Rapporti di ricerca sulla vita sessuale delle formiche australiane e sugli ultimi avvistamenti di corridori onirici
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domenica 1 maggio 2011

Aspiranti cyberuomini in sala d'attesa

Qualche giorno fa sono andata a farmi una visita per delle crisi d'asma che mi stanno tormentando da gennaio. Secondo mio marito si tratta di un disturbo psicosomatico, perché ogni volta che nomina L.J.S. (l'autrice dei libri che sto traducendo) mi scatta l'asma, tipo il nitrito dei cavalli in Frankenstein Junior quando si nomina Frau Blucher. Può darsi, ma non è di questo che voglio parlare.

Sono le otto di mattina del giorno dopo pasquetta quando entro nella sala d'attesa del mio medico a Matera e trovo un gruppo di vecchietti intenti a discutere animatamente di transumanesimo, cibernetica e religione in salsa futuristico-eretica. Mi siedo. Forse non sono ancora del tutto sveglia. Sì, stanno proprio parlando di cicli di reincarnazione, realtà virtuali con echi matrixiani e dickiani, trasmigrazione delle anime nelle macchine. Vanno avanti per un'ora buona e alla fine il più giovane (un tipo robusto, capelli sale e pepe sotto la coppola, sulla sessantina) conclude: fra qualche anno la carne umana non esisterà più, saremo tutti robotizzati.

Stelarc, artista postumanista, in posa con il suo terzo orecchio
Tornando a casa ripenso alla conversazione dei vecchietti e mi chiedo perché mi sorprenda tanto che parlassero di transumanesimo e non di acciacchi, politica e ricordi di gioventù. Più che sorpresa provo sollievo. E la sensazione di sollievo diventa sempre più intensa quando entro in casa e trovo il televisore acceso in cucina che, come al solito, si guarda da solo. C'è la solita serie tv italiana del nonno per amico che ha il figlio carabiniere e il nipote prete (o qualcosa del genere, tanto sempre quelli sono gli ingredienti). Almeno il televisore è utile alla mia gatta che ci sta appollaiata sopra a guardare i fantasmi sul soffitto (è molto freddolosa ed è vecchiotta anche lei... forse dovrei passarle qualche saggio di cibernetica). Vado in camera e accendo il pc. Ronza come un calabrone asmatico ed è l'ultimo posto in cui vorrei trasmigrare, ma compie ancora il suo dovere e mi mostra subito le pagine che cercavo. Sono in vacanza, il medico mi ha assicurato che anche stavolta non sto per morire, almeno non di asma, e ho una gran voglia di andare al cinema (è una delle prime cose che mi viene in mente quando sono felice). Cerco fra i film italiani, perché almeno quest'anno vorrei dare i miei soldini a qualche produzione nostrana. E poi due anni fa è uscita una piccola perla (anzi un minerale alieno): L'uomo fiammifero di Marco Chiarino. Non sia mai dovesse ripetersi il miracolo. Ma, almeno nei mesi di marzo e aprile 2011 non tira aria di miracoli. È la solita pappa pseudo-manieristica di neo (nel senso di tumore) realismo italiano. Film in cui, se ci fosse una scena ambienta nella sala d'attesa di uno studio medico del Mezzogiorno (ahia), i vecchietti innanzitutto sarebbero definiti "nonni" (anche se si fossero fatti sterilizzare a cinque anni) e parlerebbero di acciacchi, di nipoti carabinieri, di ricordi di gioventù, di quando si stava peggio, ma si stava meglio e di scottanti temi d'attualità. Tutto nei termini più banali e annacquati possibili.
Questi film pretendono di descrivere la realtà, ma, per fortuna, la realtà è ben diversa.

giovedì 13 gennaio 2011

Blog Warming Party


Benvenuto nella nuova casa del Cronopio sul Comò. Appendi pure il cappotto e accomodati. Fai un giro nelle nuove stanze (libri, formiche e corridori) e lascia un commento sul libro degli ospiti. Fruga liberamente nei cassetti e, se vuoi tornare a farmi visita, salva il blog fra i preferiti, abbonati ai feed o iscriviti al club degli "avvistatori tenaci".
Su splinder avevo un monolocale e non potevo fare molte modifiche o personalizzare gli spazi. Ora ho un vero appartamento e sono libera di abbattere muri e appendere tutti i quadri che voglio.
Questo passaggio rispecchia quello che ho fatto l'anno scorso insieme a mio marito. Quando ci siamo trasferiti in un piccolo ma comodo bilocale, ci siamo chiesti come eravamo riusciti a sopportare la vita nello spazio asfittico di una monocamera di 24 mq per quasi cinque anni, con un'arcigna padrona di casa che non ci permetteva nemmeno di appendere un poster. Per la prima volta abbiamo dato una festa di benvenuto, perché per la prima volta ci sentivamo davvero a casa.
Dopo il trasloco di questo blog ho provato quasi le stesse sensazioni. È stato faticoso, ma ne è valsa la pena. Su splinder non permettono di esportare i blog, forse perché temono una fuga in massa. Alcuni volenterosi hanno sviluppato dei plugin che consentono di esportare un blog da splinder a wordpress. E da lì è possibile importare su blogger. Ma è necessario installare wordpress in locale. Ci ho provato. Non ha funzionato perché non riuscivo a scaricare il programma. Si interrompeva il download al 20% e, anche dopo una notte intera, non faceva progressi. E così, approfittando di una pausa lavorativa, ho copincollato tutti i post. Non sono tanti, ma è stato come usare il motorino per trasportare i pacchi uno a uno nella nuova casa. Dopo un po' ti vien voglia di mollare qualcosa per strada (una mezza dozzina di post, in effetti, l'ho buttata via).
L'idea di spezzare il blog l'ho presa in considerazione solo per un millesimo di secondo. Non volevo lasciarmi dietro il cadavere di un blog-archivio.


Tutta la vicenda mi ha fatto venire in mente gli scenari possibili di un futuro in cui, anziché i blog, siano le persone stesse a vivere online, dopo la morte fisica. Sull'argomento c'è già una discreta letteratura. Cito i primi che riesco a ricordare: l'anime "Ghost in the Shell", il racconto "Alice 2.0" di Sergio Cicconi, presente nel numero 61 di Robot, un episodio di Doctor Who (Silence in the library).
Ora, immagina che, anziché le imprese di pompe funebri, le prime a essere contattate dopo un decesso siano le piattaforme di hosting. Ci saranno quelle gratuite e quelle a pagamento.
Nella scelta della piattaforma su cui passare il resto dell'eternità bisogna porre molta attenzione a tanti aspetti: la stabilità e la capienza del server, la possibilità di avere una vita sociale, di viaggiare, di essere sempre raggiungibile da amici e parenti, di rendere gradevole e accogliente la nuova casa nel cyberpazio, di essere protetto da malware e spie. E di poter traslocare in un altro quartiere o città quando desideri. Nessuno vorrebbe essere cyberizzato in un ghetto. O in una cybernazione con le frontiere chiuse.

Per inaugurare la casetta nuova del blog ho scritto tre racconti freschi freschi sull'argomento.

#1 Storia di M. (un dramma)


M. nella cortavita faceva il saldatore. La sua seconda vita è cominciata su una Soul Hosting appena creata. Sua sorella, l'unica parente in cortavita, aveva un'impresa di virtualcoffee brasiliano, ma era andata in bancarotta quando fra i defunti era tornato di moda lo spleensleep (una miscela di sonniferi che consentiva di andare in modalità sleep finché nel proprio sito non succedeva qualcosa d'interessante). Inoltre, mantenere tre generazioni di zie, zii, nonni, bisnonni, nipoti sulle varie piattaforme aveva prosciugato i fondi di famiglia. Così, alla fine della cortavita, M. era finito su Freeworld. Ma la libertà era solo nel nome e nelle invasive pubblicità che andavano a intasare le caselle di spam delle persone in cortavita.
M., dopo aver sopportato due decadi di dittatura, ha tentato la fuga. Si è rivolto a dei programmi pirata che gli hanno fornito un plugin per navigare nel web aperto senza essere tracciato e approdare su un'altra piattaforma. Il sogno di M. è di ricongiungersi ai suoi parenti in Moonland. Ma la Soul Hosting ha una capacità di archiviazione ridotta e accetta nuovi arrivi solo dopo selezione in cortavita. M., dopo aver rischiato di perdere tutti i suoi ricordi, i pensieri e persino i programmi operativi nell'avventurosa traversata, è giunto in una delle più grandi Soul Hosting internazionali. Ma i cycop l'hanno beccato subito.
Ora M. è rinchiuso in una cartella di detenzione temporanea. Domani lo reimporteranno su Freeworld. La grossa Soul Hosting, di cui non faremo il nome per non essere censurati, è a conoscenza del destino dei fuggitivi su Freeworld. M. sarà cancellato. Firma ora la petizione per l'abbattimento delle barriere e per un libero Soul Hosting. Non portiamo anche in paradiso gli orrori della cortavita.


                                                                                                        


#2 La nonna vi odia, provinciali del botdick! (una commedia)


«Ma', avete pensato all'esportazione della nonna da Amicipersempre.it?»
«No, non abbiamo i soldi»
«Ma mi sta dando il tormento. Mi intasa la casella di posta e ieri mi ha mandato un virus che mi ha sputtanato il Game Center. Non ce la faccio più»
«Sopporta. Le passerà»
«Senti, rinuncio alla paghetta e giuro che mi manterrò da solo all'università lavorando al McDonald»
«Non se ne parla. Hai diritto a goderti la tua cortavita. Ci stanno vampirizzando. Ormai sembra che l'unica vita sia quella degli Hosting. È una questione di principio»
«Tua madre ha ragione. Nell'ultimo mese si sono suicidati altri tre dei miei colleghi. Se continua così andremo in fallimento e verremo licenziati tutti. Chi manterrà i server se vanno a fare tutti la bella vita sugli Hosting?»
«Dovrebbero fare una legge che vieti la trasmigrazione dei suicidi»
«Sì, e perché non sostieni anche la legge anti-aborto? Cavoli, non vi facevo così cattofetish»
«Che c'entra? Solo perché il Vaticano, una volta tanto, sostiene una legge giusta, non dovremmo rifiutarla a priori»
«Infatti. Io e tua madre ti abbiamo sempre insegnato a pensare con la tua testa e a valutare le idee indipendentemente da chi le professa»
«Vabbe', sì, grazie. Farò sempre tesoro delle vostre pillole di saggezza. Ma ora chi mi libera dalla nonna?»
«Aaah, che pazienza! E dove vuole andare di preciso?»
«Su Friendsforever.com. Dice che Amicipersempre.it è troppo provinciale»
«Ma se non sa nemmeno l'inglese!»
«Dice che se continua a vivere su Amicipersempre non lo imparerà mai»
«Comprale un corso di lingua e dille che può comunicare via simpletext in chat con tutti gli inglesi che vuole»
«Mamma, non hai capito. Vuole farsi un americano che ha conosciuto in chat»
«Farsi in che senso?»
«Fare sesso, scopare! Cavoli, nonna ha ragione, siete proprio dei provinciali»
«Torniamo al punto di partenza: non abbiamo i soldi»
«Ed è una questione di principio»
«Vi prego, aiutatemi. Ha minacciato di distruggermi il computer»
«Va bene. Dobbiamo bloccarla»
«Non lo diresti se fosse tua madre!»
«Caro, mia madre era troppo intelligente per andarsi a infognare in una Hosting nazionale. Amicipersempre se l'è scelto lei e ci è pure costata cara»
«Sì, sì, bloccatela»
«E va bene. Ma solo per un paio d'anni. Finché non si sarà calmata. Dio, cosa penseranno i miei colleghi se blocco l'accesso a mia madre?»

                                                                                                        


#3 Ultimo messaggio (una storia d'amore)


Amore mio,
quando ti svegliarai, non mi troverai al tuo fianco. Sei morta da cinquant'anni ormai e se mi vedessi, forse non mi riconosceresti nemmeno. Sono grigio, flaccido, stanco. Tu sei sempre giovane e meravigliosa. Ti conosco più di quanto avrei potuto conoscerti se fossimo invecchiati insieme.
Ho trascorso ogni minuto degli ultimi cinquant'anni a traferire i tuoi ricordi, i tuoi pensieri, la tua bellissima anima in una Soul Hosting. Ora la tecnologia è migliorata ed è possibile trasferire anche chi è morto all'improvviso, senza poter fare un pre-downloading.
Ti ricordi, stavamo andando a trovare i tuoi genitori per annunciare il nostro matrimonio. Un camion ci è venuto addosso. L'asfalto era gelato. Il guidatore ubriaco. Ho caricato sette minuti fa il tuo ultimo ricordo. Ho il cancro.
Non m'importa di morire. Sei tu la mia vita.
Ora che ho finito, non so cosa fare. Mi avevano detto che un trasferimento manuale era impossibile, che nessuno l'aveva mai tentato perché avrebbe richiesto almeno cento anni di lavoro. Io ci sono riuscito in cinquant'anni. Ho dormito poco e, quando dormivo, sognavo te.
Ho appena ricevuto la lettera di rifiuto dell'ultimo Soul Hosting a cui avevo chiesto il pre-download. Dicono che dal test sono risultato ridondante. Tutti i miei ricordi coincidono con i tuoi. Quelli che avevo prima dell'incidente sono una percentuale troppo bassa. Nessuno accetta mirror-life. Non so come convincerli che non sono una copia. Sai, alcuni tentano di creare una seconda copia di se stessi nel timore di essere cancellati per sbaglio o per un bug di sistema. Le mirror-life sono giustamente vietate.
Ma un caso come il mio non si è mai manifestato prima e il sistema centrale non capisce l'amore.
Una piccola Hosting mi ha proposto un trasferimento parziale. Accetterebbero solo la mia vita fino al giorno del nostro incontro. Da allora i ricordi si fanno troppo simili ai tuoi, perché ho rivissuto troppe volte i nostri momenti insieme dal tuo punto di vista per conservare una prospettiva personale.
Potrei continuare a vivere in una Hosting e tu potresti cercarmi. Mi racconteresti delle nostre cortevite e potremmo ricominciare la nostra storia. Prima o poi, forse, riusciremmo a ottenere un ricongiungimento. Ma non voglio perderti, non voglio dimenticare chi sei. No, non cancellerò gli ultimi cinquant'anni.
Io e te ora siamo una cosa sola.
Ti  conosco, amore mio, e so cosa penserai. Sarai confusa, arrabbiata, mi odierai per averti amato con quello che ti sembrerà mostruoso egoismo.
Ma, quando avrai vissuto qualche anno nelle Hosting, capirai perché l'ho fatto. Perché ho scelto la vera morte.
Lì non è possibile amare.
Lascio a te la scelta. Ho installato un plugin criptato di eutanasia. Non preoccuparti, anche questo messaggio è criptato, ma fai attenzione: se te lo trovano, lo cancellano e dovrai restare nell'Hosting per sempre. Non è la vita che conosci. Avrai migliaia di amici, potrai scambiare pensieri, scaricare ricordi. All'inizio ti sembrerà fantastico. Ma scoprirai di essere sola e di non poter amare mai più. Non come ama chi è destinato a morire.
Tuo, per sempre
A.


sabato 13 novembre 2010

#1

Non c'è bellezza senza mistero. Non sapere se le cose hanno un fine, o una fine, perché la vita è così breve (un moscerino e una stella sono fatui allo stesso modo), non sapere cosa vede un gatto quando fissa il vuoto e se l'amore che proviamo è abitudine, chimica o un buco nero mutaforma, non sapere nulla per certo può ispirare una buona dose di disperazione. Sarei più felice se il mio campo visivo fosse invaso dalla pura luce? Sono le ombre e i contrasti, le zone d'ignoranza, che danno senso alla parola "bello" (la meraviglia è una raffinatezza dell'ignoranza). Se mi fosse concesso di scegliere fra conoscenza e bellezza, non sono sicura che rinuncerei alla seconda, pur con tutto il suo carico di angoscia.

sabato 9 ottobre 2010

Siamo



Siamo sconosciuti
che si sorprendono
dietro le maschere
di intimi amanti

sabato 23 gennaio 2010

10 buoni motivi per alzarsi il sabato mattina


1 Il cuscino sta prendendo fuoco a causa di una fusione nucleare fra gli atomi del tessuto sintetico di bassa qualità della federa e quelli del cuoio capelluto, mutato da una interferenza onirica ad alta frequenza.
2 Il gatto ti sta puntando una pistola alla testa perché vuole i croccantini. E non quelli al tacchintonno che gli hai comprato l'altra volta, perché è contrario ai cibi transgenici. La carne di tacchintonno potrebbe spiegare anche perché il tuo gatto sia in grado di puntarti una pistola alla testa.
3 I vicini del piano di sotto stanno montando i nuovi lampadari, usando l'ultimo kit di attrezzi di ikea ispirato a Guerre Stellari. Ma non hanno interpretato bene i disegni delle istruzioni (forse sarebbero più comprensibili istruzioni scritte in svedese), regolando male la spada laser che ha fatto venire giù il soffitto, te, il letto, il gatto e la pistola.
4 La sveglia digitale che tutte le mattine ti ricorda che devi morire (perché l'hai impostata così, sai di essere una persona distratta e non vuoi dimenticare le cose importanti) non ha funzionato. Senti l'impellente necessità di fare qualcosa che te lo ricordi.
5 Dividi il monolocale con un tizio che lavora di notte in ospedale come inserviente ed è il suo turno di andare a dormire. Questo non sarebbe un buon motivo, visto che potresti anche mandarlo a quel paese e dirgli di dormire sul tappeto, se il tuo coinquilino non fosse un vampiro assetato di sangue e piuttosto irritabile al ritorno dal lavoro.
6 Le cimici che hai comprato su ebay, credendo di acquistare un kit tecnologico incredibilmente avanzato per spiare i vicini, si sono rivelate insetti alieni incredibilmente avanzati e hanno appena trasportato il tuo materasso sul loro pianeta natale.
7 Le tartarughe guardiane dell'Ordine Mondiale delle Azioni Necessarie per la Salvaguardia del Pianeta hanno scoperto che era di vitale importanza che ti alzassi presto questo sabato mattina o l'universo sarebbe imploso.
8 Fuori c'è il sole e gli uccellini cantano. Il problema è che hai dimenticato di chiudere la finestra e abbassare l'avvolgibile e dovrai alzarti per rimediare.
9 Fuori ci sono tre soli e gli uccellini cadono a terra stecchiti. Sarà mica ora di raggiungere il rifugio anti-atomico in cantina?
10 Dopo il disastro atomico, gli scarafaggi hanno preso il potere e ti hanno ordinato di alzarti, anche se è sabato mattina, perché è il giorno della tua esecuzione come criminale di guerra e genocida.
Ricorda di far sparire tutte le prove (bottigliette di Baygon, trappole col veleno ecc.) prima di un disastro atomico.

Se ti sei alzato un sabato mattina, senza la giustificazione di uno di questi buoni motivi, hai compiuto un'azione non necessaria e riceverai una multa dalle tartarughe guardiane dell'Ordine Mondiale: da 100 a 1000 punti in meno di karma positivo.

giovedì 10 dicembre 2009

Corpse fashion


Negli Stati Uniti hanno una cura e una fantasia nell'imbellettare e vestire i defunti che ci fa sembrare pastori neanderthaliani di fronte a una modella parigina. Dall'America del Nord (dopo il rimprovero di un mio studente peruviano cerco sempre di specificare) vengono pure le ultime tendenze in campo funebre.
C'è chi usa le ceneri del caro estinto per far sviluppare la sua ultima fotografia (azienda fotografica InkAfterlife) e chi le usa per creare un diamante. Una volta si portava al dito l'anello della nonna, adesso si può portare direttamente la nonna, cremata e pressurizzata in uno splendido diamante da far incastonare in un anello o in un pendente. Sul sito dell'azienda Life Gem promettono anche diamanti ricavati dai capelli di Michael Jackson.
C'è anche chi usa solo i capelli dei morti per creare esclusivi gioielli (mourning objects, come li definisce la designer Anna Schwamborn). Certo, indossare solo una ciocca di capelli della nonna non è come averla tutta nel diamante, ma il concept è più antico, non lontano dalle usanze funebri di molti popoli.
Pensate che tragedia se un ladro ti sfila la nonna dal dito in metropolitana o te la strappa dal collo sfrecciando in motorino mentre vai a fare shopping. Potrebbe essere un nuovo sbocco per le imprese di rapitori ("ho il diamante con tua nonna, portami centomila euro e niente polizia!")

Aldilà del titolo scemo di questo post e del tono altrettanto scemo con cui ho elencato alcune nuove tendenze nell'elaborazione del lutto e nei riti funebri, il tema merita di essere trattato in modo più serio e approfondito da qualche antropologo (e sicuramente l'hanno già fatto).

Bellezza del virus

Da qualche giorno cerco e salvo sul desktop ingrandimenti di virus. Mi affascinano quelle forme, spesso sferiche o oblunghe, punteggiate di aghi, escrescenze fiorite, filiformi o elicoidali. Un trittico di gigantografie di papilloma, dengue e virus dell'aviaria non sfiguerebbe in salotto, al pari di un bel paesaggio giapponese o di una serie impressionista.
Mi rasserena più di ogni cosa vedere come la natura riproduca la bellezza nell'invisibile, fin nel più piccolo dettaglio.


Dove non arriva l'occhio umano, dalle vastità dell'universo a quelle della polvere di casa, dai colori delle galassie alle striature del corpo di un batterio, ci pensano i progressi nelle ottiche.
Con la consapevolezza che la bellezza è ovunque, fin negli agenti della morte e nelle forme della putrefazione, potrei eliminare la paura della morte, della totale infinita non esistenza.
Proverò a sfogliare le foto dei virus, prima di andare a dormire, e vi farò sapere se funziona.

sabato 14 novembre 2009

Eine Koffer in Berlin

Novembre, mi manca Berlino a novembre. E' passato un anno e non ho mai provato tanta nostalgia. Mi mancano le sberle ghiacciate delle discese in bici alle 7 del mattino, il cielo grigissimo, senza un barlume di luce, la spesa collettiva al mercato turco. Novembre è stato il mese che mi ha permesso di amare davvero Berlino, perché l'ho trascorso con delle persone bellissime. Allora al diavolo il sole, che tanto lì non è mai abbastanza caldo. E' quella coltre arrabbiata di nuvole nere che mi fa nostalgia, come il tetto di un posto che chiami "casa". Dedico questa canzone della divina Marlene agli amici che mi hanno accolta nella Big Pink House. E' grazie agli affetti che lasci in un posto che puoi dare un significato alla parola "ritorno".



mercoledì 28 ottobre 2009

Sul fantastico

Generalmente si vede nel fantastico una fuga dalla realtà e dal mondo. La maggior parte delle motivazioni dei fruitori del genere fantastico (in tutte le sue varianti e mezzi di espressione, siano letterari, cinematografici, pittorici ecc.) convergono su questa funzione di liberazione, o almeno momentaneo allontanamento, dalla grigia, quotidiana difficoltà del reale. Mi chiedo in quale mondo fantastico vivano tutto il tempo per non vedere l'estenuante imprevedibilità della realtà in cui viviamo. E' il realismo la vera "fuga dalla realtà" poiché si basa sull'illusione del controllo e sulla perfettibilità e oggettività della conoscenza.
I fruitori impegnati, vergognandosi di provar piacere per qualcosa di improduttivo, affermano di cercare nel fantastico una rappresentazione simbolica della nostra realtà. Per cui, banalmente, un orco rappresenta un uomo cattivo, un mutante con le ali il desiderio di superare i propri limiti e via dicendo. Ma così ci avviciniamo all'allegoria, sterile esercizio di traduzione da concetti a immagini arbitrarie, poi sedimentate nell'immaginario collettivo. E il fantastico è tutto fuorché sterile. Un orco è esattamente quello che è: un orco. E in questo essere viene l'incanto, il terrore e la gioia per l'abbondanza dell'esistente. E' questo piacere intriso di paura che proviamo da bambini scoprendo il mondo, e poi dimentichiamo, quando ci accorgiamo che il tempo a nostra disposizione è troppo breve per percorrere anche solo una minuscola parte della vastità dell'universo, e che dovremmo camminare mille anni, forse, per incontrare, del tutto casualmente, un orco. Allora costruiamo un mondo irreale, fatto di schemi tramandati e parziali risposte, un mondo piccolo e controllabile, a misura dei nostri limiti. E lo chiamiamo "realtà". Quel piacere lo ritroviamo, da adulti, nel fantastico. Indebolito com'è, lo releghiamo subito fra le cose da bambini, cose di puro intrattenimento. I limiti del nostro piccolo mondo e della nostra coscienza sono ben saldi (forse solo nei sogni ci fa ancora paura la brulicante, immensa, imprevedibile realtà che abbiamo disimparato a percepire).
Non leggo letteratura fantastica per fuggire dalla realtà, ma per avvicinarmi alla realtà.
Sicuramente Shakespeare l'ha detto meglio nell'Amleto:
"Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia."

giovedì 8 ottobre 2009

sabato 26 settembre 2009

L'avventura della vita matrimoniale

Si dice che la vita in una relazione stabile (convivenza o matrimonio) sia una noia mortale. Parole come "avventura", "eccitazione", "passione" sono quasi unanimemente associate a chi passa da una storia all'altra, alle relazioni brevi.
Si pensa agli avventurieri del sentimento come a spiriti liberi amanti del cambiamento. I monogami, invece, amerebbero la sicurezza e sarebbero avversi alla legge del mutamento.
Niente di più falso. Chi passa da un amore all'altro resta sempre lo stesso, non si mette mai in discussione, perché non ne ha bisogno. Appena l'altro glielo richiede, semplicemente tronca la relazione. Il "farfallone amoroso" è più rigido di una radice di baobab, ancorato al centro del proprio essere con puerile egocentrismo. In fondo ama solo se stesso.
Una relazione è come una sfera di vetro in equilibrio s'uno spillo.
Più il tempo passa, più la sfera cresce ed è sempre più difficile tenerla in equilibrio. Ha bisogno di una costante scoperta dell'altro, di continui aggiustamenti, di essere disposti a cambiare qualcosa di sé, di sacrificio e passione, di cure certosine e inesausta attenzione. Non puoi mai rilassarti, c'è sempre qualcosa che entrambi devono fare perché la sfera non si schianti. Il risultato è una pace apparente, ma quanta tempesta in questa quiete!
E' facile innamorarsi e cominciare una nuova storia perché in sostanza devi fare sempre gli stessi passi. Dopo un po' sei un bravo ballerino, li sai a memoria. E' come rifare sempre il primo livello di un videogioco. Cosa c'è di eccitante in questo?
I veri avventurieri sono quelli che salgono sullo spillo, quelli che nonostante la paura di sbagliare accettano di imparare i nuovi passi, quelli che si buttano nei livelli successivi del gioco, anche se, si sa, sono sempre più difficili e la posta in gioco cresce.
Certo, può suonare strano e persino sospetto che la vita più eccitante sia quella matrimoniale (o di convivenza o quello che vi pare, anche la coppia "aperta" se funziona).
Una sfera in equilibrio s'uno spillo sfida costantemente la legge di gravità, così come la monogamia, dicono alcuni, sfida costantemente la legge di natura.

martedì 22 settembre 2009

Ripresa?

Ho abbandonato questo blog per un anno e mezzo. Pensavo di chiuderlo o renderlo privato (ma per tenersi in contatto con gli amici lontani ci sono altri canali. E comunque i miei amici non se lo ricordano mai il nome del blog).
Intanto che decido se riprenderlo o dargli il colpo di grazia,  devo, purtroppo, cancellare il racconto nel post precedente. Uscirà a breve il mio primo libro "da solista" (non un racconto in antologia, insomma) e conterrà "Polvere". Saranno quattro storie di genere... uhm... quelli che hanno già letto "Polvere" sanno il genere, più
o meno.
Alla prossima?

giovedì 3 aprile 2008

News

Unico proponimento: devo riprendere il controllo almeno di questo blog.
A tal fine manterrò tutte le promesse lasciate in sospeso qua e là nei vari post e riprenderò le cose lasciate a metà.
Cominciamo:
- Pamelo, grazie alle richieste della sua nutrita schiera di fan (Zambo dopo che ha fatto colazione e altri fedeli amici) ritornerà a breve sugli schermi dei vostri pc.
- Ho ricaricato la seconda parte del corto "This Bauble", dividendola in due file più leggeri. Ora si dovrebbe vedere.
- Avevo accennato ad alcuni dischi di cui avrei voluto parlare: da domani recensioni a raffica. I migliori dischi del primo trimestre 2008 (non è vero, alcuni sono soltanto buoni).
- Qualche mese fa alcuni mi avevano chiesto di leggere il racconto che avevo scritto sulla scia del film di Cuaron (Children of Men). E' incluso nel libriccino che hanno dato insieme al DVD, ma avevo promesso di metterlo sul blog... l'ho dimenticato, sorry. E' il prossimo post.

Credo di aver finito con le cosette in sospeso. A presto.

mercoledì 19 marzo 2008

3 cose

Questa è la prima cosa che ho visto appena uscita dalla stazione di Ostbanhof. Non ricorda "Il Cielo sopra Berlino"?

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Potsdamer Platz dall'interno del bar Caras. Sui grattacieli si vede il riflesso del dipinto sulla parete all'interno del locale.
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Non so perché questa foto. Volevo metterci il meraviglioso dipinto murale di Blu o un qualsiasi edificio illustrato di Friedrichshain.

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Il senso di questo post? Non ho nessuna voglia di inventarmelo adesso. Un video che non si carica ha occupato quasi tutto il mio spazio mensile. Avevo qualche MB libero, un paio di album che mi piacciono ma che non ho voglia di recensire, il raffreddore, la noia, il palazzo che trema quando passano le macchine e chissà se crolla un giorno, gli incubi notturni che mi lasciano addosso scie catarrose di lumaca, le cose che dovrei fare e ho il tempo di fare ma non la voglia ed è ancora troppo presto per dare la colpa all'afa estiva, gli elenchi del cazzo che fanno un pò stile ma non servono a niente, anche se a volte sono veri, ma per la maggior parte svolgono la stessa funzione di un paio di stivali in pelle o di un cappotto alla moda, il pensiero della morte, il pensiero di cosa preparare per cena. Insomma, avevo queste cose, e ho pensato: ehi, perché non carichi qualche foto così ti togli il pensiero di aggiornare il blog, visto che hai qualche MB libero, un paio di album che ti piacciono ma che non hai voglia di recensire, il raffreddore, la noia eccetera eccetera

venerdì 14 marzo 2008

Banhof Zoo

Di ritorno da Berlino ho pensato: forse dovrei scriverne sul blog. I racconti di viaggio sono un'istituzione, anche se a nessuno interessa più sapere com'è fatto Kotbusser Tor o la porta di Brandeburgo nell'era multimediale e di google earth. Tuttavia questo è stato un viaggio speciale, una ricerca interiore, e Berlino appare sullo sfondo oppure come personaggio astratto - Berlino maestro di chiavi, Berlino-mistero, Berlino-guardiano del cancello che fa stupidi indovinelli, Berlino-amante che seduce e abbandona -. No, temo che un racconto di viaggio non sarebbe interessante. O, più precisamente, sono fatti miei.
Ho tenuto un diario, ma non posso attingervi, perché non descrivo mai la città e i miei vagabondaggi alla scoperta di club e monumenti. Ci sono pezzi del tipo "Sto qui a Potsdamer Platz e rifletto sul senso di questa mia ricerca..." oppure "Oggi sono stata al Banhof Zoo e sento che mi sto perdendo". Capite, sono registrazioni di un altro viaggio, come se avessi vagato in un mondo parallelo che si interseca continuamente con la città di Berlino. E non posso raccontarlo qui, su un blog pubblico.
Invece vorrei parlarvi di Dylan. Ho incontrato Dylan in uno degli appartamenti in cui sono stata ospitata, nel quartiere di Schöneberg. Dylan veniva da Varsavia - dove aveva insegnato inglese per un semetre, alloggiando in uno spartano studentato, con un bagno che era sempre "fuckin' cool!" - ma era originario di San Francisco. Non so altro di lui, tranne che era timido, gentile e generoso, che non aveva un orologio da polso, ma andava in giro con un orologio da tavolo inglese di legno dei primi del '900 stipato nello zaino, e quando qualcuno per strada gli chiedeva l'ora, Dylan apriva la cerniera del suo zainetto di cotone gonfio e liso e tirava fuori questo grosso, antiquato orologio da tavolo. So anche che era gentile e generoso, dicevo, ed ho ottime ragioni per affermarlo. La prima notte a Schöneberg la stanza degli ospiti era piuttosto affollata. Eravamo in nove a dormire in 16 mq scarsi di pavimento. Ed io ero l'unica senza sacco a pelo e senza materassino. Mi stavo rassegnando stoicamente ad avvolgermi nel mio cappotto e ad affrontare una notte scomoda e gelida, quando Dylan mi ha offerto il suo sacco a pelo. "Tanto io sono sotto il termosifone" ha detto.  Un sacco a pelo magnifico, di quelli soffici e caldissimi in piuma adatti alle notti  artiche. Grazie Dylan.
Il mattino seguente l'ho accompagnato in stazione. Al Banhof Zoo ci siamo separati. Io potevo comprare il biglietto anche lì e lui aveva il treno ad Hauptbahnhof, la stazione centrale.
Dylan ha tirato fuori il suo orologio da tavolo inglese in legno massiccio per controllare l'ora.
"Torni a Varsavia?" gli ho chiesto.
"No, a San Francisco."
"Non ti piace Varsavia?"
"Troppo triste. Troppo freddo" risponde con un mezzo sorriso. "E tu?"
"Non lo so. Speravo di trovare a Berlino un specie di rivelazione, di capire cosa fare, come vivere. Ma sono ancora più confusa. Ho anche pensato di venire a vivere qui. Non so, sono molto confusa."
"Anch'io." ha detto lui pensieroso. "Non so cosa farò adesso".
Ci siamo abbracciati. Poi Dylan è scomparso su per la scala mobile dell'U-bahn ed io mi sono messa in fila per il biglietto.
"E allora?" mi ha chiesto una persona quando gli ho raccontato questo episodio. Come se vi cercasse un senso, una morale, una fine. Non c'è.
Solo due anime che si incontrano al Banhof Zoo e si confessano il proprio smarrimento. E si separano (forse) per sempre.
Non so molto di Dylan. So che è timido, gentile e generoso. So che viaggia con un orologio da tavolo inglese dei primi del '900 nello zaino. So che è di San Francisco ed ha insegnato inglese per un semestre a Varsavia. Ma l'ha lasciata, perché è troppo triste e fredda. So che non sa cosa farà, che il futuro è una nube ingarbugliata e oscura, e i segni del passato sono infidi come i sogni, difficili da interpretare. So che Dylan è un'altra strada incrociata solo per un istante, che si perde lontano.

giovedì 13 marzo 2008

This Bauble




Ho deciso di chiudere con la nostalgia. Perciò niente più vecchi corti. Questo è l'ultimo, perché avevo promesso di mostrarlo qualche mese fa, quando vi avevo accennato in un post sull'oltretomba qui
Sì, è corto della ragazza che diventa musica.
Il titolo l'ho preso dal primo verso di una poesia di Emily Dickinson:
This Bauble was preferred of Bees -
By Butterflies admired
At Heavenly - Hopeless Distances -
Was justified of Bird -

Did Noon - enamel - in Herself
Was Summer to a Score
Who only knew of Universe -
It had created Her -

venerdì 8 febbraio 2008

*1

Sono in viaggio giä da una settimana, ma ho dimenticato di avvisarvi. Questo mese, finche' non torno a Roma, non aggiornerö il blog. Indovinate un pö dove mi trovo.... l'umlaut al posto dell'accento puö essere un indizio. In realtä su questa tastiera non ho ancora capito come mettere gli accenti. Tschüss

mercoledì 16 gennaio 2008

Scarabocchi a margine

#1
Del pericolo che una serata in discoteca e un cocktail di troppo inducano al misticismo.
Gambe, scarpe in moto robotico. Conformazioni differenti di carne, galassie di ossa capelli stelle di bigiotteria. Cerco di indossare un "carattere ombroso". Mi chiedono se mi annoio. Sono senza entusiasmo. Davanti a me una ragazza con una lunga cicatrice sul braccio sinistro. Non esistono.
Se tutti i componenti di questa folla esistessero per me, mi perderei.
Forse Dio è colui che sente l'esistenza di ognuno.

#2
Del non sapere cosa fare.
Cosa ti trovi ad essere?
Trovare un lavoro, apprendere le regole del vivere sociale, farsi passare una canna, svegliarsi alle 4 di mattina per assistere alla creazione del mondo, controllare la data di scadenza prima di comprare il latte. Attendere una morte giusta.

#3
Dell'alienazione e del dirigere proficuamente i flussi chimici del cervello.
Non partecipare alla grande alienazione, ma coltivare la propria piccola, personale alienazione come un giardino prezioso.
In fondo viviamo tutti differenti livelli di alienazione, selezionando solo determinati aspetti della realtà. La visione totale ci è preclusa. Siamo sempre esclusi da uno o più settori. Quelli che nel senso comune si definiscono "alienati" sono semplicemente esclusi dai settori più importanti, o più efficaci, o più alla moda. Sono forse meno svegli, o non hanno saputo interpretare i segni dell'alienazione all'ultimo grido, e probabilmente un'educazione sociale sbagliata li ha portati a disperdere i flussi chimici del cervello in azioni e sensazioni fuori moda. O profetiche. Se vedete un barbone trascinare un carrello della spesa pieno di bottiglie d'acqua piovana mentre grandina a dirotto forse sta dirigendo i flussi chimici verso una necessità futura, quando dopo la glaciazione ci saranno il deserto e la sete infinita. Non è un alienato, è solo prudente e previdente.
Ma l'alienzazione perfetta è quella degli scarafaggi, che erediteranno la terra. Forse dovremmo tutti allenarci ad allineare i nostri flussi chimici alla frequenza di quelli essenziali e saggi degli scarafaggi.

martedì 1 gennaio 2008

Genesi... e ritorno.

Ho passato l'ennesimo capodanno a ricordare nostalgicamente quelli che sono stati gli anni più belli della mia vita.  Studiavo cinema all'Accademia de L'Aquila e passavo la maggior parte del tempo a lamentarmi di quanto fosse vuota e provinciale quella città, e ad autodistruggermi un pochino.  E l'altra metà a fare dei folli corti dilettanteschi . Solo che allora non lo sapevo che erano giorni tanto preziosi.
I corti che da oggi presenterò su questo blog sono girati in modo artigianale e montati con le centraline in analogico. Ora ho la possibilità di risistemarli con avid, ma ho preferito non ritoccarli, poiché li sento più simili a dei "filmini" dei ricordi, che a dei prodotti con pretese "artistiche". Perché quando li guardo penso a quanto era stato difficile trovare una donna incinta. E al fatto che allora non avevo internet. E quindi per trovare i versetti della Genesi, visto che nessuno dei miei amici aveva la Bibbia, ero andata in chiesa. E la perpetua mi aveva aperto con sospetto. E avevo finto una crisi mistica per entrare nell'appartamento del prete a leggere la Bibbia. E mentre ricopiavo i versetti su un foglietto il prete mi guardava incerto se chiamare la polizia o trovare credibile una tale urgenza di leggere i testi sacri (e comunque non è facile fingere con efficacia una crisi mistica se si è atei). E di quando alle 5 del mattino per un corto di un mio amico abbiamo mummificato un nostro compagno con un lenzuolo stracciato e l'abbiamo sepolto fra le foglie in un bosco. E gli ho prestato le mie calze di nylon per tenerlo un pò caldo, che c'erano 7 gradi sotto lo zero. Poi si è preso comunque la bronchite (collant o no, stare nel terreno umido a quella temperatura non è salutare), ma eravamo disposti a tutto, ci prestavamo ad ogni azione massacrante, sadica e assurda per attuare le reciproche visioni. E di quando ho riempito il frigo di mani mozze e croci di cioccolato (per gli "effetti speciali" di un altro corto), destando le comprensibili preoccupazioni dei genitori della mia coinquilina in visita. Erano corti assurdi, girati male, anche brutti, ma erano anche stupendi e vivi.
Ho deciso di pubblicarli sul blog per ricordare. E perché amo le persone con cui ho vissuto in quegli anni. Persone che sono cambiate, hanno preso altre strade, come è naturale che sia. E forse per alcuni di loro non è stato un periodo così importante come lo è stato per me. Probabile che sia io l'unica sfigata. E, semmai qualcuno dei miei vecchi amici dovesse capitare su questo blog, spero che possa guardarli come li vedo io, come ricordi preziosi.
Gli altri amici e visitatori sono comunque invitati a guardare questo mio primo corto e a lasciare, se vogliono, un commento.


lunedì 10 dicembre 2007

Ricordare e dimenticare.

Non scrivo poesie, e non capiterà più. Ma avevo bisogno di dire un paio di cose e questo era il modo in cui riuscivo a dirle.

Ad un amico sognatore che si è quasi distrutto con l'eroina e che ho perso di vista.

Marzo di latte nome di
spine lontani termidori
giocare con le voci candite
ventisette anni in un mese
nel giardino del tempo
trovare una lucertola
in panne e soldati nel
cuore del sogno che si
grattano le ferite.

Marzo di latte nome di
spine lontani termidori
lamelliformi desideri
nuotano a rana nel palazzo
del Presidente e la fine
del lavoro non perdona
i fragili sciolti fannulloni
dalle vene sognanti

Marzo di latte nome di spine.....


Questa è per me, e per chi la vuole.

Appendi la tua famiglia ad un gancio
da macellaio
e fallo scorrere lontano.
Ritaglia il tuo cuore gonfio
di pus cattolico e
dimenticalo su un post-it giallo.
Sperpera gli amici
al gioco
il dolore non vale la posta.
Stipa i tuoi sogni in una scatola
con un biglietto
per aprirla solo quando morirai.
Ho piegato i petali del papavero
ma non è diventato una bambola.
Raccontatemi ancora una bugia
che desidero crederci
perdutamente.
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