Rapporti di ricerca sulla vita sessuale delle formiche australiane e sugli ultimi avvistamenti di corridori onirici

martedì 6 novembre 2007

Pamelo.Le sventure della buona volontà. Capitolo 4

Pamelo era ben felice di lasciare la complicata società elfimera e tornare al mondo umano, anche se provava già una incomprensibile nostalgia per le chiacchierate differite con i suoi compagni di lavoro, e in particolare con la sua amica Baccasfondata. La cosa strana era che ricordava con affetto anche i momenti peggiori, come il buio e il silenzio dei cunicoli, la ginnastica che li costringevano a fare tutte le mattine a piedi scalzi sul terreno brinato, la diarrea che gli veniva sempre dopo i pasti a base di more e mirtilli. Ne dedusse che la mente umana era programmata in maniera difettosa rispetto a quella elfimera. Mentre quelli provano per un evento passato l’esatta emozione che questo dovrebbe suscitare (e che al momento avevano rimandato), gli umani finiscono per inzuccherare anche i ricordi peggiori, così solitamente si affezionano e si adattano a tutte le condizioni (alcuni la chiamano flessibilità), anche se hanno avuto una vita di merda. Oppure, se le cose girano davvero male, a guardare come passi falsi o insignificanti momenti illusori anche i periodi più felici che hanno avuto in passato. 
Mentre si perdeva in speculazioni comparative sulle due culture, Puffinbocca gli arrivò alle spalle di soppiatto. Era vestito con una felpa rossa unta su un paio di mutande bianche con una scritta sul bordo. Sotto ancora portava dei pantaloni larghi in tessuto sintetico brevetto cinese.
BUH! Gli fece, piombandogli addosso e mandandolo a ruzzolare giù per il fosso dove si erano incontrati la prima volta (e che nel frattempo era diventato una vera discarica a cielo aperto).
Pamelo si arrampicò fra i rifiuti con la ferma intenzione di strangolare l’elfimero, ma, una volta su, era troppo affannato e stravolto, e la pausa che fece per prender fiato permise al simpaticone di prendere le distanze
“Se mi fai del male resterai un elfimero per sempre” strillò.
“Non… puff…importa… sarò un elfimero felice”
“Non c’è ragione di alterarsi. E’ stato un scambio equo e consensuale”
Pamelo si calmò, anche se non era affatto d’accordo sull’equità dello scambio: ma restare un nanetto peloso per tutta la vita era l’ultimo dei suoi desideri.
“Allora” chiese Puffinbocca. “Raccontami un po’: ti è piaciuto vivere nel bosco? Che hai fatto di bello?”
“Mah, mi sono spezzato la schiena a scavare cunicoli e raccogliere cacche di cinghiale in estate, ho raccolto tonnellate di foglie in autunno e spalato la neve in inverno. E tutto il tempo senza avere una conversazione decente, con gente che rideva alle mie battute dopo due mesi e mi serviva vendette a freddo. Ho scontato cinque anni di lavori forzati al posto tuo, ma questo già lo sapevi. Ora devo trovarmi un lavoro e tutto quello che conosco è il vostro assurdo e inutile sistema di comunicazione differito”
“Fidati, in genere quello che studiate nelle vostre università non è più utile ad affrontare il lavoro e la vita da adulti di quanto lo sia il nostro sistema conversazionale” rispose l’elfimero con aria saputa.
“Anch’io non ho avuto un attimo libero” continuò “Inserirsi nella vostra vita sociale è altrettanto difficile. La mattina mi alzavo a mezzogiorno per andare al corso. Mangiavo un paio di brioches prese dalla macchina a gettoni e chiacchieravo con altri umani e umane sul prato del campus. Tornavo a casa e mi guardavo un po’ di tv, sfondandomi di canne con i coinquilini. Poi dovevo essere abbastanza lucido per alzarmi e uscire con la mia ragazza. Ci riempivamo di alcol, andavamo a ballare, facevamo un po’ di sesso. Verso le tre tornavo a casa sfinito e sfidavo il mio compagno di stanza alla play-station  fino all’alba.” L’elfimerò si fermò, scuotendo la testa a rimarcare quanto fosse stata stressante la sua esperienza di vita universitaria. Poi, notando che Pamelo diventava paonazzo di rabbia, si affrettò ad aggiungere: “Certi giochi sono davvero complicati, ma non ti ho fatto sfigurare, non temere. Reggi l’alcol che è una meraviglia, credimi, sei una leggenda”
“Ma hai studiato? Hai dato gli esami? Sono laureato, insomma?” si limitò a chiedere Pamelo, sorprendendosi che la propria reazione non fosse stata una furia omicida: forse la cultura elfimera l’aveva influenzato più di quanto immaginasse.
“Ma certo! Non ho mica bisogno di studiare io. Con un tocco di magia sei laureato con lode” disse Puffinbocca
“E… in cosa?”
“Lettere e filosofia”
“Oh no! Sono rovinato!” si disperò il giovane, strappandosi i capelli da elfimero.
Puffinbocca si affrettò ad effettuare la trasformazione, temendo che l’umano gli rovinasse la preziosa pettinatura a forma di cappello e, recuperata la forma originaria, sgattaiolò via in silenzio.
Pamelo si ritrovò solo nel bosco, vestito come un deficiente, col fegato di un cinquantenne e una laurea in lettere.
Ma fra gli elfimeri era cresciuto, aveva imparato a lavorare sodo e a controllare le emozioni. Nonostante tutto, ce l’avrebbe fatta. Così, pieno di fiducia e buona volontà, si recò al paese a salutare suo padre (l’elfimero aveva omesso che questi l’aveva cacciato di casa), per cominciare finalmente la sua vita da adulto nella capitale.

mercoledì 31 ottobre 2007

Pamelo. Le sventure della buona volontà. Capitolo 3.

L’aspetto peggiore dei lavori forzati non era tanto di dover passare gli anni migliori della sua vita a spalare cacche di cinghiale e scavare cunicoli nel bosco, ma l’assoluta stupidità e mancanza di ironia degli elfimeri. Se faceva una battuta, restavano seri o se ne uscivano con banali considerazioni sul tempo e la caduta delle foglie in autunno; se invece raccontava una storia triste ridevano o facevano apprezzamenti sulla dolcezza delle bacche. Ogni volta che chiedeva perché l’avessero condannato rispondevano con frasi nonsense e proverbi.
Pamelo impiegò due anni a capire che gli elfimeri non erano né pazzi né ritardati, ma avevano un complicatissimo sistema di comunicazione differito. A rendere le cose ancora più difficili c’erano le diverse scuole di tecnica conversazionale. La più immediata era quella proposizionale-tri-differita semplice, detta anche “trallallero trallalà”.
Per fortuna Baccasfondata, la compagna di catena di Pamelo, apparteneva a questa scuola. Ecco un esempio delle loro conversazioni.
Pamelo: Che caldo oggi!
Baccasfondata (Bacca per gli amici): Trallallero
Pamelo: Non riuscivo proprio ad alzarmi stamattina
Bacca: Trallalà
Pamelo: Scusa, ma che stai cantando?
Bacca: Arriva l’estate.
Pamelo: Mai sentita ‘sta canzone… sai che ci danno per il rancio oggi?
Bacca: Anch’io
Pamelo: Sé, ma come fai a cantarla se non l’hai mai sentita? Senti, ma a te per cosa ti hanno condannato?
Bacca: Niente
Pamelo: Anch’io sono innocente: mi hanno incastrato. Non è che, per caso, sai di cosa sono accusato?
Bacca: Pasta e fagioli.
Pamelo: Cosa?! Cinque anni di lavori forzati per una pasta e fagioli?
Bacca: Non sono fatti tuoi!
Pamelo: Certo che sono fatti miei, in questo momento dovrei essere all’università, farmi una cultura, andare ai concerti, uscire con gli amici, invece sono qui a spezzarmi la schiena per una pasta e fagioli (Pamelo scoppia in sconsolati singhiozzi) Sobb! Sniff… hai un fazzoletto, per favore?
Bacca: Non lo so. Chiedilo al caposquadra.
Naturalmente Baccasfondata stava rispondendo alla domanda che Pamelo le aveva fatto tre turni prima, ma il giovane non aveva ancora capito il sistema “trallallero trallalà”, per cui smise di scavare e, asciugandosi le lacrime col dorso della camicia, chiese un fazzoletto al caposquadra.
Questi prima gli scoppiò a ridire in faccia e poi gli diede una bastonata sulla testa. Ciuffolotto, nonostante quel che si può arguire da questa reazione, non era un feroce secondino, ma un adepto alla scuola conversazionale dei Replicanti del Settimo Giorno, e stava semplicemente rispondendo a un fatto accaduto la settimana precedente.
Non c’è da sorprendersi che Pamelo si sentisse solo e incompreso e faticasse ad inserirsi nella società elfimera: c’erano più di 50 scuole conversazionali ed anche se avesse imparato le regole delle più semplici, ci sarebbero volute ore di equivoci e nonsense prima di capire a quale scuola appartenesse l’interlocutore.
Con quelli che si limitavano a differire qualche turno, come i Trallallero, bastava avere un po’ di pazienza. Ma con altri la risposta poteva arrivare dopo giorni o settimane, quando ormai Pamelo non ricordava neanche la domanda o l’informazione non gli serviva più.
Senza contare che poteva essere molto snervante l’attesa della reazione di un elfimero di cui aveva urtato la sensibilità. Magari al momento gli sorrideva o cantava una canzoncina e il giorno dopo, quando Pamelo se ne stava pacifico a spiluccare la sua minestra di frutti di bosco, l’elfimero offeso gli spediva una palla di fango nel piatto.
Dopo due anni di tentativi Pamelo venne finalmente a sapere il motivo per cui il suo usurpatore Puffinbocca era stato condannato.
Si trattava di “pigrizia generalizzata ed eresia conversazionale”. In pratica Puffinbocca se l’era spassata tutto il tempo. Si rifiutava di lavorare e di rendersi utile in qualunque modo e, avendo tanto tempo a disposizione, aveva inventato un’altra scuola conversazionale, per l’esattezza una variante della Turnazione Incrociata Multipla di Sette al Quadrato. Secondo la legge elfimera i cinque anni di lavori forzati non erano altro che la replica differita agli anni in cui il reo se n’era stato a poltrire. In genere la società elfimera era molto aperta alle nuove forme di comunicazione, ma prima che una nuova scuola venisse approvata e resa ufficiale, doveva essere seguita clandestinamente per circa cinque anni, tanto per introdurre un po’ di divertimento sovversivo. E l’inventore, dopo aver scontato la pena, diventava una celebrità.
Se Pamelo non avesse avuto fino a quel momento abbastanza motivi per odiare Puffinbocca, questa sarebbe stata la classica goccia… Ma il giovane, dopo aver progettato per mesi sanguinarie vendette, perse ogni interesse nel modo in cui avrebbe ucciso l’elfimero, finché decise che si sarebbe limitato ad ascoltare civilmente le sue ragioni, prima di agire.
Poteva aver imparato i vari metodi di comunicazione differita, ma restò sempre estraneo alla psicologia elfimera e alla capacità di programmare e rimandare le emozioni.
Perciò, quando giunse il sospirato giorno della liberazione e dell’incontro con l’usurpatore, Pamelo era d’animo molto più tranquillo e ragionevole di quanto avrebbe desiderato essere…

martedì 30 ottobre 2007

Lavori in corso

Il cronopio è in pausa e sta eseguendo un complicato defrag mentale.
L'autodisciplina mi permette di lavorare, ma continuo a disobbedimi per il piacere di infrangere le regole che mi sono imposta in continue azioni di auto-sabotaggio.
In questi ultimi giorni ho scoperto che:
- Le rubriche fisse non funzionano: il giorno del cinema mi viene voglia di scrivere di musica, e viceversa; il giorno dedicato alla letteratura sento l'impellente necessità di suggerire un sito... insomma, i negoziati vanno avanti, ma, finché non raggiungo un accordo col sabotatore, devo annullare le rubriche fisse. Lascerò solo Pamelo il lunedì, perché è una storia a puntate, e, anche se a seguirla saranno in due (compresa me), è giusto che ci sia una periodicità. Lunedì comunque non c'avevo voglia di scrivere, e neanche oggi... solo per questa settimana slitta a mercoledì :)
- Sto divorando le tre stagioni di Battlestar Galactica, anche se il militarismo che vi si respira mi fa venire l'orticaria. I personaggi mi stanno quasi tutti antipatici e spero che i Cyloni distruggano l'umanità.
- Sono di nuovo sotto attacco mistico. Sogno spesso di volare. A proposito delle interpretazioni dei sogni... tutte quelle stronzate che si leggono per cui chi sogna di volare vorrebbe "fuggire dalla realtà" o "essere superiore" vale a dire "essere supeman", "avere delle ambizioni" e via col liscio delle metafore sempliciotte.... se sogniamo semplicemente di camminare non c'è tanto da discutere.
Le sensazioni dei sogni non nascono dal nulla, sono ricordi di sensazioni che abbiamo realmente esperito nella veglia. Ma la sensazione del volo, così reale, così unica, l'ho provata solo nel sogno, ed è sempre la stessa. Quindi quale esperienza fisica ricordo? Quando il mio corpo ha imparato a volare? Forse nel sogno la mente attinge ad un inconscio fisico collettivo, dove dormono anche gli istinti della specie. Forse questo inconscio, siccome il tempo è circolare, non attinge solo al passato, ma anche al futuro... un crogiolo che dorme nel profondo del nostro dna, dove si mischia tutto quello che la specie umana è stata e sarà... per lo stesso motivo, forse, a volte si possono fare sogni profetici. E dai sogni dei gatti potremmo conoscere il futuro della specie felina, e da quelli degli scarafaggi scoprire se davvero un giorno domineranno il mondo...

venerdì 26 ottobre 2007

...A TOYS ORCHESTRA - Technicolor Dream

Non la conoscevo questa giovane band campana quando un paio di settimane fa sono andata al concerto di promozione del nuovo album. I Toys li avevo intravisti solo sulla chart dei miei vicini musicali su lastfm, ma non vi avevo prestato attenzione. E’ vero che i miei vicini hanno degli ottimi gusti (d’altronde sono “vicini” proprio perché i loro ascolti sono molto simili ai miei), però a volte mettono su della roba raccapricciante e, siccome per ora non ho prove certe che vivrò in eterno e che in paradiso si rockeggi, non posso ascoltare tutti i dischi che escono. Poi, visto che era un sabato e non avevo nient’altro da fare, sono andata al Circolo a vederli, senza molte aspettative.
Sul palco sono timidi, quasi gelidi, suonano un po’ sulle loro, senza interagire col pubblico, a là Arctic Monkeys. Ma la musica è potente, si percepisce dalla prima canzone che possono competere con le migliori indie band in uno scenario internazionale.
Ricordo che durante il concerto ho pensato: ah, ecco, si chiamano A Toys Orchestra perché gli piace giocare con la musica, rimodulare i riferimenti ad altre band con freschezza e originalità, come fanno i bambini (anche se il risultato è tutt’altro che naif), e perché nelle canzoni si respira un’aria da vecchi giocattoli fatti a mano, buffi e inquietanti. Se questa descrizione vi ricorda i giochi delicati, ma stucchevoli delle sorelle Cocorosie, devo precisare che gli A Toys Orchestra ne sono molto lontani: il loro è rock puro e incisivo, che non stanca, ma cresce con gli ascolti.
Se nel precedente disco Cuckoo Bohoo erano fin troppo ancorati al modello noise rock dei Blonde Redhead, in Technicolor Dream trovano una strada sonora originale, seppure ricca di riferimenti che vanno dai Beatles di Stg. Peppers ai Pink Floyd, dal Nick Cave delle Murder Ballads fino ai più recenti Coldplay.
C’è malinconia e passione in questo disco, canzoni di chitarre e retrogusto folk, canzoni che si aprono con carillon di pianoforte ed esplodono in ballate melodiche di raro impatto, toni epici e pop più leggero, raffinati inserti elettronici e cori indie, linee melodiche bellissime incupite da sonorità noise. Ogni canzone é ricca di cambi ritmici, pastiche stilistici raffinati che impreziosiscono l’impasto sonoro, senza fargli perdere la freschezza e la capacità di emozionare. Tredici tracce che si susseguono compatte e senza cadute di tono, che avvincono come i capitoli di un romanzo (mmm… se fosse un libro? La bottega dei giocattoli di Angela Carter).
Uno dei migliori album del 2007 nello scenario internazionale. Il migliore sicuramente in quello italiano.
Tracklist:
  1. Invisible
  2. Cornice dance
  3. Mrs. Macabrette
  4. Letter to myself
  5. Ease off the bit
  6. Powder on the words
  7. Amnesy international
  8. Santa Barbara
  9. Bug embrace
  10. Danish cookie blue box
  11. Technicolor dream
  12. B4 I walk away
  13. Panic attack #3
Qui potete ascoltare la bellissima Cornice Dance e vedere Power of the Words e Peter Pan Syndrome

mercoledì 24 ottobre 2007

Viaggiare gratis

Chi l'ha detto che ci vogliono i soldi per viaggiare? Perché prenotare un'anonima camera d'albergo quando ci sono tante persone simpatiche ed interessanti in tutto il mondo disposte ad ospitarti?
Per chi crede nell'ospitalità e nel viaggio come esperienza di vita consiglio due grandi community:
www.couchsurfing.com
www.hospitalityclub.org
Non si tratta solo di viaggiare gratis o con pochi soldi, ma di viaggiare in modo più consapevole e ricco, di abbattere la gabbia di paura e sfiducia nell'altro che paralizza la nostra società, di riscoprire un valore antico come l'ospitalità.
Quando mi sono iscitta al couchsurfing, dopo un primo momento di entusiasmo, ho avuto anch'io le mie perplessità. Un ragazzo brasiliano sarebbe stato il mio primo ospite. Ci eravamo sentiti un pò per email e sembrava a posto... però non aveva nessun feedback perché si era anche lui iscritto da poco.
Stavo anche preparando la tesi, così gli scrissi che non avrei avuto molto tempo per fargli da "guida turistica". Non c'è problema, risponde, voglio solo un posto dove stare.
Ehm... ma sai, faccio io, vivo in un monolocale e non avrai una stanza tutta tua.
Gli andava bene anche un posto sul pavimento.
Bene, le avevo provate tutte... e poi dovevo pur cominciare ad ospirare qualcuno, non potevo tirarmi indietro, se no dove andavano a finire tutti i miei discorsi sulla fiducia, sulla necessità di vincere l'oscurantismo mediatico e la paura reciproca?
Devo confessare che, prima di andarlo a prendere all'aereoporto, avevo nascosto la mia fotocamera, il lettore mp3 e altri piccoli beni in mezzo ai vestiti... ma, dopo averlo conosciuto, mi sono sentita piuttosto ridicola (a parte che lui aveva un lettore mp3 molto più figo del mio...)
Abbiamo passato una settimana stupenda. Ho persino visitato i Musei Vaticani (6 anni che vivo a Roma e non ci ero mai stata), e altri posti di cui neanche sospettavo l'esistenza. Diogo (così si chiama il brasilero) mi ha aiutato con un capitolo della tesi e mi ha permesso di esercitarmi un pò con l'inglese. Abbiamo discusso di musica, di politica, insomma... abbiamo avuto interessanti scambi di idee su vari argomenti e ci siamo divertiti parecchio. L'ultimo giorno ha cucinato un dolce brasiliano al cioccolato che caldo era delizioso, ma freddo poteva essere un ottimo sostituto del superattack. Il tutto innaffiato da una caraffa di capirina ad alta gradazione alcolica... sono passati quasi due anni, ma di tanto in tanto ci sentiamo ancora su msn.
Ho ospitato anche una giovane cantante lirica californiana e un fotografo giramondo della Nuova Zelanda.
E le persone che hanno ospitato me e il mio compagno in Bretagna hanno sicuramente reso il nostro viaggio molto più ricco e interessante. Di quella fiabesca regione dalle immense spiagge oceaniche non ricordo solo i luoghi, ma anche i volti, la gentilezza e le storie dei nostri ospiti. L'insegnante di storia di Quimper, amante del melodramma italiano, che ha girato germania e italia in bicicletta. La timida Marine di Landernau, che vive in una tipica cesetta bretone in pietra e lavora come biologa nell'industria alimentare. La giovane coppia di Saint Malo e la loro pazza cagnolina Mia... con loro abbiamo parlato di lavoro e di precarietà (e sì, anche in Francia hanno i loro problemi), abbiamo ascoltato dell'ottima musica elettronica francese e girovagato un pò nei dintorni di Saint Malo. Qualche settimana fa ci hanno spedito una mail: aspettano un bambino!
Eh, non le vivi mica queste cose se viaggi solo per camere d'albergo o, ancora peggio, con i pacchetti turistici.

lunedì 22 ottobre 2007

Pamelo. Le sventure della buona volontà. Capitolo 2

Era una mattina d’inizio autunno, una mattina uguale a tutte le altre nel ridente paese di Tataranni Costruzioni (ma leggermente diversa dalle mattine di fine estate e nettamente migliore di quelle del pieno inverno, forse più simile a certi pomeriggi di mezza primavera, con un po’ di brezza in più rispetto alle afose notti estive).
Il gallo di zia Elvira cantava nel pollaio, Beppo il giornalaio sistemava le riviste sugli scaffali, Zelda la matta si faceva la toeletta, il bovaro si preparava a far nascere un agnellino, compare Antonio alzava la saracinesca della sua cartoleria-tabaccheria (facciamo che gli altri 195 abitanti stavano ancora dormendo) e Pamelo fissava alternativamente la valigia pronta di fronte alla porta e il latte che si stava freddando nella tazza. Per lui non era una mattina come le altre perché alle cinque del pomeriggio il trenino della calabro-lucana l’avrebbe portato ad Eboli, e da lì un treno nazionale l’avrebbe finalmente condotto alla sua nuova vita nella capitale. Aveva atteso con ansia quel giorno, ma ora che era giunto provava una inesplicabile malinconia e cominciava a vedere per la prima volta la bellezza della sua terra natia.
Pamelo decise di dire addio alle strade del suo paese, ai boschi e ai calanchi con una passeggiata. Passò davanti al cortile della scuola e al campo di calcetto parrocchiale e si concesse una dolce pausa commemorativa nella piazzetta dove aveva architettato vite irrealizzabili con i suoi amici e baciato una ragazza per la prima volta. Si incamminò infine per un sentiero nel bosco, godendo del crepitio delle foglie secche sotto i suoi passi, e dell’odore umido e dolciastro dei funghi nati dalle prime piogge autunnali, mischiato a quello acre del fumo degli ultimi incendi dolosi estivi. Respirò a pieni polmoni, sentendo di avere il viso bagnato dalle lacrime, forse per il fumo, forse per la nostalgia, e sedette a guardare il paesaggio. A nord, i dorsi arcigni delle montagne serravano la stretta valle e il torrentello strozzato che l’attraversava, mentre verso ovest si distendevano le colline con i campi di grano e i boschetti di ulivi e alberi da frutta. Nel fondo del fosso ai suoi piedi, cinti da cespugli di more e ortiche stavano due sacchi plastica nera maleodoranti, quattro scatoloni di vecchie piastrelle da cucina, un frigorifero e una lavatrice, e su un tavolo operatorio giacevano un ombrello e una macchina da cucire, in una felice congiunzione artistica fra concretismo e surrealismo. Ah, pensò Pamelo, quanto mi mancherà tutto questo! Quanto mi piacerebbe restare a vivere qui, nei boschi, in mezzo a questa meravigliosa natura!
Espresse quest’ultimo desiderio ad alta voce, pensando di essere solo. Lo sportello del frigorifero in fondo al fosso si aprì di scatto e ne uscì un ometto con le orecchie a punta, vestito di verde e con un gran ciuffo di capelli corvini a forma di cappello. Sembrava proprio un elfimero.
Pamelo sobbalzò e disse: “Oddio! Tu sembri proprio un elfimero!”
“Lo sono, giovine!” replicò l’ometto saltellando su per il fosso “E ho udito il tuo desiderio. Puffinbocca al tuo servizio!”.
Pamelo provò una istintiva fiducia verso quella creatura che aveva un nome più buffo del suo e gli aprì il suo cuore. Gli raccontò di quanto aveva desiderato vivere delle avventure e di quanto odiasse la scuola, e che non aveva nessun desiderio di passare altri cinque anni sui libri in una uggiosa città. Gli sarebbe piaciuto fare il pirata, l’elfo (questo lo disse più che altro per ingraziarselo) o al massimo il contadino, ma suo padre voleva che diventasse un medico o un avvocato, o almeno un ingegnere informatico.
L’elfimero a sua volta gli confidò di quanto trovasse noiosa la vita nei boschi, con quelle interminabili assemblee degli animali in cui non si riusciva mai a decidere nulla e la complicatissima etichetta che si era costretti ad osservare alle cerimonie delle fate.
“Ehi! Ho un’idea!” disse infine Puffinbocca, fingendo che l’illuminazione gli fosse venuta proprio in quel momento “Facciamo uno scambio. Io prenderò le tue sembianze e farò l’università in quella uggiosa e trafficata città… come hai detto che si chiama? Roma? Frequenterò i corsi, darò gli esami e sgobberò al tuo posto. Tu prenderai le mie e vivrai le tue avventure nei boschi, fra feste fatate e bevute di rugiada. Fra cinque anni ci incontreremo in questo stesso posto e torneremo al nostro aspetto originario. Cosa ne dici? Affare fatto?”
“Figo!” esclamò Pamelo “Ci sto. Ci sto di brutto! Facciamolo subito!”
L’elfimerò sogghignò e, prima che una foglia appena morta si ricongiungesse alle sorelle sul terreno, prese l’aspetto del giovane Pamelo, che a sua volta si trasformò in un ometto col ciuffo a forma di cappello.
Intanto dal sentiero veniva un rumore di passi leggeri e di zoccoli di cinghiale.
“Addio, giovine! Divertiti e non bere troppa rugiada, mi raccomando!” disse Puffinbocca allontanandosi velocemente.
“Aspetta! Dove vai? Non so neanche dove abiti qui nel bosco”
“Non ti preoccupare, rilassati, eh? Fammi andare che perdo il treno.”
Lo scalpiccio era sempre più forte e vicino.
“Ma… è appena mezzogiorno” protestò Pamelo, vedendo che il sole era ancora a allo zenit e rendendosi conto che l’elfimero gli aveva fregato anche l’orologio. “Il treno ce l’hai alle cinque”
“Appunto, è ora di pranzo e tuo padre si preoccuperà se non mi vede arrivare. Ci si vede. Adios”.
Pamelo vide scomparire se stesso in fondo al sentiero e sospirò, pensando alla rapidità con cui aveva affidato il suo corpo e il suo futuro ad uno sconosciuto. Ok, ma chi se ne frega del futuro! Aveva davanti a sé cinque anni di pacchia: feste, giochi, ozio, fate avvenenti! E quel ciuffo a forma di cappello gli stava da dio.
“Su le mani, Puffinbocca, sei in arresto” disse una voce stridula alle sue spalle.
Pamelo fece per voltarsi ma un’altra voce gli intimò di fermarsi.
“Ladro e traditore, cercavi di scappare, eh?”
Con la coda dell’occhio il ragazzo vide un gruppo di elfimeri a dorso di cinghiale, armati di picche e bastoni. Una fata poliziotto che portava quadri e cuori, dopo averlo atterrato con una mossa di karate, gli mise le manette.
“Ehi, aspettate, io non sono quello che credete… sono una ragazzo, vengo dal paese e mi chiamo Pamelo. Stavo per andare all’università, ma un elfimero mi ha proposto uno scambio e io ho accettato… ahia! Mi fai male! Lasciatemi andare, ho il treno alle cinque!”
“Sì, sì, lo racconterai al giudice” disse la fata. Lo strattonò e aggiunge malignamente “Con questa bravata ti sei beccato un altro anno di lavori forzati”
“Un anno! Un anno intero… ma io non posso… quanti anni erano?”
“Cinque anni” disse l’elfimero con la voce stridula. “Hai cinque anni di lavori forzati da scontare”.

Le nuove frontiere della selezione delle risorse umane

Oggi ho toccato il fondo nella mia ricerca di un lavoro. Sono settimane ormai che mando quotidianamente curriculum, non solo di autocandidatura ma anche in riferimento ad annunci, e non ricevo risposta. Scartate tutte le ipotesi razionali, cominciavo a vagliare interferenze sovrannaturali, complotti cosmici che facevano volatilizzare le mie e-mail, curriculum che scomparivano per autocombustione appena li infilavo nella buca delle lettere... Ma oggi, finalmente, ricevo una risposta.
I primi tempi, dicono, lavorerà gratis (mi chiedo per quanti anni dovrò ancora lavorare gratis o sotto il minimo sindacale? Va bene, però farò quello che mi piace e se trovo qualcos'altro, nel frattempo...)
Ok, mi fissano un colloquio?
No, deve prima mandare un curriculum e la scheda dei suoi lavori.
Ma l'ho gia mandato!
Devo spedirlo di nuovo, perché (cito testualmente) "Per partecipare alla selezione è richiesto un contributo per spese di segreteria di euro 80,00 (necessarie per coprire i costi derivanti dal gran lavoro che occorre fare per la lettura e selezione delle proposte)".
Poverini, devono fare una gran lavoro... è giusto che si prendano 80 euro per dieci minuti di lettura di una scheda e del curricum di una persona che, se selezionata, lavorerà senza retribuzione per alcuni mesi...
Questa mi mancava: pagare 80 euro perché mi leggano il curriculum... (è superfluo aggiungere che non parteciperò)
Oggi dovrei scrivere la seconda puntata delle disavventure di Pamelo. Credevo che quelle che avevo immaginato per lui fossero storie un pò surreali e ai limiti dell'assurdo, ma quello che mi è capitato oggi supera la mia immaginazione. Diamine, io in fondo volevo sentirmi superiore a Pamelo, non competere seriamente con lui!
Ora mangio qualcosa e cerco di riprendermi dallo shock. Tornerò più tardi con la seconda puntata di Pamelo.
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