sto terminando il 2010 con uno dei libri più straordinari che mi sia mai capitato di leggere: "Edwin Mullhouse: vita e morte di uno scrittore americano" di Steven Millhauser. Leggo lentamente, gustando ogni minuziosa descrizione di questo incredibile capolavoro perché so che non mi capiterà un libro simile per molto tempo. Non che non ce ne siano di altrettanto belli, ma questa biografia immaginaria di uno scrittore di dieci anni è la quintessenza della rarità, è, a dire il vero, unica.
In onore della biblioteca di Edwin a 5 anni, farò una lista dei migliori libri letti in 25 anni. Uh, sì, compio 25 anni come lettrice e voglio festeggiare.
Ecco, in ordine del tutto casuale, i libri che mi hanno formata, che più ho amato, che hanno costruito, pagina dopo pagina, lo skyline del mio immaginario e i confini della mia visione del mondo.
Sicuramente avranno fatto la loro bella parte anche gli altri 900 e passa libri che non includerò nella lista, per essere onesta. Anche i brutti libri formano. I mediocri sono i migliori a lavorare nei sotterranei dell'inconscio. I bei libri si dispongono come fedeli, solidi mattoni. Ma qui citerò solo quelli che per me sono i migliori, quelli che porterei nell'isola deserta (anche se non riuscirei a trascinare la valigia) o che imparerei a memoria in uno scenario alla Fahrenheit.
Sto terminando il 2010 con uno dei libri più straordinari che mi sia mai capitato di leggere: "Edwin Mullhouse: vita e morte di uno scrittore americano" di Steven Millhauser. Leggo lentamente, gustando ogni minuziosa descrizione di questo incredibile capolavoro perché so che non mi capiterà un libro simile per molto tempo. Non che non ce ne siano di altrettanto belli, ma questa biografia immaginaria di uno scrittore di dieci anni è la quintessenza della rarità, è, a dire il vero, unica.
In onore della biblioteca di Edwin a 5 anni, farò una lista dei migliori libri letti in 25 anni. Uh, sì, compio 25 anni come lettrice e voglio festeggiare.
Ecco, in ordine del tutto casuale, i libri che mi hanno formata, che più ho amato, che hanno costruito, pagina dopo pagina, lo skyline del mio immaginario e i confini della mia visione del mondo.
Sicuramente avranno fatto la loro bella parte anche gli altri 900 e passa libri che non includerò nella lista, per essere onesta. Anche i brutti libri formano. I mediocri sono i migliori a lavorare nei sotterranei dell'inconscio. I bei libri si dispongono come fedeli, solidi mattoni. Ma qui citerò solo quelli che per me sono i migliori, quelli che porterei nell'isola deserta (anche se non riuscirei a trascinare la valigia) o che imparerei a memoria in uno scenario alla Fahrenheit.
Questi davvero quando avevo dieci anni li sapevo a memoria. Li ho letti una dozzina di volte a testa:
Mark Twain "Le avventure di Huckleberry Finn"
Astrid Lindgren "Ronja, la figlia del brigante"
Lewis Carroll "Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie / Attraverso lo specchio"
Astrid Lindgren "Ronja, la figlia del brigante"
Lewis Carroll "Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie / Attraverso lo specchio"
Poi, a undici anni, ho scoperto il fantasy:
J.R.R. Tolkien "Il signore degli anelli"
(qui ci sarebbero una quarantina di libri che non meritano il podio, anche se mi erano piaciuti all'epoca)
A tredici anni ho letto il primo libro "formativo", quello che ti cambia il modo leggere:
Jack London "Martin Eden" di cui, letto qualche anno dopo, cito anche "Il vagabondo delle stelle"
Ho buttato i fantasy e mi sono data alle letture "serie" e ai "grandi classici" per così dire, intervallati da qualche contemporaneo. Questi i libri che rileggerei (se non ce ne fossero tanti altri in giro da scoprire)
Arthur Rimbaud "Opere in versi e in prosa"
William Blake "Visioni"
Jean Genet "Notre-Dame-des-Fleurs", "Querelle de Brest" e "Le serve"
Charles Baudelaire "I fiori del male e tutte le poesie"
Fedor M. Dostoevskij "I fratelli Karamazov", "Delitto e castigo", "L'idiota" e "I demoni"
Nietzsche "Crepuscolo degli idoli", "Così parlò Zarthustra"
Hermann Hesse "Siddharta", "Il lupo della steppa" e "Narciso e Boccadoro"
Thomas Mann "Doctor Faustus"
Luigi Pirandello "Uno, nessuno e centomila"
G. G. Màrquez "Dell'amore e di altri demoni"
John Updike "Brazil"
Fleur Jaeggy "La paura del cielo" e "I beati anni del castigo"
G. G. Màrquez "Dell'amore e di altri demoni"
John Updike "Brazil"
Fleur Jaeggy "La paura del cielo" e "I beati anni del castigo"
Antonin Artaud "Eliogabalo o l'anarchico incoronato" e "Il teatro e il suo doppio"
Coleridge "La ballata del vecchio marinaio"
Josè Lezama Lima "Paradiso"
Albert Camus "Lo straniero"
Samuel Beckett "Aspettand Godot"
Federico Garcìa Lorca "Libro de Poemas", "I sonetti dell'amore oscuro" e il "Romancero Gitano"
D.H. Lawrence "Il serpente piumato"
Edgar Allan Poe "Racconti del terrore"
Franz Kafka "Il processo" e "I racconti"
Giacomo Leopardi "Canti"
Jack Kerouac "Sulla strada"
Virginia Woolf "Orlando"
M. A. Bulgakov "Il Maestro e Margherita" e "Cuore di cane - Diavoleide - Le uova fatali"
Nikolaj V. Gogol "Il cappotto; il naso"
Shakespeare "Amleto"
Josè Lezama Lima "Paradiso"
Albert Camus "Lo straniero"
Samuel Beckett "Aspettand Godot"
Federico Garcìa Lorca "Libro de Poemas", "I sonetti dell'amore oscuro" e il "Romancero Gitano"
D.H. Lawrence "Il serpente piumato"
Edgar Allan Poe "Racconti del terrore"
Franz Kafka "Il processo" e "I racconti"
Giacomo Leopardi "Canti"
Jack Kerouac "Sulla strada"
Virginia Woolf "Orlando"
M. A. Bulgakov "Il Maestro e Margherita" e "Cuore di cane - Diavoleide - Le uova fatali"
Nikolaj V. Gogol "Il cappotto; il naso"
Shakespeare "Amleto"
Marguerite Yourcenar "L'opera al nero"
Somerset Maugham "La luna e sei soldi"
Elsa Morante "Menzogna e Sortilegio" e "La storia"
Jerome K. Jerome "Tre uomini in barca"
Fernando Pessoa "Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares"
Italo Calvino "Le città invisibili"
Arundhati Roy "Il dio delle piccole cose"
Somerset Maugham "La luna e sei soldi"
Elsa Morante "Menzogna e Sortilegio" e "La storia"
Jerome K. Jerome "Tre uomini in barca"
Fernando Pessoa "Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares"
Italo Calvino "Le città invisibili"
Arundhati Roy "Il dio delle piccole cose"
A vent'anni ho capito che ghettizzare le opere di genere era una gran cazzata e che Philip K. Dick poteva stare benissimo accanto a Dostoevkij nella mia personale lista di capolavori (e anche in quella generale, va...) Ho letto tonnellate di fantascienza e fantasy. Ho scoperto i fumetti. And the best, nel solito ordine casuale
Philip K. Dick "Un oscuro scrutare", "La svastica sul sole", "Ubik", "I Simulacri", "Scorrete lacrime, disse il poliziotto" e "Radio libera Albemuth"
Theodore Sturgeon "Cristalli sognanti" e "Nascita del superuomo"
Gregory Bateson "Verso un'ecologia della mente"
Angela Carter "Le infernali macchine del desiderio del dottor Hoffmann"
Ango Sakaguchi "Sotto la foresta dei ciliegi in fiore"
Hugo Pratt "Corto Maltese"
Douglas Adams "Guida galattica per autostoppisti" e "La vita, l'Universo e tutto quanto"
Ursula K. Le Guin "I reietti dell'altro pianeta" e "La falce nei cieli"
Neil Gaiman "Sandman" e "American Gods"
Julio Cortàzar "I racconti"
George Orwell "1984"
Richard Matheson "Io sono leggenda" e "Tre millimetri al giorno"
Marjane Satrapi "Persepolis"
Alejandro Jororowsky - Moebius "Incal"
William Golding "Il signore delle mosche"
Roger Zelazny "Le cronache di Ambra"
Haruki Murakami "L'uccello che girava le viti del mondo"
Jorge Luis Borges "Finzioni" e "L'Aleph", "Altre inquisizioni"
Ray Bradbury "Fahrenheit 451"
Dylan Thomas "Poesie e racconti"
Joseph Conrad "La linea d'ombra"
Carlo Ginzburg "Il formaggio e i vermi"
Tzvetan Todorov "La conquista dell'America."
Alan Moore "Watchman"
Enki Bilal "Trilogia Nikopol"
Pierre Bourdieu "La distinzione"
Michael Chabon "Il sindacato dei poliziotti Yiddish"
Josè Saramago "Cecità"
Shaun Tan "L'approdo"
Charles Burns "Black Hole"
ah... e anche se non l'ho ancora finito:
Steven Millhauser "Edwin Mullhouse: vita e morte di uno scrittore americano"Theodore Sturgeon "Cristalli sognanti" e "Nascita del superuomo"
Gregory Bateson "Verso un'ecologia della mente"
Angela Carter "Le infernali macchine del desiderio del dottor Hoffmann"
Ango Sakaguchi "Sotto la foresta dei ciliegi in fiore"
Hugo Pratt "Corto Maltese"
Douglas Adams "Guida galattica per autostoppisti" e "La vita, l'Universo e tutto quanto"
Ursula K. Le Guin "I reietti dell'altro pianeta" e "La falce nei cieli"
Neil Gaiman "Sandman" e "American Gods"
Julio Cortàzar "I racconti"
George Orwell "1984"
Richard Matheson "Io sono leggenda" e "Tre millimetri al giorno"
Marjane Satrapi "Persepolis"
Alejandro Jororowsky - Moebius "Incal"
William Golding "Il signore delle mosche"
Roger Zelazny "Le cronache di Ambra"
Haruki Murakami "L'uccello che girava le viti del mondo"
Jorge Luis Borges "Finzioni" e "L'Aleph", "Altre inquisizioni"
Ray Bradbury "Fahrenheit 451"
Dylan Thomas "Poesie e racconti"
Joseph Conrad "La linea d'ombra"
Carlo Ginzburg "Il formaggio e i vermi"
Tzvetan Todorov "La conquista dell'America."
Alan Moore "Watchman"
Enki Bilal "Trilogia Nikopol"
Pierre Bourdieu "La distinzione"
Michael Chabon "Il sindacato dei poliziotti Yiddish"
Josè Saramago "Cecità"
Shaun Tan "L'approdo"
Charles Burns "Black Hole"
ah... e anche se non l'ho ancora finito:
A che e a chi serve questa lista? Che ne so... a che servono le liste? A non dimenticare, forse, a creare un po' di polemica se sono classifiche. Questo è il mio personale distillato alchemico di 25 anni di letture. Magari non tutti sono capolavori, alcuni semplicemente li ho amati troppo o sono stati talmente importanti da cambiare la mia vita e il mio modo di essere.
martedì 3 novembre 2009
Vamp 2009
Segnalo l'antologia "Vamp 2009". Raccoglie storie di vampiri. C'è anche un mio racconto: Natività.
Uh, come sono prolissa oggi. Io li ho già letti tutti (per un mese sono stati gratuitamente consultabili sul sito ePress) e credo che, registrandovi, possiate ancora leggerli online.
- Tequila e Mosquitos di Maria Silvia Avanzato.
- Fino all’ultimo vampiro di Gianfranco Staltari.
- Fratelli di Antonino Alessandro.
- La cura di Andrea Viscusi.
- Il turno di notte di Carmine Cantile.
- Mezzanotte di Maurizio Ferrero.
- Variazione in tre atti di Martina De Martino.
- Primo sangue di Carmelo Massimo Tidona.
- La sento di Andrea Garagiola e Marta Carroli.
- Sangue di Silvia Arioli.
- Natività di Marialuisa Amodio.
- 7 Cadaveri di Sebastian Carbogno.
- Quella non vita di Gino Balloch.
- In fondo al fiume di Daniele Picciuti.
- Lacrime di Valter Giraudo.
- Thomas di Giorgia Rebecca Gironi.
- Ultima fermata ad Ocosingo di Demis Zampelli.
- Il Cavaliere e la Morte di Giulia Arena.
- Sephira di Federica Camana.
- Non è una malattia, è una maledizione! di Alessandra Pizzi.
- I vampiri non ti faranno mai del male, lo prometto di Manuela Zanesco.
- La caccia di Eleonora Della Gatta.
Potete acquistarla qui.
Uh, come sono prolissa oggi. Io li ho già letti tutti (per un mese sono stati gratuitamente consultabili sul sito ePress) e credo che, registrandovi, possiate ancora leggerli online.
I racconti contenuti nel volume
- Il ponte sul fiume di Alessia Canelli.- Tequila e Mosquitos di Maria Silvia Avanzato.
- Fino all’ultimo vampiro di Gianfranco Staltari.
- Fratelli di Antonino Alessandro.
- La cura di Andrea Viscusi.
- Il turno di notte di Carmine Cantile.
- Mezzanotte di Maurizio Ferrero.
- Variazione in tre atti di Martina De Martino.
- Primo sangue di Carmelo Massimo Tidona.
- La sento di Andrea Garagiola e Marta Carroli.
- Sangue di Silvia Arioli.
- Natività di Marialuisa Amodio.
- 7 Cadaveri di Sebastian Carbogno.
- Quella non vita di Gino Balloch.
- In fondo al fiume di Daniele Picciuti.
- Lacrime di Valter Giraudo.
- Thomas di Giorgia Rebecca Gironi.
- Ultima fermata ad Ocosingo di Demis Zampelli.
- Il Cavaliere e la Morte di Giulia Arena.
- Sephira di Federica Camana.
- Non è una malattia, è una maledizione! di Alessandra Pizzi.
- I vampiri non ti faranno mai del male, lo prometto di Manuela Zanesco.
- La caccia di Eleonora Della Gatta.
Potete acquistarla qui.
mercoledì 28 ottobre 2009
Sul fantastico
Generalmente si vede nel fantastico una fuga dalla realtà e dal mondo. La maggior parte delle motivazioni dei fruitori del genere fantastico (in tutte le sue varianti e mezzi di espressione, siano letterari, cinematografici, pittorici ecc.) convergono su questa funzione di liberazione, o almeno momentaneo allontanamento, dalla grigia, quotidiana difficoltà del reale. Mi chiedo in quale mondo fantastico vivano tutto il tempo per non vedere l'estenuante imprevedibilità della realtà in cui viviamo. E' il realismo la vera "fuga dalla realtà" poiché si basa sull'illusione del controllo e sulla perfettibilità e oggettività della conoscenza.
I fruitori impegnati, vergognandosi di provar piacere per qualcosa di improduttivo, affermano di cercare nel fantastico una rappresentazione simbolica della nostra realtà. Per cui, banalmente, un orco rappresenta un uomo cattivo, un mutante con le ali il desiderio di superare i propri limiti e via dicendo. Ma così ci avviciniamo all'allegoria, sterile esercizio di traduzione da concetti a immagini arbitrarie, poi sedimentate nell'immaginario collettivo. E il fantastico è tutto fuorché sterile. Un orco è esattamente quello che è: un orco. E in questo essere viene l'incanto, il terrore e la gioia per l'abbondanza dell'esistente. E' questo piacere intriso di paura che proviamo da bambini scoprendo il mondo, e poi dimentichiamo, quando ci accorgiamo che il tempo a nostra disposizione è troppo breve per percorrere anche solo una minuscola parte della vastità dell'universo, e che dovremmo camminare mille anni, forse, per incontrare, del tutto casualmente, un orco. Allora costruiamo un mondo irreale, fatto di schemi tramandati e parziali risposte, un mondo piccolo e controllabile, a misura dei nostri limiti. E lo chiamiamo "realtà". Quel piacere lo ritroviamo, da adulti, nel fantastico. Indebolito com'è, lo releghiamo subito fra le cose da bambini, cose di puro intrattenimento. I limiti del nostro piccolo mondo e della nostra coscienza sono ben saldi (forse solo nei sogni ci fa ancora paura la brulicante, immensa, imprevedibile realtà che abbiamo disimparato a percepire).
Non leggo letteratura fantastica per fuggire dalla realtà, ma per avvicinarmi alla realtà.
Sicuramente Shakespeare l'ha detto meglio nell'Amleto:
"Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia."
venerdì 9 ottobre 2009
Amore 2.0
Vi segnalo l'uscita dell'antologia "Amore 2.0. Amori liquidi e ipertecnologici", edita da 9muse.net.
C'è un mio racconto: "Amore, sono a casa".
Lo potete ordinare in libreria o sul sito : http://www.9muse.net/catalogo.shtml
C'è un mio racconto: "Amore, sono a casa".
Lo potete ordinare in libreria o sul sito : http://www.9muse.net/catalogo.shtml
Titolo: Amore 2.0 – amori liquidi e ipertecnologici.
Codice: ISBN 978-88-903365-6-0
Edizioni 9muse – Distribuzione nazionale: Del Porto s.p.a.
Autori: Albert Wayne-Alessandro Bastasi-Antonio Zoppetti-Carla Reschia-Grazia Cicciotti- Dario Rivarossa-Silvia Désirée Icardi (la Desy)-Elena Colombo-Francesca Panzacchi-Gianluca De Salve-Marialuisa Amodio-Massimo Junior D’Auria-Leo-Riccardo Scirè-Rita Porretto-Sara Ronco-Silvia Dal Lago
genere: racconti
formato: brossura
pagine: 114
prezzo: 12,90 euro
Ti ha lasciato in 160 caratteri?
Ti ha conquistata con le faccine?
Se galeotto fu il telefonino, se la notte non dormi aspettando un suo messaggino, se di giorno guardi mille volte il display aspettando che si illumini, se gli mandi 200 sms al giorno, se sul suo telefonino hai beccato un messaggino sospetto, se controlli la posta compulsivamente nell’attesa della “sua” email, se ti ha incantata con la poesita sul suo blog che sembrava scritta proprio per te, così come sembrava alle altre ventidue… se l’hai conosciuto su internet e pensavi fosse amore e quando l’hai incontrato hai scoperto che era un calesse, se ti innamori delle parole…
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